Novelle in poche righe – Giochi

Perennemente chiuso in sé e nel suo mondo. Stava ore e ore seduto davanti al computer, dacché aveva imparato a usarlo e anche bene. Non sapeva con esattezza che effetto avessero su di lui le sedute psicologiche, le terapie psichiatriche: di fatto lo trovava sempre lì a cambiare continuamente pagina, a guardare, a leggere, a esplorare quanto via via appariva sullo schermo con movimenti che sembravano goffi, impazienti, precipitosi, bruschi. In realtà precisi, aveva l’impressione. Come se fosse sempre in cerca di qualcosa, di chissà cosa.

Era rimasta a osservarlo molte volte, a lungo, non vista. Ma lui notava raramente la sua presenza. Negli ultimi tempi, si era accorta, visitava con sempre maggiore frequenza siti di foto e video erotici o pornografici. E più volte al giorno, davanti a immagini, a scene che lo eccitavano, apriva la patta dei pantaloni e si masturbava velocemente, con foga, quasi con furia, stringendo tra le dita il prepuzio chiuso sul glande, il pene ancora non del tutto in erezione, per arrivare all’orgasmo nel giro di pochi secondi. Come se avesse una dannata fretta di consumare e passare avanti, alla prossima emozione o inquadratura. Come se sentisse un’esigenza non rinviabile di depositare il suo seme… nel mondo forse. Per lasciare segni di sé. O come se cercasse un coinvolgimento emotivo sempre più intenso, più trascinante. Erano solo sue congetture, però. Se glielo avesse chiesto, lui di certo non le avrebbe risposto, limitandosi a sorridere in silenzio o a ignorarla, a seconda dell’umore.

Ma si consumava. Questo era ciò che le veniva di pensare. Dopo avere eiaculato andava in bagno a ripulirsi e tornava davanti al computer. Le prime volte cercando altre immagini e ricominciando subito a toccarsi, ma poi aveva capito che doveva aspettare un po’ per una nuova erezione e allora si dedicava a guardare o a leggere altro. Per riprendere non appena poteva, però. E si consumava.

Lo fece come in un gioco. A lui piacevano molto i giochi da tavolo: batterlo era praticamente impossibile. Si avvicinò e sorridendo gli prese entrambi i polsi, appena lui si scoprì il pene. Aveva preso con sé due pezzi di corda e glieli legò ai braccioli della sedia. Lui la guardò perplesso ma per fortuna non reagì. Subito dopo volse gli occhi alle braccia immobilizzate e sorrise a sua volta. Lei si tolse i vestiti e vedendola nuda si eccitò subito, cercando pure di liberarsi con violenti strattoni. Ma invano. Gridò, allora, e lei per calmarlo posò le mani sulle sue. Si rasserenò a fatica, dopo altri urli, e riprese a fissarla con il membro che si era sollevato ancora di più e pulsava. Lei gli si avvicinò e con le dita lo strinse alla base, per allontanare lo stimolo dell’orgasmo. Poi si inginocchiò davanti a lui e si mise a leccare lo scroto e l’asta, con movimenti molto lenti, fermandosi spesso, salendo solo qualche volta fino al glande ormai turgido. Lui ora mugolava.

Si rialzò in piedi e fece in modo che lui potesse vederla interamente. Gli mostrò i seni, le cosce, le spalle, la schiena girandosi e rigirandosi. Si piegò in avanti a un palmo dal suo viso esponendo le natiche, le aprì rivelandogli insieme l’ano e la vagina, poi si voltò e flettendosi all’indietro scostò le labbra della vulva che gli apparvero rosate e lucide nel contorno della peluria. Avvicinò le dita al clitoride e lo scoprì per i suoi occhi. L’eccitazione di lui intanto aumentava. Il volto mostrava un sorriso aperto ma allo stesso tempo anche una specie di sofferenza, una smorfia che poteva essere di desiderio come di acuto tormento, di tenerezza come di violenza. Ma lei cercò di non farsi troppe domande, nel suo intimo era certa che poteva procedere solo per istinto..

Avvicinò i seni al viso di lui e gli chiese di baciarli e di leccarli. Fremette sentendo le sue labbra su di sé. Gli fece odorare le sue parti intime, gliele offrì da assaggiare, da assaporare. Ogni tanto, sì, lui tentava di dare uno strattone per liberare le braccia, ma a poco a poco lei si accorse che la sua attenzione era sempre meno rivolta a quello. Decise quindi di liberargli una mano e, tenendola per il polso, la guidò fino al pene ormai rigido facendoglielo impugnare e carezzare con movimenti molto lenti. Gli piaceva, lo vide, e continuò così per un po’ fino a che non avvertì l’arrivo di nuovi spasmi. Allora si fermò, allontanando la mano, e con le dita strinse ancora la base dell’asta. Stavolta lui non fece alcuna resistenza. Gli slegò anche l’altra mano, poco dopo, gli si accovacciò ancora davanti e prese a sfiorargli le braccia, il collo, il volto, i fianchi scoperti, poi tornò allo scroto e al membro. E intanto sentiva le sue mani percorrerla, toccarla, esplorare curve e orifizi. Le fece anche un po’ male a tratti, ma soprattutto fu avvolta da un intenso brivido di piacere e accostò la bocca alla sua. Si baciarono mescolando lingue, saliva, fiato, mordendosi le labbra, ridendo. Lui la sollevò attirandola per le braccia. Lei gli si sedette in grembo e lo accolse dentro di sé.

 

 

 

 

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