Masturbarsi la punta del naso

Si rese conto che la sua stima delle donne era gradatamente scesa quasi a zero. Mentre fino a pochi anni prima aveva provato nei confronti del sesso femminile una pressoché incondizionata adesione. Col senno di poi aveva capito che si trattava di una sorta di complesso di Tiresia, se in tal modo poteva definirlo: riteneva, come il mitico indovino greco privato della vista e che si era incarnato in entrambi i generi, che il piacere sessuale della donna fosse nove volte maggiore di quello maschile; di qui una più vasta gamma di scelte possibili quanto alle sensazioni, ai rapporti, all’intimità. Quasi un potere, pensava. Prima, però. Poi la cosiddetta ascesa sociale delle donne aveva modificato il suo punto di vista in maniera quasi radicale. Nella foga di fare tutto ciò che fino ai decenni precedenti era riservato soltanto agli uomini, avevano finito per amplificare i difetti, già grandi, dell’altro sesso: vanità, arrivismo, carrierismo, competitività, ricerca ossessiva della visibilità e del successo, anche ricorrendo alla prevaricazione; e in più aggravando i propri, di difetti: corpi sempre più e meglio artefatti, truccati, in pratica falsati, identità sommerse, soffocate dalla preponderanza dell’immagine. E anche nell’uso pubblico della retorica, l’arte di avere ragione perfino quando si ha torto marcio, meditò, le donne erano ormai avviate a diventare più brave dei maschi. Molto. D’altronde bastava dare un’occhiata ai siti internet, specie di pornografia privata: in barba alla loro apparenza pressoché sacrale, a tratti resa austera, inavvicinabile, dal crescente prestigio nella società, al porsi di molte di loro alla stregua di icone da guardare, ammirare, desiderare ma senza toccare, nelle foto e nei video che pubblicavano c’era ormai molta più depravazione, perversione, spesso anche volgarità rispetto a ciò che proveniva da utenti uomini. Come se pure in questo le femmine desiderassero dimostrarsi quanto e più capaci. In poche parole, si disse mentre puliva la stanza da bagno, analogamente a ciò che accadeva da qualche tempo in ogni settore, la ricercata uguaglianza dei diritti fra i sessi, e così fra gruppi, categorie, classi, oltre che nel lavoro, stava portando a un livellamento in basso. Verso il peggio, insomma. Sogghignò strizzando la spugna imbevuta di detersivo. Mai come allora, pensò mentre strofinava con vigore la maiolica del water, aveva desiderato diventare un essere asessuato. Mai prima di allora, concluse fra sé, aveva desiderato imparare a godere masturbandosi la punta del naso.

 

 

 

 

Georgesmiley, "Self shot with Yoon at home - NYC", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot with Yoon at home – NYC”, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Misungui by Stéphane Arnoux, da "Self shibari", http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Stéphane Arnoux, da “Self shibari”, http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Denis Lucas, da http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Denis Lucas, da http://misungui.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "Missy - one of my etchings, hand-colored with gouache and watercolor", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “Missy – one of my etchings, hand-colored with gouache and watercolor”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "One of my etchings (hand-colored with gouache and watercolor)", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “One of my etchings (hand-colored with gouache and watercolor)”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "One of my figure drawings - graphite and watercolor on paper", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “One of my figure drawings – graphite and watercolor on paper”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Foto presa dal web e modificata

Foto presa dal web e modificata

Georgesmiley, "Self shot at home - Minneapolis, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot at home – Minneapolis, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Alina Senchuk, da "Goodbyestockholm", https://www.flickr.com/photos/goodbyestockholm/

Alina Senchuk, da “Goodbyestockholm”, https://www.flickr.com/photos/goodbyestockholm/

Alina Senchuk, da "Goodbyestockholm", https://www.flickr.com/photos/goodbyestockholm/

Alina Senchuk, da “Goodbyestockholm”, https://www.flickr.com/photos/goodbyestockholm/

