Corpi che parlano, immagini che si fanno idea: le foto di Gerda Taro

Doveva compiere 26 anni quando morì nel 1937, durante la guerra civile spagnola. Gerda Taro (pseudonimo di Gerta Pohorylle) era una giovane ebrea tedesca, comunista, che perseguitata e arrestata dai nazisti riparò a Parigi dove strinse un intenso rapporto professionale e sentimentale con Endre Friedmann, ungherese, noto poi in tutto il mondo con il nome di Robert Capa. La limpidezza dei suoi scatti sul conflitto iberico (solo luce naturale, nessun artificio tecnico), le inquadrature, il taglio, l’immediatezza delle immagini, la loro “urgenza”, fanno sì che i corpi ritratti si trasformino in “storie” non appena li si guarda; così come le scene, di battaglia o meno, trattate da un punto di vista quasi documentaristico, si tramutano in concetti, in idee caricandosi di echi e di significati.

L’occhio della giovane Gerda Taro si nutriva insomma di realtà, da esplorare e da decodificare: lo si nota anche dal suo sguardo, negli scatti in cui la fotografa veniva ritratta da altri autori (compreso Capa). Una realtà che diventava “ideologia” nel senso più positivo del termine: coinvolgimento ma senza preconcetti, immedesimazione priva però di intenzioni didattiche o didascaliche. Era lei per prima a volere capire, a volere “imparare” attraverso il suo stesso sguardo.

Quando si dice credere in ciò che si fa, qualunque cosa si faccia. Merce piuttosto rara, al giorno d’oggi.

 

Per un primo approfondimento sulla vita, la figura e l’opera di Gerda Taro si possono consultare le pagine internet
http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&id=30#n

http://it.wikipedia.org/wiki/Gerda_Taro

 

 

 

Gerda Taro, Una donna di Barcellona si addestra in una formazione della milizia repubblicana, agosto del 1936

Gerda Taro, una donna di Barcellona si addestra in una formazione della milizia repubblicana, agosto del 1936

Gerda Taro, donne si esercitano per entrare in una milizia repubblicana, Barcellona, agosto del 1936

Gerda Taro, donne si esercitano per entrare a far parte di una milizia repubblicana, Barcellona, agosto del 1936

Gerda Taro, Ragazzo con un cappellino della Federazione anarchica iberica

Gerda Taro, ragazzo con un cappellino della Federazione anarchica iberica

Gerda Taro, Un soldato repubblicano suona la tromba, Valencia, marzo del 1937

Gerda Taro, un soldato repubblicano suona la tromba, Valencia, marzo del 1937

Gerda Taro, formazione dell'esercito del Povo Novo, Valencia, marzo del 1937

Gerda Taro, formazione dell’esercito del Povo Novo, Valencia, marzo del 1937

Gerda Taro, Tre soldati repubblicani con un telefono da campo sul fronte di Segovia, giugno del 1937

Gerda Taro, tre soldati repubblicani con un telefono da campo sul fronte di Segovia, giugno del 1937

Gerda Taro, Dinamitardi repubblicani nel bairro de Carabanchel di Madrid, giugno 1937

Gerda Taro, dinamitardi repubblicani nel distretto di Carabanchel a Madrid, giugno del 1937

Gerda Taro, Soldati republicani nel giugno del 1937

Gerda Taro, soldati republicani nel giugno del 1937

Gerda Taro, due soldati repubblicani trasportano un ferito, Navacerrada, 1937

Gerda Taro, due soldati repubblicani trasportano un ferito, passo di Navacerrada, 1937

Gerda Taro e un soldato repubblicano a Cordoba, 1936

Gerda Taro e un soldato repubblicano a Cordoba, 1936

Gerda Taro a Guadalajara nel luglio del 1937

Gerda Taro a Guadalajara nel luglio del 1937

Gerda Taro fotografata a Parigi nel 1935 da Fred Stein

Gerda Taro fotografata a Parigi nel 1935 da Fred Stein

Gerda Taro e Robert Capa a fotografati a Montparnasse, Parigi, nel 1935 da Fred Stein

