Incroci fortuiti del dove e del quando (55) – Francesco Rosi e la censura dell’Occidente

Giornali, radio, tv, siti internet parlavano della morte a 92 anni di Francesco Rosi, grande regista e autore di pellicole innovative e memorabili non soltanto nel filone del cosiddetto cinema civile: da “Salvatore Giuliano” a “Le mani sulla città”, da “Il caso Mattei” a “Lucky Luciano”, a “Cadaveri eccellenti”, a “Cristo si è fermato a Eboli”, sino all’ultima, “La tregua”; ma nell’arte cinematografica in generale. Elogi dell’uomo quindi, giusti, del cineasta, dell’intellettuale coerente. Ma pochissimi (o forse nessuno, in realtà) dei media che ebbe modo di consultare ricordavano la vicenda di “Uomini contro”, opera del 1970 dedicata alla prima guerra mondiale (tratta, seppure molto liberamente, dal libro “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu), al macello di vite giovani e meno giovani provocato dagli alti comandi italiani, alle fucilazioni di soldati e anche di ufficiali che “osavano” pensare all’insensatezza del conflitto, criticare l’eccesso di militarismo nella società del tempo (con germi evidenti dell’ormai prossimo fascismo), desiderare la pace. Oppure, al minimo, cercare di preservare commilitoni e sottoposti da una morte spesso inutile o, peggio, strumentale. Il regista, aveva letto, non solo aveva dovuto fare ricorso a capitali dell’allora Jugoslavia per realizzare il film: in Italia il progetto, ritenuto “offensivo” per l’identità nazionale e per l’esercito, era stato in pratica boicottato; ma l’opera era stata di fatto anche censurata dai cinema e dalle televisioni, oltre ad avere comportato per l’autore una denuncia per vilipendio delle forze armate, seppure archiviata in fase di istruttoria. Rosi era stato aspramente criticato da numerosi organi di stampa, peraltro, oltre che dal generale golpista De Lorenzo. Poi su quel film era caduta una coltre di silenzio. Pensava a questo leggendo, guardando, ascoltando. Ma pensò anche che non si trattava di un caso di censura ormai passato, un po’ come per un’altra pellicola incentrata sul medesimo conflitto, “Orizzonti di gloria” di Stanley Kubrick. Il fatto che i media tendessero ancora a ignorare la circostanza, si disse, testimoniava che nel caso di “Uomini contro” la censura era ancora viva e operante, specie a cento anni dalla “grande guerra”, dalle “eroiche battaglie” per la liberazione di Trento e Trieste e la riunificazione nazionale. La censura agiva ancora, meditò, pure nel mondo occidentale, culla della democrazia, della civiltà, della libertà di parola e di pensiero (ed erano tanti, tanti gli episodi che ricordava e avrebbe potuto citare). Nonostante, al contrario, i più la attribuissero ormai soltanto alle nazioni del terzo mondo, alla Russia, alla Cina, alla Corea del Nord, a Cuba e, negli ultimi tempi, soprattutto all’integralismo islamico.

 

http://it.wikipedia.org/wiki/Uomini_contro

http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Rosi

 

 

 

Alain Cuny e Gian Maria Volonté in "Uomini contro" (1970)

Alain Cuny e Gian Maria Volonté in “Uomini contro” (1970)

Marc Frechette in "Uomino contro"

Marc Frechette in “Uomino contro”

Alain Cuny

Alain Cuny

Marc Frechette

Marc Frechette

Gian Maria Volonté

Gian Maria Volonté

Un dipinto del pittore messicano, di origine india, Nicolas De Jesus, da http://www.museidigenova.it/spip.php?article787

Un dipinto del pittore messicano, di origine india, Nicolas De Jesus, da http://www.museidigenova.it/spip.php?article787

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