Incroci fortuiti del dove e del quando (44) ‒ Di ritorno sulla cresta dell’onda

Lesse a un certo punto in “La cresta dell’onda”, l’ultimo romanzo di Thomas Pynchon: “La cultura richiama i peggiori impulsi dei danarosi, non ha onore, non chiede altro che di essere imborghesita e corrotta”. E più avanti: “Dentro l’appartamento, Windust non perde tempo. ‒ Mettiti per terra ‒. Sembra in una specie di attacco d’ira erotico. Lei lo fulmina con lo sguardo. ‒ Svelta ‒. Non dovrebbe forse rispondergli: ‘La sai una cosa? Fottiti, ti divertirai di più’, e andarsene? No, invece docilità istantanea ‒ si lascia scivolare in ginocchio. In fretta, senza altre discussioni, e non che il letto non sarebbe stata una scelta migliore, si è congiunta sul tappeto a mesi di residui non aspirapolverati, faccia a terra e culo in aria, gonna tirata su, le unghie non precisamente manicurate di Windust che lacerano metodicamente il collant grigio-talpa che ci avrà messo almeno venti minuti a scegliere non tanto tempo fa da Sacks, e il suo cazzo è dentro di lei con così poco attrito che doveva essere già bagnata senza saperlo. Le sue mani, mani di assassino, la afferrano con forza per i fianchi, esattamente dove è importante, esattamente dove alcuni diabolici complessi di recettori nervosi che finora era stata soltanto semicosciente di possedere hanno atteso di essere trovati e usati come pulsanti di un game controller… impossibile sapere se è lui che si muove o è lei stessa (…) Stesa a terra, con il naso all’altezza di una presa di corrente, per un secondo immagina di vedere appena dietro i fori paralleli un grande scintillare di energia (…) Lei grida”. E ancora più avanti: “(…) la vostra Rete l’hanno inventata loro, questa comodità magica che adesso si infiltra come un odore nei minimi dettagli delle nostre vite, la spesa, i lavori di casa, le tasse, assorbendo la nostra energia, divorando il nostro tempo prezioso. E non c’è innocenza. In nessun posto. Non c’è mai stata (…) La Guerra Fredda è finita, no? Internet continua a evolversi, passando da militare a civile… oggi sono le chatline, il www, lo shopping on-line, il peggio che puoi dire è che si sia forse un po’ commercializzato. E guarda quante occasioni dà a miliardi di persone, le promesse, la libertà (…) Chiamala libertà, ma è fondata sul controllo. Tutti connessi insieme, impossibile che si perda qualcuno, non può più succedere. Fai il passo seguente, connettilo ai telefoni cellulari, e avrai un Web completo di sorveglianza cui non si potrà sfuggire (…) le manette del futuro. Spaventoso. Quello che sognano al Pentagono, legge marziale che si allarga a tutto il mondo”. Chiuse il libro dopo averci messo un segno, le mani incrociate sul grembo, immobile. Abbracciò il libro dopo un po’, lo tenne a lungo stretto al petto, accarezzandolo, chiuse gli occhi come se spegnesse la luce. Avvertì un fastidioso prurito alla mente e uno piacevole nel corpo, ma non seppe decidere a quale concedere il sopravvento. Pizzicò la pelle di un fianco sino a farsi male, a gemere di dolore. Poi si alzò, staccò la spina del televisore, della radio, staccò il telefono, spense il cellulare, il computer, il tablet, spense tutte le lampade della casa che ritenne superflue, si avvicinò al lavello e mise a bagno il radicchio, la lattuga, le carote, i pomodori per l’insalata, sfiorando le foglie, gli ortaggi uno per uno, lavandoli bene mentre li teneva con cautela fra le dita, ne saggiava al tatto forma e consistenza nella penombra della cucina. Di nuovo prurito, ma adesso quello della mente e quello del corpo si erano mescolati inestricabilmente e non capiva più a quale avrebbe dovuto dare retta.

 

La traduzione italiana, nell’edizione Einaudi, è di Massimo Bocchiola

 

 

 

Agnès Weber, "Perché la poesia non deve mancare mai", da http://instagram.com/penombre/?ref=badge

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foto presa dal web, modificata ed elaborata

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un braccialetto elettronico per detenuti, foto presa dal web

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