Allen Ginsberg e l’agonia dell’Occidente

Bando alla (mai sopita, in fondo) “moda” della Beat Generation o alla contestazione giovanile, la poesia di Allen Ginsberg ha coniugato forma e contenuto, melodia e ritmo, musica e linguaggio, significato e assenza di significato della parola, respiro e ansimo, verità e menzogna della letteratura, invettiva e preghiera, spietatezza e compassione, rabbia e pietà. In un riconoscimento quantomai precoce (fin dai primi anni Cinquanta del secolo scorso) della malattia terminale, del cancro da cui è affetto l’Occidente capitalistico-finanziario. Un’agonia che oggi, ogni giorno, esplode ormai con tutta la sua evidente carica di morte.

………………….

(…)

per ricreare sintassi e misura della povera prosa umana e star di fronte a voi senza parola e intelligenti e tremanti di vergogna, respinti ma che l’anima tutta confessano per conformarsi al ritmo che il pensiero ha nella sua nuda testa senza posa

(…)

Santo il mare santo il deserto santa la ferrovia santa la locomotiva sante le visioni sante le allucinazioni santi i miracoli santo il globo oculare santo l’abisso!

(…)

(Allen Ginsberg, Urlo, in Urlo. Poesie, traduzione di Luca Fontana, Il Saggiatore, 2010)

(…)

Nessun fiore come quel fiore, che conobbe se stesso nel giardino, e combatté il coltello – e perse.
Reciso da strano gelido pensiero spettrale – e che Morte! – di un Uomo di neve idiota – ghiacciolo affilato in mano – coronato di vecchie rose – un cane per occhi – cazzo di fabbriche di sudore e di sfruttamento – cuore di ferri elettrici.
Tutte le accumulazioni della vita, che ci logorano – orologi, corpi, coscienza, scarpe, seni – figli maschi generati – il tuo Comunismo – “Paranoia” che diventa ospedali.

(…)

e il vasto Atlantico ruggisce fuori la grande chiamata dell’Essere al suo proprio
a tornare uscendo dall’Incubo – creazione divisa – con la testa di lei posata su un cuscino d’ospedale a morire
– in un ultimo batter d’occhio – tutta la Terra un’eterna Luce nel familiare intervallo di buio – niente lacrime per questa visione.

(…)

(Allen Ginsberg, Kaddish, ibidem)

(…)

America quando finiremo con la guerra umana?

(…)

America quando sarai angelica?
Quando ti toglierai i vestiti?
Quando ti guarderai dalla tomba?
Quando sarai degna dei tuoi milioni di trotzkisti?
America perché le tue biblioteche son piene di lacrime?

(…)

America da ragazzo ero comunista non me ne pento.
Fumo marijuana ogni volta che capita.
Sto in casa per giorni interi a fissare le rose nell’armadio.
Quando vado a Chinatown mi sbronzo ma nessuno mi scopa.
Ho deciso saranno guai.
Mi avreste dovuto vedere quando leggevo Marx.
Il mio psicanalista pensa che ho proprio ragione.
Ho visioni mistiche e vibrazioni cosmiche.
America non ti ho ancora detto cosa hai fatto allo zio Max quando arrivò dalla Russia.

(…)

(Allen Ginsberg, America, da Papà Respiro Addio. Poesie scelte 1947-1995, traduzione di Luca Fontana, Il Saggiatore, 1997)

 

 

Una risposta a “Allen Ginsberg e l’agonia dell’Occidente

  1. Europa cavalca un toro nero

    1.
    Attento abitante del pianeta,
    guardati! dalle parole dei Grandi
    frana di menzogne, lassù
    balbettano, insegnano il vuoto.
    La privata, unica, voce
    metti in salvo: domani sottratta
    ti sarà, come a molti, oramai,
    e lamento risuona il giuoco dei bicchieri.

    2.
    Brucia cartucce in piazza, furente
    l’auto del partito: sollevata la mano
    dalla tasca videro forata.
    Tra i giardini sterili si alza,
    altissimo angelo, in pochi
    l’afferrano e il resto è niente.

    http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150681883446070

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