Geometrie dello spazio -XXIV

spazioXXIV

 

 

 

 

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Geometrie dello spazio – XXIII

per il più elementare dei corpi si può stabilire la velocità in un istante calcolare l’accelerazione in un attimo qualsiasi scoprire a quali forze è sottoposto cioè deve soccombere insomma sottostare però non si sa mai dove questo corpo si trova o quale porzione di spazio occupa

 

 

André Kertesz

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Geometrie dello spazio – XXII

è il tempo spesso a deformare lo spazio come succede per esempio quando una stella esplode e la radiazione l’onda d’urto investe un altro luogo dopo giorni o mesi o anni non è importante conta invece che in quei momenti in quei secondi in quei minuti o anche perché no in quelle ore i corpi esposti le cose incarnano contemporaneamente il loro aspetto presente e pure quello passato cioè quello della stella quando è esplosa che è anche il loro passato in realtà e si trovano lì come sono o come devono essere e insieme com’erano o come avrebbero dovuto essere o potuto per qualcuno che non si accontenta così le forme i contorni degli esseri e delle cose si giustappongono nel prima e nel dopo-adesso si sovrappongono si mescolano in un solo e grande groviglio due in uno insomma la visione si confonde in una sorta di allucinato futuro lo spazio si satura di presenze e di tempo di corpi indifesi dilatati sfocati che fanno implodere il campo visivo ma sono esposti all’urto del tempo del tutto in balia del tempo anche se solo per il tempo in cui tutto questo accade e poi tutto dovrebbe tornare come prima che accadesse o almeno quasi o perlomeno si spera* se non fosse che il tempo stesso è spesso capriccioso compie svolte tortuose il più delle volte non riporta mai nulla al punto di partenza alcuni sostengono che il tempo in realtà non è una dimensione dello spazio e lo spazio non è funzione del tempo non c’è equazione e non vale nemmeno il viceversa già bisognerebbe pensarci bene anzi il tempo non ha proprio niente a che fare con lo spazio sono due cose del tutto differenti e invece il tempo ha molto moltissimo a che fare col cervello meglio ancora con la psiche il tempo perciò è una pura costruzione mentale** allo stesso modo dello spazio che è un’altra quanto parallela costruzione artificiale artificiosa diciamolo pure una finzione logica e allora se ne può anche dedurre che non c’è spazio dove c’è tempo e non c’è tempo dove c’è spazio oppure ci sono tutti e due ma non si parlano non si ascoltano non si calcolano quasi come due veri esseri umani e quindi lo spazio-tempo è una narrazione una rappresentazione scenica un calcolo matematico una teoria fisica che ha permesso di scrivere innumerevoli saggi studi studi saggi e storie racconti romanzi non soltanto di fantascienza anche se si può dire lo stesso del tempo e dello spazio l’uno separato dall’altro pure qui una finzione e perciò come si esce dall’inghippo come se ne esce come si risolve il dilemma dello spazio distorto dal tempo oppure no se non mettendo a fuoco ora l’uno ora l’altro ma senza riuscire a distinguere niente nell’uno e nell’altro separatamente ma nemmeno lasciandoli incontrare confliggere a più non posso affinché si possa almeno raccoglierne i cocci e cospargersene il viso il collo le braccia per sentirne l’essenza o meglio la presenza la consistenza come di corpi vivi al cospetto del corpo vivo si presume che li soppesa ma non chiedetegli di mettere a fuoco alcunché può procedere solo alla cieca un’esperienza dopo l’altra una conoscenza dopo l’altra una sofferenza una gioia dopo l’altra un piacere dopo l’altro e arrivare all’orgasmo dell’intuizione della scoperta se ha davvero voglia di non fermarsi a ciò che appartiene esclusivamente a sé alla superficie all’apparenza e al contrario mostra una spiccata predilezione per l’altrui l’altrove l’alterità per tutto ciò o per chiunque in sostanza non può essere altro che altro anche se non si sa dove sia né quando accada di preciso con la coscienza peraltro che è pressoché impossibile pensare oltre i prossimi cinque minuti impossibile muoversi riuscire a distinguere alcunché oltre un metro quadrato scarso di spazio

