Gaargh per il saggio di profitto

macchina docile
perché inutile
il pensiero muore
sulle labbra
prima di rinascere
come teoria
in altri mondi

è dispari
la posizione
dell’umore

non si producono
che occhi e orecchie

pisciare è uno spreco

 

 

 

foto presa dal web

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Erwin Wurm, Pee on someone's rug (Instructions on how to be politically incorrect), 2003, da http://www.lehmannmaupin.com/artists/erwin-wurm#19

Erwin Wurm, Pee on someone’s rug (Instructions on how to be politically incorrect), 2003, da http://www.lehmannmaupin.com/artists/erwin-wurm#19

Quei “selvaggi” che alimentano la nostra civiltà, con materiali di scarto

22 luglio 2014, ore 22.10

Il movimento jihadista dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante, dopo aver imposto alle famiglie di concedere le loro figlie vergini ai miliziani, ha emanato un altro editto con il quale si ordina la pratica dell’infibulazione (mutilazioni genitali) per tutte le donne. L’ordine arriva direttamente dal leader al-Baghdadi. I jihadisti affermano che la pratica è stata imposta dal profeta Maometto. E’ stata ordinata anche la segregazione dei sessi nelle università.

(da rainews.it)

 

L’oscurantismo degli integralisti islamici. L’odiosa, dolorosa, sanguinosa, mortale prevaricazione sulle donne in Asia, in Africa, altrove. Tutto vero, ma questa è solo la conseguenza. La premessa è una grave quanto atavica responsabilità del mondo occidentale. Siamo andati lì, in quello che una volta veniva definito Terzo Mondo, a imporre il nostro sfruttamento economico, la nostra dominazione, le nostre leggi, le nostre divisioni territoriali, infine la “nostra” democrazia. Dal Cinquecento-Seicento a tutt’oggi. E negli ultimi anni siamo andati lì a combattere (in Medioriente e in Afghanistan, principalmente, ma non solo) i tentativi di espansione dell’impero sovietico. Come? Rimpinzando di armi e denaro proprio quegli stessi integralisti islamici che oggi definiamo il “pericolo terrorista mondiale”, perché col tempo si sono rivoltati contro di noi. E sempre con il “nostro” aiuto. Abbiamo sbattuto fuori dall’Afghanistan l’ex Urss facendo diventare Bin Laden una potenza militare e favorendo di fatto i talebani che dopo un po’ ci hanno fatto la guerra (anche prima dell’11 settembre del 2001). Abbiamo rovesciato Saddam Hussein aprendo la strada ad Al Qaeda in Iraq, dove prima non esisteva nemmeno. Ed è successo lo stesso in Somalia, in Sudan, nello Yemen, in Libia, in altri Paesi africani e asiatici, negli ultimi anni pure in Siria. In Tunisia abbiamo accettato che andassero al potere partiti islamici, sebbene moderati (ma non si sa in realtà fino a che punto). Allo stesso modo in Egitto, salvo a scoprire che stavano instaurando uno Stato teocratico, e allora meglio tornare all’antico Raìs.

L’Occidente, culla della democrazia, ha voluto “esportare” i suoi sistemi di organizzazione sociale e di governo (che comunque, va sottolineato, concedono sempre meno spazio al dissenso, a chi cerca altri modi per convivere, non basati sulla finanza, sulla competizione, sul dominio, sull’esclusione del diverso) ottenendo di fatto una recrudescenza del dominio, della tirannia in tutti luoghi nei quali è intervenuto. Non ha appoggiato le sacrosante e disarmate ribellioni dei giovani in tante nazioni del cosiddetto Terzo Mondo, durante la Primavera Araba, per appoggiarsi a leader più o meno islamici e più o meno “ragionevoli” (ma le cruente repressioni in Turchia parlano chiaro, a chi ha orecchie per sentire), favorendo lo scoppio di guerre civili che hanno consegnato il potere al più forte. D’altro canto è in primo luogo l’Occidente ad applicare (e da secoli) la legge del più forte, del più ricco, del più armato: che cosa ci si poteva aspettare, di diverso? Ed è ancora l’Occidente a vendere imprese, banche, compagnie aeree e quant’altro a società, finanziarie o no, dirette emanazioni di quei regimi (Arabia Saudita, Kuwait Qatar, Emirati Arabi), di quelle oligarchie che negano i diritti delle donne e dei diversi (con la pena di morte anche per gli omosessuali), ma non solo: perfino una Costituzione ai loro popoli. Dove gli immigrati sono praticamente fantasmi, senza nemmeno diritto di esistenza. Governi pressoché assoluti che peraltro, lo sanno tutti ormai, finanziano profumatamente, e neanche troppo sottobanco, proprio quei gruppi di potere che si lanciano nelle guerre civili e instaurano regimi che definire disumani è eufemistico. L’islam non piace, gli immigrati piacciono poco (sono nocivi al turismo, poveri noi), però piacciono i soldi degli islamici e si chiude un occhio se poi questi fanno gli “affarucci loro” nello scacchiere di loro “competenza”. Allora vanno bene i sauditi e i loro alleati, Hamas (che piazza batterie di razzi in mezzo alla popolazione civile e spara nel mucchio) non va bene e Israele invece fa bene a bombardare donne, vecchi e bambini (mettendo in gioco la vita dei suoi stessi soldati e della popolazione civile, esposta al lancio dei razzi). Va bene Al Sissi, salito al potere con un vero e proprio colpo di Stato, e non andava bene Saddam Hussein (salvo quando fece la guerra all’Iran per conto dell’Occidente), non va bene Assad e non va bene, che so, un qualsiasi governo laico ma non “amico” del fronte capitalista-finanziario.

