Novelle in poche righe – Il turno

Piedi femminili sotto la porta del box che recava l’avviso di “occupato”. Pensò di avere fatto un errore e tornò alla porta dei wc. Ma non c’era distinzione fra uomini e donne: bagni unisex. Strano, pensò. Ma poi non così tanto, forse. E si appoggiò a una parete in attesa del proprio turno.

Bei piedi, però. Nudi, in sandali di cuoio. Si mossero in tondo e capì che la donna lì dentro si apprestava a fare i suoi bisogni. Anche lui aveva una certa urgenza, ma quasi la dimenticò quando vide le mutandine di lei scendere fino alle caviglie. Evidentemente portava una gonna o un abito. I piedi si mossero ancora e lui intuì che adesso si stava sedendo sul water.

Ora doveva avere le pudenda messe a nudo, si disse. E nonostante l’esigenza di fare pipì fosse tornata insistente, cominciò a farsi domande. Chissà se aveva la vulva pelosa o rasata, chissà se le grandi labbra erano carnose, sottili, accostate, dilatate, sporgenti. E le gambe, di che forma: poteva vedere al massimo le caviglie, né troppo grosse né troppo snelle. Le mutandine inoltre sembravano di taglia media, almeno a prima vista, quindi i fianchi potevano essere torniti ma non così tanto. E i seni: aveva incontrato spesso donne snelle ma con il petto ben sviluppato, o al contrario formose ma quasi senza mammelle. E le ascelle: se le depilava?

Sentì lo scroscio liquido nel water e un po’ si vergognò. Era come se stesse violando la privacy di quella donna, gli venne in mente. Ma in fondo senza volerlo, aggiunse. E un attimo più tardi la sua curiosità si era già rivolta al clitoride. Poteva essere piccolo e rientrato, piccolo e sporgente, grosso però nascosto dal suo involucro di carne, grosso e per giunta appariscente. In realtà non si era mai chiesto che preferenze avesse in questo campo. E non lo fece neanche in quel momento. La piccola cascata stava ormai scemando e dentro di lui cominciavano a prendere corpo altri interrogativi.

Non solo, comunque. Fosse per i pensieri che lo attraversavano o perché doveva orinare, adesso sentiva un’erezione quasi dolorosa sotto i pantaloni. Dai movimenti capì che la donna strappava una presa di carta igienica dal rotolo lì accanto e chiudendo gli occhi immaginò come se la passasse su tutta la vulva con accuratezza, per asciugarsi bene: nel box, lo sapeva, non c’era un bidè nel quale potersi lavare al bisogno, e il lavandino accanto al water era minuscolo. Non le restava che pulirsi al meglio con la carta, dunque. E in quel momento era come se la vedesse davanti a sé nuda, esposta al suo sguardo: dal perineo sino alla vagina, all’orifizio urinario, al clitoride, e poi di nuovo, e ancora, spingendo forse le dita quasi all’altezza dell’ano per risalire di nuovo in un atto di igiene obbligata che diventava anche un piacere, pensava, una carezza, una magnifica masturbazione per il corpo e per l’anima. La sua, soprattutto, quella di lui che in in quel frangente sentiva un desiderio intenso di accarezzarsi all’unisono con lei, davanti a lei, mostrandosi a lei come immaginava che lei stesse facendo con lui anche se solo in una fantasia che stava per svanire. Ma ancora non lo era e perciò gli appariva quasi obbligatorio goderla, assaporarla il più a fondo possibile. Benché sapesse che mai e poi mai avrebbe potuto liberare il suo membro lì, in un antibagno pubblico. E – gli venne da ridere di se stesso per un attimo – dietro una porta chiusa.

La donna finì di nettarsi e si rimise in piedi – se ne accorse all’improvviso distaccandosi di colpo da quella sua visione. Tirò lo sciacquone e dopo qualche istante le mutandine sparirono verso l’alto, afferrate da dita che non riuscì a distinguere bene. Stava preparandosi a uscire dal box. Al che lui si raddrizzò in fretta e quando sentì scattare il chiavistello della porta si precipitò fuori dalla saletta, allontanandosi di diversi passi nel corridoio.

Aspettò che uscisse per tornare indietro e andare finalmente a fare pipì. Ma ci vollero un paio di minuti almeno: con ogni probabilità lei si stava lavando le mani a uno dei lavandini dell’antibagno. Quando la porta finalmente si aprì, lui avanzò in quella direzione come preso dalla furia. E in realtà adesso ne aveva, di fretta. A grandi falcate si diresse verso la porta ma tenne deliberatamente bassa la testa per tutto il tempo. Incrociò la donna sulla soglia mentre lei gli teneva educatamente aperto il battente a molla, e di lei così vide solo una gonna leggera a fiori, la parte inferiore di una maglietta grigio scuro o nera, mani piccole e nodose, braccia piuttosto lunghe, polpacci sodi ma non grossi e i piedi infilati in quei bei sandali di cuoio naturale. Nient’altro.

Grazie, rispose con garbo alla mano che gli teneva aperta la porta. E una voce da mezzosoprano: prego. Grazie, ripeté prima di entrare finalmente a fare pipì. Ormai gli stava proprio scappando.

 

 

 

 

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