Incroci fortuiti del dove e del quando (95)

Per cercare di dare un senso alla sua giornata decise, mentre faceva colazione, si lavava, si vestiva, di soffermarsi sul termine “poetico”, che da tempo sentiva pronunciare con crescente frequenza in conversazioni fra persone e sui media e che leggeva spesso pure in articoli e libri. Nelle definizioni dei dizionari il significato, oltre naturalmente allo scontato “che concerne la poesia”, era “che ispira delicate fantasie e sentimenti elevati”; inoltre l’aggettivo veniva usato come sinonimo di “sensibile, delicato, sentimentale”. Già, se non fosse stato che da Omero o giù di lì e passando per Archiloco, Eschilo, Sofocle, Aristofane, Giovenale, gli autori che ricordava del mondo antico, fino a Dante Alighieri, a Cecco Angiolieri, a Pietro Aretino, a François Villon e poi ancora più avanti nei secoli a tanti, tantissimi scrittori dell’età moderna e soprattutto contemporanea, non solo d’avanguardia, era stato utilizzato persino il turpiloquio nei testi in versi. Per non parlare, si disse, del sarcasmo, della cattiveria, dell’odio o anche soltanto della meditazione mitica, storica, filosofica, ideologica, intima, o ancora dello sberleffo, del nonsense, oltre che naturalmente dell’amore, dell’eros, del sesso, della pornografia e di molti altri temi in una miriade di stili, forme, toni. La poesia, pensò, col tempo invece era stata sempre più identificata dal pensiero dominante con la lirica, le parole dolci e i concetti cosiddetti “edificanti”. Rise fra sé mentre si metteva le mutande e le calze. Ebbe un brivido di freddo poco dopo alzando gli occhi e vedendo allo specchio il proprio corpo nudo, tranne le gambe e i genitali. Le sue mani annasparono, come in cerca di un punto d’appoggio, quando si soffermò un attimo sull’ipocrisia di cui sapevano essere portatori i linguaggi a fronte, per esempio, della scarna e sputtanata quanto scardinata (dall’immagine che in genere si ha di sé) verità di una fototessera scattata di fretta oppure di una foto segnaletica. Invece di scegliere gli abiti tornò con la mente all’affermazione di Theodor W. Adorno che aveva letto tanti anni prima: “Scrivere una poesia dopo Auschwitz è barbaro e ciò avvelena anche la stessa consapevolezza del perché è divenuto impossibile scrivere oggi poesie”; sulla quale per la verità aveva sempre nutrito dubbi. E capì allora dove stava l’errore: anche per il filosofo tedesco, seppure sempre critico con i poteri di ogni genere, la poesia era sinonimo di lirica. E con ciò di fatto egli stesso dava ragione ai poteri: soltanto versi (e immagini, figure, corpi) sensibili, delicati, sentimentali. Super-artefatti, insomma. Più o meno come decantare per i turisti l’amenità, il lirismo (appunto) del Mediterraneo invitando nello stesso tempo la gente a dimenticare che era diventato un immenso cimitero marino, pensò pescando nell’armadio i primi indumenti a portata di mano. E la giornata non aveva ancora trovato un suo senso.

 

 

 

Ashley MacLean, da "Memory record", http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da “Memory record”, http://ashleymaclean.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Greetings From Holland – 12" [from the series "Odd stories -  Rare histories"], da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Greetings From Holland – 12″ [from the series “Odd stories – Rare histories”], da http://carmendevos.tumblr.com/

Ashley MacLean, da "Memory record", http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da “Memory record”, http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da "Memory record", http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da “Memory record”, http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da "Memory record", http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da “Memory record”, http://ashleymaclean.tumblr.com/

Joanne Leah, "Two hands", 2011, da http://joanneleah.tumblr.com/

Joanne Leah, “Two hands”, 2011, da http://joanneleah.tumblr.com/

Ashley MacLean, da "Memory record", http://ashleymaclean.tumblr.com/

Ashley MacLean, da “Memory record”, http://ashleymaclean.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (94)

Sognò un amplesso di alberi secolari e la collina sulla quale erano cresciuti che si sbriciolava fino a sprofondare trascinandoli con sé in fondo a un burrone. Si svegliò chiedendosi come affrontare la giornata.