Gerda Taro e Robert Capa fotografati da Fred Stein in un caffè di Montparnasse, a Parigi, nel 1935

Gerda Taro fotografata da Robert Capa nel 1936

Gerda Taro fotografata da Robert Capa nel 1936

Robert Capa fotogratato da Gerda Taro

Robert Capa fotografato da Gerda Taro

Modellando con le mani il proprio mondo: vero, possibile, immaginario, astratto

foto presa dal web

foto presa dal web

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web e modificata

foto presa dal web e modificata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

immagine manipolata al computer

immagine manipolata al computer

immagine manipolata al computer

immagine manipolata al computer

immagine manipolata al computer

immagine manipolata al computer

"Near the intersection of I 25 & I 70", da http://onefotoperday.wordpress.com/

“Near the intersection of I 25 & I 70″, da http://onefotoperday.wordpress.com/

Una sensazione di assenza, la politica e gli animali che cambiano pelo: addio a Berlino (o a Roma o a tante altre città del mondo, ieri come oggi)

“Cosa pensi che succederà in Germania, adesso?” domandai. “Ci sarà un Putsch nazista o una rivoluzione comunista?”

“(…) Vorrei solo che questa domanda mi apparisse importante quanto sembra esserlo per te…” (…) “Sai, certe sere me ne sto seduto qui, da solo, in mezzo a questi libri e a queste statuine di pietra, e mi piomba addosso una stranissima sensazione di irrealtà, come se questa fosse tutta la mia vita. (…) E ho provato la sgradevole impressione, come può capitare in sogno, di non esistere nemmeno io.”

 

“Sembra che oggigiorno ci sia una cattiveria che, come un morbo, infetta il mondo.”

 

Gli uomini delle SA hanno arrestato un giovane comunista che conosco, l’hanno chiuso in una caserma nazista e giù botte. Dopo tre o quattro giorni, l’hanno rilasciato e lui è tornato a casa. Il mattino successivo sente bussare alla porta. Zoppicando, col braccio appeso al collo con una fascia, va ad aprire la porta e… sulla soglia c’è un nazista con la cassetta delle offerte. Al solo vederlo il comunista perde le staffe. “Non vi basta” grida “di avermi pestato a sangue? Avete pure il coraggio di venirmi a chiedere soldi?”

Ma il nazista gli rivolge un sorriso radioso. “Su, via, camerata! Basta dispute politiche! Viviamo nel Terzo Reich adesso, ricordatelo! Siamo tutti fratelli! Devi cercare di toglierti dal cuore questo sciocco odio politico!”

 

Lei si sta già adattando, così come si adatterà a ogni nuovo regime. Stamane l’ho sentita persino nominare con tono riverente “Der Führer”, ciacolando con la moglie del portiere. Se qualcuno provasse a ricordarle che alle elezioni dello scorso novembre ha votato comunista, con tutta probabilità negherebbe con veemenza, e in perfetta buona fede. Si sta semplicemente acclimatando, in ossequio alla legge naturale, al modo di un animale che cambia il pelo ai primi freddi. Migliaia di persone come Fräulein Schroeder si stanno acclimatando.

 

 

Christopher Isherwood, Addio a Berlino, 1939, brani tratti dai racconti I Landauer e Un diario berlinese. Inverno 1932-1933, edizione italiana Adelphi, 2013, traduzione di Laura Noulian

 

 

 

Immagine dal film "Salon Kitty", regia di Tinto Brass (1976)

Immagine dal film “Salon Kitty”, regia di Tinto Brass (1975), con Ingrid Thulin, Helmut Berger, Teresa Ann Savoy, Bekim Fehmiu, Tina Aumont

Immagine dal film "Salon Kitty", regia di Tinto Brass (1976)

Immagine dal film “Salon Kitty”, regia di Tinto Brass (1975)