La tentazione di un corpo messo a nudo

Forse perché quando esprimeva un parere lo faceva con passione, trasporto, spesso con foga. Aveva un vero culto della coerenza, pur sapendo che il più delle volte pagava caro il rifiuto di allinearsi al senso comune, meglio ancora al preteso buonsenso che lei definiva invece “mediocrità”, alle regole che non fossero dettate da una libera scelta individuale. E soprattutto a quel senso di appartenenza a un gruppo, una categoria, un genere, una nazione che ai suoi occhi era come disegnarsi intorno un angusto orizzonte e chiudercisi dentro, senza interesse, curiosità per nient’altro. Senza il desiderio di misurarsi con chi o con ciò che era diverso da sé. Senza pregiudizi. Lo aveva rivendicato ogni volta che aveva potuto, questo proprio essere, questo proprio porsi, e praticamente in tutte le circostanze era stata presa per una specie di profetessa o per una folle sventata; e l’uno non era poi tanto diverso dall’altro. L’unica differenza era che certe persone le rivolgevano frasi d’ammirazione, ma come si potrebbe fare con un idolo, con una creatura che appartiene a un altro mondo; certe altre invece la liquidavano come qualcosa di fastidioso, una nullità che peraltro non svolgeva alcuna professione di prestigio, decretando una sorta di ostracismo nei suoi confronti. Poche, in definitiva, si spingevano a farle domande, articolare un vero confronto, magari criticarla contrapponendo i propri argomenti ai suoi in discussioni o diatribe anche a muso duro. Insomma, si sentiva più o meno come una vergine o una puttana, o le due cose insieme, e questo la portò gradatamente ad ammutolirsi totalmente, a isolarsi, a rifiutare quasi ogni tipo di contatto umano, se non quelli indispensabili per la vita di ogni giorno. Stare da sola, camminare da sola, nessuno a notarla, a interpellarla. Così provò un moto di sorpresa e d’angoscia quando una sera sentì dei passi seguire i suoi, quasi allo stesso ritmo. Non si avvicinavano né si allontanavano. Qualcuno la tallonava a una certa distanza. D’improvviso si voltò per cercare di sorprendere quella persona, dimostrarle che si era accorta della sua presenza, ma anche quella si fermò rimanendo ad alcuni metri da lei sulla strada male illuminata: riuscì solo a distinguerne la sagoma, non molto alta, di corporatura media, un cappotto stretto addosso, un largo cappello calato sugli occhi. Riprese a camminare sentendosi impaurita, non sapendo che cosa fare, a chi rivolgersi, non passava nessun altro. Poteva solo accelerare il passo e così fece. Ma la figura che la seguiva fece lo stesso, e a un certo punto cominciò gradualmente a guadagnare terreno, fino a che fu appena un paio di metri dietro a lei. A quel punto si fermò di nuovo con il cuore in gola, doveva fare qualcosa per non sentirsi male, per non sentirsi mancare, cercò d’istinto un punto d’appoggio e con una mano si resse al muro di un palazzo. Stava per parlare, per urlare a quella persona che… ma il cappotto si aprì di scatto, e sotto c’era il corpo nudo di una donna. Il volto però sempre nascosto dalla tesa larga del copricapo. La donna fece un passo avanti per entrare meglio nel cono di luce di un lampione, pur mantenendo la testa bassa, in modo da mostrarsi ancora meglio. Proprio, pensò, come se le si stesse offrendo. Senza una parola. Le balenò in mente di essere dentro un sogno, ma il suo cervello era logico, era perennemente lucida, non aveva mai scambiato le illusioni per realtà, anzi: tendeva decisamente al pessimismo. E, fra parentesi, non se n’era mai rimproverata. No, non era un sogno. Ma questa tizia… Si chiese se avesse mai fatto sospettare a qualcuno di preferire sessualmente le donne, invece degli uomini. In realtà né l’uno né l’altro, data la sua riservatezza, il suo assoluto rispetto della privacy, propria e altrui. L’altra fece un altro passo verso di lei, quasi a sfiorarle il corpo con la propria pelle nuda, i capezzoli induriti forse per il freddo, la peluria sul pube che baluginava in riflessi neri e argentei alla luce del lampione. Pareva umida, si disse, chiedendosi subito dopo se al fondo di sé avesse mai desiderato fare sesso con una donna. Non che ricordasse, proprio no, le altre donne non l’avevano mai attirata in realtà. Ma ora provava qualcosa. Una specie di turbamento, di fremito, qualcosa che assomigliava all’eccitazione. Sì, ammise a se stessa, sentiva la tentazione di abbracciarla, di carezzarla, di prenderla. Di accettare quell’incomprensibile offerta.

