Sempre la stessa minestra: meglio una pausa

Conviene prendersi una pausa, adesso. Da questo blog, proprio così. Credo di avere detto finora (o meglio, scritto, mostrato) tutto ciò che penso. E d’altro canto la minestra è rimasta la stessa. Se non è perfino, come penso, peggiorata. I nuovi provvedimenti del governo sul lavoro, per esempio, lo dimostrano chiaramente. I diritti per tutti costano troppo, la nostra economia non può permetterseli: meglio toglierli a chi li ha, quindi, in un atto di egualitarismo (al ribasso). Non bisogna commettere però l’errore di dire che la colpa è tutta di Renzi, come prima era di Berlusconi (nonostante fra i due ci siano ben pochi segni di discontinuità): non sono le persone in sé, è il sistema che ormai impera. L’ideologia dominante, cioè.

L’ordine sociale ormai pressoché consolidato (al livello della mentalità corrente, in primo luogo) è quello secondo il quale ci deve essere chi comanda e chi ubbidisce, chi detta le regole e chi è tenuto a rispettarle, chi ha diritto di “apparire” e chi no, chi possiede e diffonde (a propria discrezione) le informazioni e chi le riceve soltanto, chi “crea” linguaggio e chi lo assimila, lo emula o lo subisce. Chi, insomma, ha potere e chi non ce l’ha. Lo si può dedurre anche dalle riforme istituzionali in corso di approvazione, dalla legge elettorale, da provvedimenti vari, grandi e piccoli. Chi ha potere può stabilire norme giuridiche e perfino di comportamento, può servirsi o meno del lavoro altrui, delle idee altrui: può usufruirne se gli occorrono, beninteso, e se non gli occorrono deve avere l’agio di sbattere fuori in ogni momento i “portatori” di prestazioni. O deve poterli usare per fare altro, pure cose che non competono loro e pagate, beninteso, molto meno. Insomma, per non farla troppo lunga, chi ha potere ha diritto alla stabilità (licenziare per risparmiare denaro, principalmente), mentre chi non ha potere ha diritto solo al precariato.

Il sistema, per dirla ancora in poche parole, è sempre più classista: i politici, gli imprenditori, i personaggi, i vip da un lato e dall’altro lato una massa di gente che non si sente più di fare progetti nemmeno a scadenza di appena qualche giorno. Ma dai “personaggi” riceve il (misero) compenso dell’intrattenimento: può vederli esibire in tutti i media, può imitarli intontendosi di chiacchiere e di immagini sui social network, di alcool e di droghe in locali vari, illudendosi in tal modo di potere a volte trasgredire le regole, benché nel suo piccolo. E sentendosi a sua volta “potente” perché le è concesso di “interagire” via internet: commenti, assensi, insulti, “mi piace”, “non mi piace”. Può fare il tifo per l’una o per l’altra delle personalità alla ribalta, prendere a modello l’una o l’altra. Il potere dei poveri, dieci secondi di celebrità in rete. Ma vuoi mettere? In quei dieci secondi io sono il migliore di tutti. Così pare. Be’, ogni popolo in fondo (ma non tanto in fondo) ha la classe dirigente che si merita.

Una società classista quindi, prevaricante e prepotente. C’è la corsa a prevalere, ad accaparrarsi vantaggi e privilegi di ogni genere, grossi o microscopici che siano, anche prendendo per il culo il prossimo: che è il caso più frequente in tutti gli ambienti sociali. Con il linguaggio, le informazioni, il denaro. E pure con le armi. La prepotenza è generatrice di guerra. E a usare oggi parole, immagini, notizie, soldi non sono soltanto i governi occidentali e cristiani ma anche i guerriglieri dell’Isis, per esempio, e i tanti altri gruppi ed eserciti più o meno feroci, sanguinari e sedicenti musulmani in giro per il mondo. Ma non è che l’occidente non abbia stragi sulla coscienza, anzi. Prepotenza, guerra, conflitto armato perenne, allora. Azione, reazione, controreazione e così via. Lo fa anche la Chiesa, parliamoci chiaro, che con tutti i mezzi tranne le armi fa passare il messaggio secondo il quale proclamare la propria fede (cristiana) è un diritto civile fondamentale, che l’identità di ognuno passa solo o quasi esclusivamente per il credo religioso (avallando le divisioni religiose altrui, sunniti, sciiti, yazidi e quant’altro), che i credenti perseguitati (cattolici in primo luogo, naturalmente) sono quasi come martiri della Roma imperiale (e muoiono davvero, nessuno lo nega, per carità), però tace su tutti i militanti di sinistra che sono stati incarcerati, torturati, massacrati, fatti sparire, assassinati dai regimi dittatoriali (militari o meno) capital-fascisti, post-stalinisti, teocratici solo perché proclamavano (proclamano) le proprie convinzioni; il loro “difetto” però è che si battevano (si battono) per i diritti civili di tutti, nessuno escluso, credenti o no, che siano integrati o emarginati per qualsiasi motivo (principi laici in prevalenza, comunque, come la giustizia sociale; ma forse il problema stava, e sta, proprio nella laicità e nell’universalità delle rivendicazioni).

