Novelle in poche righe – Verso l’ora di cena

Guardare nudi di donna gli era sempre piaciuto: dipinti, foto artistiche, erotiche, anche porno. In genere fra queste ultime preferiva le immagini amatoriali, dove i corpi non erano “trattati” e i difetti liberamente manifestati davano, pensava, individualità, riconoscibilità alle figure ritratte. Specie alle parti intime. Ma da un po’ di tempo aveva la tendenza a cercare e a osservare immagini anche di corpi maschili, soprattutto di verghe, benché non necessariamente turgide. E inoltre, pure in questo caso, che non appartenessero a figure troppo muscolose, palestrate, abbronzate. Accettava, anzi preferiva, i peli, le pancette, perfino la pelle un po’ flaccida di uomini in piena maturità.

Lo attiravano i corpi nudi di uomini. Non sapeva spiegarsene il motivo e forse dentro di sé nemmeno lo voleva. Era così e basta, da qualche tempo. Così quel pomeriggio si sedette davanti al computer e, in cerca di un po’ di relax, navigò in rete sperando di trovare qualche immagine che lo sollecitasse. La foto di un membro ben fatto, per esempio, non grosso, non quasi mostruoso come spesso ne vedeva: fasulli, come minimo pesantemente ritoccati artificialmente, ne era certo. No, gli sarebbe bastato incontrare almeno un pene ben fatto. E reale. Forse per qualche desiderio inconscio che si portava dietro da anni oppure per voglia di trasgressione, chissà. O magari perché nel fondo di se stesso aveva sempre custodito un istinto di natura omosessuale, poteva anche darsi. Ma in quel momento si ripeté che non aveva intenzione di approfondire la cosa. C’era e basta.

Dopo qualche minuto trovò un paio di foto interessanti e le stava osservando quando avvertì una presenza dietro di sé. Era lei che, in piedi e con le mani appoggiate alla spalliera della sedia, stava guardando le stesse foto e con quasi altrettanto interesse. Le rivolse lo sguardo, allora, in attesa che dicesse qualcosa. Non è che avessero mai affrontato esplicitamente l’argomento. E al suo silenzio, dopo diversi secondi, non trovò di meglio che dirle di sedergli accanto.

Lei parve sorridere e prese un’altra sedia, continuò per un po’ di tempo a fissare le foto delle verghe scoperte, entrambe in un accurato bianco e nero, e solo quando a lui sembrò che le avesse letteralmente assorbite con lo sguardo gli disse che sì, le trovava molto eccitanti, malgrado i peni non fossero in erezione, e anzi forse proprio per quello. E poi perché erano pelosi: le piacevano gli uomini pelosi. Ma chissà come mai, aggiunse subito dopo quasi con noncuranza, in quel momento avrebbe preferito vedere foto di vulve femminili, carnose, succose, così gli disse, pelose o meno non aveva importanza, anche se in linea di principio prediligeva il pellicciotto che in parte le occultava e quindi lasciava almeno un tantino di libertà all’immaginazione.

Lui le rispose che condivideva il concetto riguardo ai peni: letteralmente non sopportava uno scroto, un pube maschile depilato o i muscoli del ventre scolpiti, privi di imperfezioni. Inoltre anche un pene sul momento in stato di quiete, aggiunse, sì, era vero, lasciava di sicuro spazio a prospettive di vario genere. E la pensava allo stesso modo di lei pure sulle vagine ombreggiate dalla peluria. Allora voleva vedere un po’ di vulve? Lei assentì e lui si mise a cercarne un po’ in rete. Ogni tanto, quando credeva che ne avesse individuato una degna di nota, lei gli toccava il braccio per chiedergli di fermarsi e di lasciargliela guardare con calma. Forse con un pizzico o anche più di desiderio, gli venne in mente pensando a se stesso davanti ai membri maschili.

Rimasero seduti insieme per diverso tempo davanti al computer, segnalandosi a vicenda i peni e le vulve che li eccitavano di più. Il più delle volte attraverso particolari a prima vista insignificanti: nei, macchie, smagliature, una forma inusuale di clitoride, labbra, glande, scroto, la curvatura strana di una verga, ciuffi di peli, pieghe dei fianchi ma anche profili di cosce, spalle, schiene, petti, seni. Benché spesso ad attirare entrambi fossero soprattutto le mani che sfioravano, toccavano, aprivano, si insinuavano. Mani “grezze”, poco o nulla curate, magari screpolate e dalle vene sporgenti. Mani brute, le chiamarono di comune accordo.

Intanto si carezzavano.

Trascorse diverso tempo e si accorsero che era quasi ora di cena. Passarono perciò a discutere dei piatti che avrebbero potuto preparare quella sera: verdure, erano d’accordo, in quali combinazioni, in che modo, con quali ingredienti, quali odori. Sapori che pregustavano già solo a parlarne.

Nel frattempo continuavano a carezzarsi.

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...