Incroci fortuiti del dove e del quando (81)

Un pomeriggio che sonnecchiava su una poltrona a sdraio, aveva un po’ di mal di testa, sognò innumerevoli mani che si posavano ovunque. Fu molto breve, forse una fugace fantasia semiconscia più che una vera immagine onirica. Riaprì gli occhi quasi subito, e dopo diversi tentativi pensò che c’erano troppe spiegazioni possibili.

 

 

 

Ugo Mulas, "Verifica 7, il laboratorio. Una mano sviluppa, l’altra fissa. A Sir John", da http://orphanwork.tumblr.com/ Frederick William Herschel

Ugo Mulas, “Verifica 7, il laboratorio. Una mano sviluppa, l’altra fissa. A Sir John”, da http://orphanwork.tumblr.com/ Frederick William Herschel

Agnès Weber, "Intimacy (22)", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “Intimacy (22)”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Georgesmiley, "Self portrait with April", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self portrait with April”, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Hanna Skachkova, da http://untrustyou.tumblr.com/

Hanna Skachkova, da http://untrustyou.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Be good", from the series "Hysteria", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Be good”, from the series “Hysteria”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (80)

Cosparse la casa e l’area intorno al portone di palloncini gonfiati con l’elio. Sottilissimi fili di cotone li tenevano legati a mobili, sedie, infissi, quadri, maniglie, pomelli, sporgenze varie. Su ognuno di essi aveva scritto a pennarello nero “carica esplosiva”.

 

 

 

Agnès Weber, "Backstage FW2015", da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Agnès Weber, “Backstage FW2015″, da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Rick Poston, "Valentine and me, by me, NYC", da http://rickposton.tumblr.com/

Rick Poston, “Valentine and me, by me, NYC”, da http://rickposton.tumblr.com/

Agnès Weber, "Via Torino, Milano", da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Agnès Weber, “Via Torino, Milano”, da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Incroci fortuiti del dove e del quando (79)

Passò davanti alla scena di un incidente stradale. A un incrocio, con un semaforo che forse era stato disattivato temporaneamente visto che lampeggiava sul giallo, c’erano squadre e mezzi di soccorso, agenti delle forze dell’ordine, gente ammassata dietro il nastro bianco e rosso steso per delimitare la zona interdetta. La tentazione fu prima di fermarsi a guardare, poi di procedere oltre. Se non fosse stato però che a scontrarsi, se ne accorse proprio nell’attimo in cui stava per andarsene, erano state con ogni evidenza due piccole navi interstellari dalle forme slanciate, piene di curve e di cuspidi, per quanto si poteva vedere da ciò che ne era rimasto. Stesi sull’asfalto, e circondati da personale sanitario, corpi che avevano poco di umano. Tutto intorno, tra frammenti di metallo o plastica o quello che fosse, sangue e materia organica di colore grigiastro con sfumature che viravano al rosso. I numerosi soccorritori presenti si scambiavano a tratti sguardi perplessi scuotendo la testa, alzando le spalle, allargando le braccia. Altri morti destinati a rimanere senza nome, pensò mentre si riavviava verso la sua meta.

 

 

 

immagine presa dal web

immagine presa dal web

immagine presa dal web

immagine presa dal web

Dead alien, foto presa dal web

Dead alien, foto presa dal web

II relitto di un barcone di migranti (sei morti) sulla costa di Roccella Jonica, in Calabria, Reuters 2014, da http://www.thenation.com/blog/179776/mediterranean-has-become-grave-migrants

II relitto di un barcone di migranti (sei morti) sulla costa di Roccella Jonica, in Calabria, Reuters 2014, da http://www.thenation.com/blog/179776/mediterranean-has-become-grave-migrants

Massimo Sestini, "Rescue operation" (25 kilometers from the Libyan coast), 7 giugno 2014, da http://www.worldpressphoto.org/

Massimo Sestini, “Rescue operation” (25 kilometers from the Libyan coast), 7 giugno 2014, da http://www.worldpressphoto.org/

Dead aliens, foto presa dal web

Dead aliens, foto presa dal web

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

Sarah Marie Jones, "A male nude study 2 - Nude man lying front up in a ditch in a forest setting", da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_Male_Nude_Study_2.jpg

Sarah Marie Jones, “A male nude study 2 – Nude man lying front up in a ditch in a forest setting”, da http://commons.wikimedia.org/wiki/File:A_Male_Nude_Study_2.jpg

Incroci fortuiti del dove e del quando (78)

Capitava prima che guardasse anche solo di sfuggita le vetrine dei negozi, magari per un attimo di curiosità benché si trovasse ad apprezzarne davvero poche. Ora non le guardava più: era il concetto stesso di vetrina a suscitare il suo rifiuto.