Ma soprattutto non va, e non è mai andato bene, il dialogo, il confronto anche con chi riteniamo “nemico”. E questi giovani arabi, nordafricani che reclamano (reclamavano, adesso sono ridotti al silenzio, se non morti o profughi o annegati nel mediterraneo), chiedevano democrazia, tolleranza, rispetto per la diversità, libertà di pensiero e di coscienza e di scelta, e che contestano però anche lo sfruttamento economico, l’imperialismo del denaro, non erano e non sono abbastanza “affidabili”, per i governi occidentali: meglio le milizie integraliste, meglio (come in Iraq, e come si vede con conseguenze quantomai disastrose) la divisione per fedi religiose ed etnie (sciiti, sunniti, curdi) che rende le nazioni deboli, disunite e quindi manovrabili, più sensibili e disposte agli inconfessabili scambi di “favori” (petrolio, metalli, materie prime in genere, manodopera a costi stracciati) con le grandi multinazionali (con capitali occidentali ma partecipazioni anche dei regni e degli emirati del Golfo Persico, oltre che di nazioni economicamente emergenti e ricche di denaro da investire come Russia, Cina, India, Corea del Sud, Brasile, Sudafrica…). Meglio, alla fine, lo sfruttamento che una reale cooperazione, che una civile convivenza tra diversi, che il dialogo e la tolleranza reciproca (e be’, poi finisce che i loro operai e operaie vogliono essere pagati come i nostri… e i loro immigrati da noi reclamano perfino il diritto di voto…).

Ma loro sono i “selvaggi”, quelli del burqa, della segregazione scolastica (maschi con maschi e femmine con femmine), delle vergini “donate” ai combattenti, mentre noi siamo i buoni, i tolleranti, i democratici, quelli delle “quote rosa” e del “femminicidio”, quelli che conservano le donne nelle teche di vetro (si guarda, si ammira però non si tocca) e permettono loro di essere poliziotte, carabinieri, vigili del fuoco, soldatesse, dirigenti d’azienda, deputate, ministre e via di seguito, ma vieterebbero volentieri i rapporti sessuali se fossero davvero liberi per ognuno (nessuno, nessuno escluso), vieterebbero anche la pornografia e persino l’eros, se non fosse che i “nostri” figli devono pur nascere. Ma il godimento di sé, ossia la vera libertà, la vera possibilità di scelta, quello no. Tantomeno la responsabilità delle proprie decisioni e delle proprie azioni, qualsiasi esse siano, se assunte in piena autonomia, senza proibizioni e ipocriti moralismi (spesso proprio di donne che si dicono “femministe”).

Già, loro sono i “selvaggi” mentre noi siamo i “civili”. Se non ci fossero loro, del resto, noi non potremmo proclamare la nostra superiorità a ogni piè sospinto, quella della nostra cultura, della nostra “bellezza”, della nostra tecnologia. Così, in definitiva, questo andazzo conviene agli uni e agli altri, ai selvaggi quanto ai civili, in un mondo che si fonda esclusivamente sui rapporti di potere e di denaro. E che sarà mai, un clitoride in più o in meno. I morti, i mutilati, i bombardati, i profughi (ah, cominciano a essere troppi, però…), i dominati, i discriminati, i repressi. Effetti collaterali. Solo effetti collaterali. Gli inevitabili materiali di scarto della nostra civiltà.

 

 

 

foto presa dal web, modificata ed elaborata

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foto presa dal web

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Gaargh della quiete o del suo contrario

un dolore

quieto

un godimento

quieto

una rabbia

quieta

un’estasi

quieta

un’inquietudine

quieta

una quiete

quieta

 

 

saltare sulla corda
ballare cantare
scrivere un libro
leggere un libro
scattare fotografie
mostrarle a tutti
emozionare tutti
provando a singhiozzo
un’emozione quieta
astenersi dal cibo
come pure dal sesso
mangiando bevendo
parlando parlando
così facendo sesso
con il corpo e la mente
alimentare il pensiero
astenersi dal pensiero
risolvendo complicati
problemi di logica
mentre piovono bombe
e cuori artificiali

 

 

 

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foto degli anni '50 presa dal web

foto degli anni ’50 presa dal web

foto presa dal web, modificata ed elaborata

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foto presa dal web e modificata

foto presa dal web e modificata

foto presa dal web

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Feministpornographer, Bruise3_sm, da http://feministpornographer.com/

Feministpornographer, Bruise3_sm, da http://feministpornographer.com/

Feministpornographer, Strapon2, da http://feministpornographer.com/

Feministpornographer, Strapon2, da http://feministpornographer.com/

Gaargh del qui e ora

l’orgasmo
della grande
bellezza
della grande
concordia
di un’immediata
messa in onda
della vita
che sia propria
o altrui
e allora

 

 

 

foto presa dal web

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foto presa dal web, modificata ed elaborata

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Gaargh di libere associazioni

frattali d’aspetto
asteroidi vergini
ermafrodito
pube peloso
tasse alla fonte
in culo al silenzio
gelato al cacao
secchezza oculare
attitudini opache
il dieci si salta
impronte digitali

 

 

 

Un frattale di Mandelbrot, da Wikipedia

Un frattale di Mandelbrot, da Wikipedia

Androginia, by Frantic, da http://effettofarfalla.noblogs.org/

Androginia, by Frantic, da http://effettofarfalla.noblogs.org/

Male and Female Pubic Hair, da Wikimedia

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foto presa dal web, modificata ed elaborata

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