 

 

 

"Ellie Lane by Ellie Lane - January 2014", da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

“Ellie Lane by Ellie Lane – January 2014″, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Shelly Lynn by Ellie Lane - September 2014", da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Shelly Lynn by Ellie Lane – September 2014″, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Crina Prida, "The strangest tree. (Between you and me…)", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “The strangest tree. (Between you and me…)”, da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, "I’ve never seen your face - Andrada - 2014 (nokturrdodith )", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “I’ve never seen your face – Andrada – 2014 (nokturrdodith )”, da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, "The consolation of imagination - Mara - 2015", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “The consolation of imagination – Mara – 2015″, da http://crinaprida.tumblr.com/

Viki Kollerova, "Struggles inside", da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerova, “Struggles inside”, da http://vikikollerova.tumblr.com/

"Ellie Lane by Ellie Lane - November 2014", da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

“Ellie Lane by Ellie Lane – November 2014″, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Georgesmiley, "Self shot at home - Minneapolis", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot at home – Minneapolis”, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Modesta proposta per un nuovo inno nazionale

Sì, forse servirebbe per l’Italia un nuovo inno nazionale. Allegro. Melodia e versi orecchiabili, una canzone di forte impatto emotivo e di grande successo, che sappia immediatamente suscitare ottimismo e soprattutto ispirare fiducia (magari verso il governo, con uno o anche tanti voti) nelle Camere e nella popolazione. Ecco una possibile proposta:

Fin che la barca va
lasciala andare,
fin che la barca va
tu non remare,
fin che la barca va
stai a guardare…

(parole e musica: Arrigoni-Panzeri-Pilat, 1970; interprete: Orietta Berti)

 

 

 

Regina Orioli, 28 marzo 2015, 2Art for porn", Milano, da http://manidivelluto.tumblr.com/

Regina Orioli, 28 marzo 2015, 2Art for porn”, Milano, da http://manidivelluto.tumblr.com/

Massimo S. Volonté, "Symptom of the universe – 0046", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “Symptom of the universe – 0046″, da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, "City sickness no. 276", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “City sickness no. 276″, da https://msvphoto.wordpress.com/

Joanne Leah, "Hand model", 2014, da http://joanneleah.tumblr.com/

Joanne Leah, “Hand model”, 2014, da http://joanneleah.tumblr.com/

Joanne Leah, "Confession - T.", 2011, da http://joanneleah.tumblr.com/

Joanne Leah, “Confession – T.”, 2011, da http://joanneleah.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (93)

La pizzeria era piuttosto affollata, ma pur in mezzo al brusio riuscì a sentire distintamente una voce dietro di sé che parlava di rapporti di coppia. Io non voglio parole dolci, dichiarazioni amorose, coccole, rispetto e cose di questo genere, o comunque non sempre, diceva la persona che sedeva alle sue spalle. Era una donna a parlare. A volte vorrei essere trattata male, gliel’ho detto già tante volte, aggiunse, presa, violentata, sì, perché no, voglio sesso e basta, sesso depravato senza alcun rispetto. Ma lui non lo capisce, non afferra, o forse fa finta… o magari questo lo fa con un’altra, che ne so, concluse. Intervenne un’altra voce, anche questa femminile. Ti do un consiglio se lo accetti, fece, sparaglielo in faccia brutalmente, lo sai, come fanno in quella trasmissione televisiva sulle coppie… A quel punto smise di ascoltare. Subito dopo però la sua attenzione fu attirata da un’altra voce di nuovo alle sue spalle ma, si accorse, un po’ più lontana e decentrata delle precedenti. Sembrava maschile e stava dicendo: hai problemi di calorie? C’è un programma alla tv, sai, dove grandi chef mostrano come cucinare cibi poco ingrassanti e anche digeribili, che non guasta affatto… Decise di dedicarsi alla sua pizza margherita quando la persona che sedeva al suo stesso tavolo fece, masticando: ma l’hai vista in televisione la fiction a puntate su un personaggio… ora non ricordo il suo nome… però famoso, sai… Stava masticando a sua volta un boccone di pizza e lasciò che la mente vagasse senza meta. A un certo punto si sorprese a pensare che aveva sempre desiderato, sognato, e si chiese come mai l’idea prendesse corpo proprio in quell’istante, di masturbarsi davanti a una finestra o meglio a un balcone aperto.