 

 

 

Robert Doisneau, "Shop window", Parigi, 1947, da http://felinita.blogspot.it/2013/11/robert-doisneau.html

Robert Doisneau, “Shop window”, Parigi, 1947, da http://felinita.blogspot.it/2013/11/robert-doisneau.html

Robert Doisneau, "Le regard oblique", da http://culturefor.com/2013/02/28/robert-doisneau-spazio-oberdan/

Robert Doisneau, “Le regard oblique”, da http://culturefor.com/2013/02/28/robert-doisneau-spazio-oberdan/

Robert Doisneau, "Le regard oblique", da http://culturefor.com/2013/02/28/robert-doisneau-spazio-oberdan/

Robert Doisneau, “Le regard oblique”, da http://culturefor.com/2013/02/28/robert-doisneau-spazio-oberdan/

Robert Doisneau, "Le regard oblique", da http://felinita.blogspot.it/2013/11/robert-doisneau.html

Robert Doisneau, “Le regard oblique”, da http://felinita.blogspot.it/2013/11/robert-doisneau.html

Robert Doisneau, "Selezione per il Concert  Mayal", 1952, da http://felinita.blogspot.it/2013/11/robert-doisneau.html

Robert Doisneau, “Selezione per il Concert Mayal”, 1952, da http://felinita.blogspot.it/2013/11/robert-doisneau.html

Sondrine, "Shine to glass 050", da http://ishotmyself.com/public/main.php

Sondrine, “Shine to glass 050″, da http://ishotmyself.com/public/main.php

foto presa dal web e modificata

foto presa dal web e modificata

foto presa dal web

foto presa dal web

Incroci fortuiti del dove e del quando (77)

Alla parete più lontana era appesa una grande stampa erotica giapponese. Si vedeva perfettamente: in quella stradina stretta come un vicolo, con i balconi ai due lati che quasi si toccavano, era molto facile, e riusciva quasi spontaneo a volte, sbirciare da un appartamento nelle case di fronte, magari non per indiscrezione ma solo per istantanee curiosità. Tanto più, come in quel caso specifico, se la tapparella era sollevata e le tende aperte. Guardò ripetutamente la stanza, illuminata per una parte dal sole. Sotto la stampa un divano dall’aria vagamente esotica, accanto una poltroncina e dall’altro lato un tavolo di legno in stile rustico coperto da un pesante telo arancio, con soprammobili di varia provenienza geografica, ebbe l’impressione. Sul pavimento un tappeto variopinto. Un’abitazione ben tenuta, pensò mentre si allontanava dalla portafinestra per dedicarsi ad altro. Anche se non aveva visto nessuno muoversi o aggirarsi per quella casa nel periodo in cui l’aveva tenuta sott’occhio. In realtà sembrava che non ci abitasse nessuno, a giudicare dalla totale assenza di suoni, di rumori, di ombre. Tornò a osservarla dopo qualche ora e tutto era rimasto come prima, tranne che il sole si era spostato e ora la luce cadeva da un’angolazione diversa. Ma nessuna presenza, nessun movimento al di là del balcone. Peraltro ben tenuto anche quello: piastrelle del ballatoio lucide, piante rigogliose, curate, innaffiate regolarmente, si vedeva. Un condizionatore nuovo attaccato alla parete esterna. Trascorse altro tempo, uscì, tornò, fece diverse cose, arrivò la sera e quando sbirciò di nuovo in quell’appartamento si accorse che la stanza di fronte era illuminata da un lampadario con plafoniere di vetro multicolore. Tutto il resto però era esattamente come prima. Il divano, la poltrona, il tavolo con i soprammobili, il tappeto: nessuno pareva avesse toccato nulla, spostato alcunché. E niente, ancora, rivelava qualche presenza umana, anche solo di passaggio. Una casa ammantata di tepore e allo stesso tempo fredda: questa la sensazione che non riusciva a scrollarsi di dosso. Rimase per un altro po’ di tempo a guardare la stanza e poi si accinse a tirare le tende. E proprio in quel momento si rese conto che l’appartamento si presentava così ormai da molti giorni, ma fino ad allora vi aveva lanciato soltanto occhiate di sfuggita e non ci aveva fatto davvero mente locale. Adesso sì, però, e d’istinto cominciò a farsi domande sul possibile proprietario o i proprietari, sulle loro abitudini, sul particolare tipo di arredamento che aveva o avevano scelto: di gusto etnico, sembrava, in ogni caso frutto con molta probabilità di una concezione estetica abbastanza precisa. Si interrogò inoltre sulla strana (o forse oramai diffusa, in realtà) decisione di avere un appartamento e di non abitarlo, di non viverlo davvero, chissà. Ma subito dopo pensò che forse, invece, non c’era proprio niente da capire. Quella casa magari doveva semplicemente apparire così.

 

 

 

Shunga di Utamaro

Shunga di Utamaro

Hokusai, "Untitled", from the series "Picture book patterns of couples (Ehon tsui no hinagata)", c. 1812

Hokusai, “Untitled”, from the series “Picture book patterns of couples (Ehon tsui no hinagata)”, c. 1812

Shunga di scuola Hokusai, periodo Meiji

Shunga di scuola Hokusai, periodo Meiji

Shunga di scuola Hokusai, periodo Meiji

Shunga di scuola Hokusai, periodo Meiji

simo S. Volonté, "Room 145", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “Room 145″, da https://msvphoto.wordpress.com/

Rick Poston, "Bud - He took the midnight train going anywhere", da http://rickposton.tumblr.com/

Rick Poston, “Bud – He took the midnight train going anywhere”, da http://rickposton.tumblr.com/

foto presa dal web

foto presa dal web

foto presa dal web

foto presa dal web