 

 

 

TK.Kim avec Flavia Ghisalberti, da "Votre beauté est convulsive...", https://tkkimblog.wordpress.com/

TK.Kim avec Flavia Ghisalberti, da “Votre beauté est convulsive…”, https://tkkimblog.wordpress.com/

TK.Kim avec Flavia Ghisalberti, da "Votre beauté est convulsive...", https://tkkimblog.wordpress.com/

TK.Kim avec Flavia Ghisalberti, da “Votre beauté est convulsive…”, https://tkkimblog.wordpress.com/

Cristina Rizzi Guelfi, da http://cristinarizziguelfi.tumblr.com/

Cristina Rizzi Guelfi, da http://cristinarizziguelfi.tumblr.com/

Camilla Cattabriga, da "Nicole e Flavia", http://camillacattabriga.tumblr.com/

Camilla Cattabriga, da “Nicole e Flavia”, http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto presa dal web e modificata

Foto presa dal web e modificata

Sara Green, "Woman. Navel", da http://saragreen75.tumblr.com/

Sara Green, “Woman. Navel”, da http://saragreen75.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "One of my photographs" (polaroid), da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “One of my photographs” (polaroid), da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Camilla Cattabriga, da "Nicole e Flavia", http://camillacattabriga.tumblr.com/

Camilla Cattabriga, da “Nicole e Flavia”, http://camillacattabriga.tumblr.com/

Un interrogativo e lo scroto

Era ancora a letto quando gli venne in mente, non capì attraverso quale associazione di idee, l’ormai antico dilemma dell’eros: il godimento sessuale era da considerare associato alla pulsione di morte, come sostenevano Freud e la schiacciante maggioranza dei suoi allievi, o soltanto all’istinto vitale, come invece pensavano Reich e i suoi pochi seguaci? A giudicare da come andava il mondo, si disse accorgendosi che gli mancava la forza di alzarsi, sembrava che la ragione stesse dalla parte del fondatore dalla psicoanalisi. Ma era una condizione data o la conseguenza dell’evoluzione sociale, della repressione che il più delle volte aveva avuto il sopravvento sulla libertà e sulla convivenza? Riuscì a mettersi seduto ma provava una stanchezza immane, benché avesse dormito abbastanza, riteneva. Si sentiva schiacciato… non sapeva nemmeno lui da che cosa: probabilmente dall’esistenza stessa, dal fatto che ormai da tempo se ne era attestato ai margini. E forse si era trattato solo in parte di una libera scelta, ne era pressoché certo. Scelte, sì, comunque ne aveva fatte tante, innumerevoli: troppe, forse, per lo standard della gente che si vedeva intorno e che mediamente preferiva seguire la corrente, delegare le decisioni a chi comandava, a chi era più potente, socialmente visibile. Alle personalità dominanti insomma. Lui dominante non lo era, non sapeva e dopotutto non voleva esserlo. Ma ciò col tempo gli aveva procurato una spossatezza… non soltanto tutte le cose che non accettava, in più interrogativi che si portava addosso come pesi sempre più grevi. Decise di fare uno sforzo allora, si alzò, fece colazione, si lavò e ancora nudo in bagno legò strettamente lo scroto con un laccio. Rimase così per l’intera giornata.

 

 

 

Egoero, da "Lights and shadows", http://egoero.tumblr.com/

Egoero, da “Lights and shadows”, http://egoero.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "Temptation - one of my etchings, hand-colored with gouache and watercolor", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “Temptation – one of my etchings, hand-colored with gouache and watercolor”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Misungui by Iris Alba, da http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Iris Alba, da http://misungui.tumblr.com/

Lina Scheynius, "Emeric in Abisko, spring 2011", da http://linascheyniusdiary.tumblr.com/

Lina Scheynius, “Emeric in Abisko, spring 2011″, da http://linascheyniusdiary.tumblr.com/

Potret-em, vintage collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, vintage collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Foto presa dal web e modificata

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Stupro, eccitazione

Uno le aveva immobilizzato da dietro le spalle e le braccia, premendole una mano sulla bocca per impedirle di gridare. Un secondo uomo le stava strappando gli indumenti all’altezza del ventre per violentarla: poi di certo sarebbe stato il turno degli altri. Un terzo stava riprendendo la scena con un telefonino, ridendo. Li vide sbucando da un angolo ma la sua sorpresa durò solo un attimo: prese il cellulare e compose il numero dell’emergenza. Loro se ne accorsero e i due che non tenevano ferma la donna fecero per correre nella sua direzione. Si ritrasse di qualche passo mentre spiegava in fretta la situazione all’operatore. Quelli lo capirono, si guardarono fra loro e fuggirono tutti e tre lasciando la donna riversa seminuda sul marciapiede. Si avvicinò e le si inginocchiò accanto per capire in che condizioni fosse. Lei si abbarbicò al suo collo affondando la testa nel petto. Singhiozzava e gemeva. Non poté fare altro che stringerla a sé, pensando che dovevano averla picchiata benché non riuscisse a vederne il viso. Era in evidente stato di choc. Cercò di rincuorarla in attesa dei soccorsi. Senza una parola, gemendo ancora, lei si avvinghiò ancora più forte ai suoi omeri. Mentre finalmente sentiva avvicinarsi le sirene, scoprì di provare eccitazione al contatto di quel corpo.