Potrei continuare per righe e righe, di questo passo. Elencare ingiustizie, storture, il degrado della democrazia (se mai c’è stata davvero), descrivere ancora una volta la progressiva decadenza delle libertà personali, l’esproprio della responsabilità di ognuno da parte dei poteri. E l’ipocrisia, in ogni campo. Soprattutto in tema sessuale: ho trattato diverse volte questo argomento. Si mantiene il sesso a livello di tabù, vi si allude di continuo ma non lo si mostra esplicitamente, in modo che la pulsione erotica rimanga confinata sul terreno della pornografia, quindi della trasgressione, senza diritto di presenza nella vita quotidiana, normale. Di qui potrei allargare ancora una o più volte il discorso al “divieto” di essere diversi, di pensarla in un altro modo, di scegliere la propria dimensione di essere, pure di essere deboli, timidi, brutti, fuori moda. E potrei pure spiegare come tutto ciò influisca sulla letteratura (oggi sempre più di consumo, “facile”, mai sperimentale anche se appena appena, mai stimolante per le idee, mai o quasi in grado di insinuare dubbi, interrogativi, ripensamenti, di favorire conoscenza; in sintesi, banalmente accomodante con i poteri editoriali e mediatici, ossia politici) così come sulle varie arti, le scienze, il pensiero, filosofico e non. Ho scritto a lungo qui, e diverse volte, di come tutte le manifestazioni della mente si stiano arrendendo al “pensiero unico” del mercato (libero?), dell’accumulazione e perciò della prepotenza. Di come i linguaggi si rivelino sempre meno affidabili, più bugiardi, di come tendano a emozionare e convincere piuttosto che a esprimere e dialogare. Potrei farlo altre volte, è vero, tante. E forse magari ricomincerò a farlo. Ma non so quando, per la verità. Spero comunque in maniera non ripetitiva, meno che mai insistente o perfino ossessiva. Anche con le foto, aggiungo.

Il problema infatti è che ormai da un po’ di tempo ho l’impressione di ripetermi. Insomma, di dire sempre le stesse cose benché in forme diverse e affrontando argomenti diversi. Ma sempre le stesse cose. Con l’età che avanza, la vecchiaia che si avvicina, devo confessare che (non so perché, o forse invece lo so fin troppo bene) mi annoio più facilmente di prima. E mi stanco. Quindi sì, penso che sia bene fermarsi per un po’ di tempo, non so quanto. Prendere un po’ di respiro (dal mondo, da questo blog, da altro…) e godersi per bene, magari, l’ultimo romanzo di Thomas Pynchon (“La cresta dell’onda”, Einaudi), reperire inoltre e leggere con immenso piacere opere quasi introvabili di Michael Moorcock; senza dimenticare tanti altri autori e testi (pregevoli, però) che potrebbero presentarsi per strada (a proposito, mi permetto di consigliare a chi ne fosse interessato di scovare fra i volumi remainders, perché ormai si trova esclusivamente lì, il romanzo utopico-antiutopico, femminista ma non solo, “Sul filo del tempo”, dell’americana Marge Piercy, 1976, pubblicato in Italia da Elèuthera nel 1990; non semplicemente pregevole ma davvero stimolante in questi tempi di pensiero a dieta ferrea). Per un po’ di tempo gradirei in definitiva (sperando che si possa davvero, beninteso) evitare di mangiare la stessa, indigesta, minestra di sempre.

 

 

 

Manly Vigour, by Sylvain Norget, da http://noahparrell.blogspot.it/

Manly Vigour, by Sylvain Norget, da http://noahparrell.blogspot.it/

Bill Brandt, Nude with Mirror through Gauze, 1930s, da http://grigiabot.tumblr.com/

Bill Brandt, Nude with Mirror through Gauze, 1930s, da http://grigiabot.tumblr.com/

Francesca Woodman, Unditled, 1979-80, da http://grigiabot.tumblr.com/

Francesca Woodman, Unditled, 1979-80, da http://grigiabot.tumblr.com/

Tom Gore, Polaroid Collaboratory, Open Space, 1978, da http://grigiabot.tumblr.com/

Tom Gore, Polaroid Collaboratory, Open Space, 1978, da http://grigiabot.tumblr.com/

But.Portreitur, by Sylvain Norget, da http://noahparrell.blogspot.it/

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foto presa dal web

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