Immagine dal film "Salon Kitty", regia di Tinto Brass (1976)

Immagine dal film “Salon Kitty”, regia di Tinto Brass (1975)

Immagine dal film "Salon Kitty", regia di Tinto Brass (1976)

Immagine dal film “Salon Kitty”, regia di Tinto Brass (1975)

Immagine dal film "Salon Kitty", regia di Tinto Brass (1976)

Immagine dal film “Salon Kitty”, regia di Tinto Brass (1975)

Il buon costume – ma non solo in Tunisia (non è che da noi ci sia meno repressione…)

Sono state condannate a 4 mesi e un giorno di prigione (“prison ferme”) per reato contro il buon costume le due ragazze francesi e la ragazza tedesca delle Femen che il 29 maggio scorso avevano manifestato a seno nudo davanti al tribunale di Tunisi per la libertà di Amina, la Femen tunisina. E mentre Amina, senza che si fosse spogliata, è in carcerazione preventiva dal 19 maggio – da quando è stata fermata a Kairouan dopo aver scritto la parola Femen su un muretto – a Tunisi si è già arrivati a sentenza sulle tre Femen che la maglietta in pubblico se la son tolta davvero.

La sentenza è arrivata al termine di un dibattimento di una sola giornata, ma che ha avuto accenti intensi e vivaci, perché sono state ascoltate le militanti europee e i loro difensori, ma anche alcuni avvocati islamisti integralisti delle associazioni che avevano chiesto di costituirsi parte civile. Così si sono sentiti proverbi arabi quali “una donna libera preferisce fare la fame che sfamarsi grazie ai propri seni” oppure più sobri richiami al fatto che “è l’Islam che onora la donna e le offre la libertà, non il fatto di svestirsi”. Le richieste più forti degli avvocati integralisti, come quella di contemplare l’attentato alla sicurezza dello Stato, sono state comunque accantonate.

Marguerite, Pauline e Josephine si sono presentate, come è prassi per le donne nei processi tunisini, col capo coperto di un foulard bianco. Ma non hanno fatto un solo passo indietro nelle loro dichiarazioni. Hanno spiegato pazientemente che non volevano “creare eccitazione sessuale” ma svolgere un’azione militante e alla domanda se promettevano di non farlo più hanno risposto in termini generali che “utilizziamo ogni opportunità per esprimere le nostre posizioni politiche”. Per il momento non si parla di scarcerazione, non scatta un meccanismo analogo a quello della nostra libertà condizionale. Le tre Femen sono state difese in aula da avvocati tunisini – il collegio di difesa coincide in gran parte con quello di Amina – ma hanno anche un collegio di avvocati francesi che hanno promesso di tornare in Tunisia per mantenere alta l’attenzione internazionale e seguire l’appello.

La leader delle Femen Inna Shevchenko ha subito dichiarato che continueranno a prendersela con la Tunisia. Del resto nella mattinata di questo 12 giugno del processo alcune Femen hanno manifestato a seno nudo per le loro compagne detenute in Tunisia a Bruxelles, Madrid e Stoccolma. E così il più mite dei Paesi arabi, l’avamposto delle rivoluzioni democratiche del 2011, si trova sempre più invischiato controvoglia in quella che molti media hanno ironicamente battezzato “topless jihad”.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/12/tunisia-attiviste-femen-condannate-a-4-mesi-reato-contro-buon-costume/624790/

 

Le Femen durante la protesta a Tunisi, da http://femen.org/

Le Femen durante la protesta a Tunisi, da http://femen.org/

Amina

Amina

le tre Femen condannate, da http://femen.org/

Le tre Femen condannate, da http://femen.org/

Inna Shevchenko, leader delle Femen ucraine, da http://femen.org/

Inna Shevchenko, leader delle Femen ucraine, il gruppo originario, da http://femen.org/

Arte nuda: realtà e artificio

immagine presa dal web ed elaborata

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