 

 

 

Foto di Vitaminac-ph, via http://pois-chiches.tumblr.com/

Foto di Vitaminac-ph, via http://pois-chiches.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Crina Prida, "White identity", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “White identity”, da http://crinaprida.tumblr.com/

René Magritte, "Legami pericolosi", 1926

René Magritte, “Legami pericolosi”, 1926

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Cecilia Verilli, da "Building bridges", http://pois-chiches.tumblr.com/

Cecilia Verilli, da “Building bridges”, http://pois-chiches.tumblr.com/

Cecilia Verilli, da "Building bridges", http://pois-chiches.tumblr.com/

Cecilia Verilli, da “Building bridges”, http://pois-chiches.tumblr.com/

Foto presa dal web

Foto presa dal web

Incroci fortuiti del dove e del quando (92)

Poi c’era quell’altra domanda che sentiva aleggiare intorno a sé da diverso tempo. Stranieri, alieni: portatori da alcuni anni di rischi terroristici, si diceva da molte parti. E inoltre, da molto prima, di criminalità, aggiungevano in tanti: le galere erano piene soprattutto di immigrati, non si poteva certo negare. Vero, pensò. Ma non solo: anche di gente che non aveva mai avuto o non aveva più soldi. Poveri e stranieri finivano nelle maglie della giustizia per svariati motivi e naturalmente il più delle volte si vedevano assegnare avvocati d’ufficio che, colpevoli o innocenti che fossero, consigliavano loro (o li persuadevano) di patteggiare una pena, insomma di ammettere la propria responsabilità anche se magari in quella specifica circostanza non ne avevano affatto. Ma così risolvevano in qualche modo la cosa, no? Salvo a uscirne schedati e pregiudicati. Dopo la reclusione, beninteso. I ricchi e potenti invece ingaggiavano stuoli di legali di grido che, pagati profumatamente, scovavano ogni possibile cavillo, organizzavano complesse e costose indagini difensive, presentavano ricorsi e controricorsi con il risultato che i loro clienti la galera quasi non la vedevano, e se la vedevano era solo per poco tempo, in fondo non erano socialmente pericolosi, e in caso di assoluzione chiedevano allo Stato un sacco di denaro a titolo di risarcimento. A volte, pure, ricusavano i giudici e quant’altro. Una pletora di processi a personaggi di un certo peso, quindi, finiva in prescrizione e amen. Come se niente fosse accaduto. I delinquenti. Statisticamente, pensò, era logico ritenere che ce ne fossero in tutte le classi sociali e in tutte le nazionalità. Non aveva senso perciò distinguere fra i “nostri” e i “loro”, oppure gli “altri”. Ma ciò solo in teoria: nella pratica era ben diverso, come aveva appena constatato. Allora la risposta alla domanda iniziale… che risposta poteva esserci, si chiese. Era di fatto assiomatica, in sostanza. Vivere ai margini, insomma, fuori dal mondo che conta e che si “vede”, tutto qui. L’unica vera differenza, pensò ancora riferendosi alla propria condizione, era se si sceglieva di vivere ai margini o invece ci si trovava. Ma poi neanche questo valeva al cento per cento. L’unica differenza in realtà era non accorgersi delle differenze, non potere o non volere vedere altra condizione che la propria.

 

 

 

Carmen De Vos, "Scene from photonovel Het Recht", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Scene from photonovel Het Recht”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Scene from photonovel Het Recht", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Scene from photonovel Het Recht”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Trey Squire, "Skin (Strength)", da http://treyvisions.tumblr.com/

Trey Squire, “Skin (Strength)”, da http://treyvisions.tumblr.com/

Da "Charles Swann on her ground", http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Da “Charles Swann on her ground”, http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Da "Charles Swann on her ground", http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Da “Charles Swann on her ground”, http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Josef Thomas Petsovits, "Sex and dying", da http://josef-thomas-petsovits.tumblr.com/

Josef Thomas Petsovits, “Sex and dying”, da http://josef-thomas-petsovits.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/