 

 

 

Foto presa dal web e modificata

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Elena Helfrecht,  "I wear your hands like jewelry", da http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Elena Helfrecht, “I wear your hands like jewelry”, da http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Misungui by Plume E. Heters, da http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Plume E. Heters, da http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Plume E. Heters, dalla serie "SolarRoom", http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Plume E. Heters, dalla serie “SolarRoom”, http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Denis Lucas, da http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Denis Lucas, da http://misungui.tumblr.com/

Potret-em, collage da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Stef D, "Phylactere and Clara", da http://stef-des.tumblr.com/

Stef D, “Phylactere and Clara”, da http://stef-des.tumblr.com/

Peter Williams, "Self portrait", da http://peterwilliamsphotos.tumblr.com/

Peter Williams, “Self portrait”, da http://peterwilliamsphotos.tumblr.com/

Esibizionismo

Aveva quasi sempre gli occhi chiusi e una smorfia sul viso. Doveva soffrire molto, si disse entrando nella camera da letto. Era contenta di rendersi utile. L’uomo era molto malato. Lei si era da poco iscritta a un’associazione di volontariato che assisteva in casa persone non autosufficienti. Andava lì da qualche tempo per lavarlo, cambiargli la biancheria, rassettare la stanza, fargli compagnia per un po’. Lui pareva non accorgersene: rispondeva a fatica al suo saluto quando entrava e quando se ne andava, nient’altro. Per il resto pareva soltanto che dormisse o almeno sonnecchiasse. Dopo averlo ripulito si dedicò a sistemare la miriade di medicine posta su un mobile basso accanto al letto. Una scatola cadde sul pavimento, si piegò a raccoglierla e si accorse che gli stava mostrando le gambe nude e le mutandine: quel giorno faceva molto caldo, indossava una gonna molto corta e non aveva calze. Si rimise subito in piedi e lanciò uno sguardo verso di lui, arrossendo. Gli occhi dell’uomo però erano sempre chiusi. O almeno in apparenza, pensò, immaginando per un attimo invece che l’altro approfittasse per sbirciare nella sua direzione quando lei magari non se ne avvedeva. Ma scacciò subito quella stupida idea, così si disse, riprendendo il suo lavoro. Poco dopo però portò istintivamente le mani ai fianchi, sollevò la gonna, si tolse le mutandine e si inginocchiò a gambe larghe protendendo il bacino all’indietro, verso il letto. In questa posizione passò uno straccio sul pavimento dove aveva creduto di vedere una macchia. Se l’uomo avesse aperto gli occhi aperti, pensò eccitandosi, avrebbe potuto vedere bene le sue parti intime completamente esposte. Rimase in quella posizione per alcuni minuti. Poi si disse di nuovo che era una stupida, esibizionista, immatura e insensibile, e si rivestì finendo di sistemare la camera. Quando finì raccolse le sue cose e si diresse verso la porta. Appena posò le dita sulla maniglia però sentì la voce fievole, sofferente, dell’uomo che la chiamava. Si voltò dalla sua parte con un sussulto: appena qualche secondo prima non aveva risposto al suo saluto. Per favore, le disse, domani lo faccia ancora.

 

 

 

George Platt Lynes, "Nude study"

George Platt Lynes, “Nude study”

Foto presa dal web

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Lucian Freud, "Naked man on a bed", 1987

Lucian Freud, “Naked man on a bed”, 1987

Foto presa dal web

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Ken Villeneuve (Public Comparison 4879), via http://virginia-dalloway.tumblr.com/

Ken Villeneuve (Public Comparison 4879), via http://virginia-dalloway.tumblr.com/

George Platt Lynes, "Jack Fontan", c. 1950, gelatin silver

George Platt Lynes, “Jack Fontan”, c. 1950 (gelatin silver)