 

*Il riferimento è a E sarà la luce, romanzo del 1985 della scrittrice americana di fantascienza James Tiptree jr. (Alice B. Sheldon), edizione italiana Urania Collezione Mondadori, 2013, traduzione di Vittorio Curtoni

**Qui si richiama un brano di I.N.R.I., romanzo di fantascienza dell’inglese Micheal Moorcock, 1966, edizione italiana Urania Collezione Mondadori, 2011, traduzione di Tebaldo del Tànaro

 

 

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Geometrie dello spazio – XXI

una figura sfocata senza fuoco si gonfia sino a riempire tutto lo spazio visivo e lo raffredda anche se dovrebbe forse infiammarlo ma probabilmente è un’illusione ottica o un’immagine mentale e in ogni caso che differenza c’è dovrebbe stimolare lo sguardo far aguzzare la vista e invece acceca acceca riempie l’intero spazio volto gigantesco corpo gigantesco braccia gambe torso grandi grandi e anche seni o mammelle pancia cazzo fica culo ogni cosa perde il contorno ogni cosa si dilata si perdono pure le tracce di peli eventuali una sola figura colma tutto il campo visivo si confonde con il campo visivo e non conta che sia un’illusione o un difetto della vista incombe sovrasta riempie riempie eccessivamente ravvicinata forse oppure è forse solo che non si distingue bene miopia astigmatismo presbiopia o che altro l’età o i difetti di ognuno le ossessioni le fantasticherie che conta comunque quando ciò che si vede non si vede quando ciò che non si vede si vede quando si vede troppo perché si vede troppo poco quando si vede troppo poco perché si vede troppo ma tutto questo dovrebbe come minimo stimolare la curiosità accendere l’attenzione l’interesse e invece incombe inquieta spaventa oppure infastidisce perché si scopre a un certo punto che qualcosa o qualcuno è più visibile di qualcosa che abbiamo noi o del qualcuno che noi siamo tanto visibile che non si vede bene tanto vicino che non si distingue tanto sfocato da lasciare spazio a ogni congettura anche le più improbabili ma alle quali crediamo per eccessiva credulità o fiducia o desiderio di competizione o per mancanza di fiducia e allora lasciamo che tutto cuocia a fuoco lento senza fuoco senza mettere a fuoco ma il problema resta aperto il problema è che ciò che vediamo non è ciò che vediamo e non sappiamo più a che cosa credere o non vogliamo credere e tuttavia vorremmo credere a qualcosa o a qualcuno almeno avvertire una scintilla una fiammella un contatto con una mano con le membra almeno con gli occhi uno sguardo da dare o ricambiare lasciare il corpo a cuocervi insieme anche solo per pochi minuti pochi attimi però finisce che ci rinunciamo se questa figura questo individuo questo qualcosa questo oggetto è sconosciuto o non lo riconosciamo almeno come simile finiamo quindi per rinunciarci finiamo finiamo porta chiusa e solo rumori dall’altra parte in un altro luogo in un altro spazio che non è il nostro ma potrebbe esserlo ma nella realtà è meglio di no

 

 

 

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Geometrie dello spazio – XX

se l’ombra non corrisponde alla figura che la produce può essere un’illusione ottica o un difetto della vista ma può anche darsi che la luce cada troppo di sbieco che lo spazio sia deformato che la figura in realtà non sia quella che appare

 

 

Andreas Feininger, Nude Woman in Shadows

Andreas Feininger, Nude Woman in Shadows

K.rine Burckel, A Caress Made of Light, 2011, da http://k-rineburckel.tumblr.com/

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K.Rine Burckel, Dancing with the Giant Shadow, 2012-14, da http://k-rineburckel.tumblr.com/

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