Incroci fortuiti del dove e del quando (50)

Vide ‒ o meglio sentì perché non guardava, stava cuocendo i maccheroni ‒ un politico impegnato a pronunciare un sermone alla tv sui valori della vita familiare e sociale, sulla coesione e l’orgoglio nazionale, sull’importanza di contribuire alla ricchezza collettiva favorendo la prosperità delle imprese. Degli imprenditori, corresse mentalmente controllando se la pasta era pronta. Diventiamo tutti più ricchi se gli imprenditori si arricchiscono, suggerì accennando un sogghigno all’oratore televisivo. Subito dopo tornò a dedicarsi ai suoi maccheroni. Su un altro canale vide e sentì, mentre scolava la pasta, un alto prelato della Chiesa fare un sermone più o meno analogo ‒ e qui se non altro il temine sermone risultava più adatto, pensò. L’unica differenza era che nelle affermazioni del prelato mancavano accenni diretti agli imprenditori, mentre naturalmente c’erano richiami alla fede. Ma il contenuto per il resto era praticamente uguale: famiglia (“naturale”), coesione, cooperazione. Aveva appena preso posto a tavola che la sua attenzione fu attirata da un terzo sermone. O da una predica semiseria, magari. Stavolta a parlare era un attore molto famoso. Anche qui i valori della vita familiare e sociale, la coesione e l’orgoglio della nazione, la necessità di contribuire tutti alla ricchezza collettiva. Nemmeno l’attore fece riferimenti espliciti agli imprenditori, preferendo mettere l’accento piuttosto, come aveva fatto appena prima il prelato, sull’obbligo dell’onestà, della fedeltà, della lealtà. Al sistema, credette di capire. Perciò anche in quel caso agli imprenditori, a chi si ingegnava per spingere avanti la nazione sulla strada del progresso e della ricchezza: questo sì che lo disse espressamente. Portò alla bocca una forchettata di maccheroni e l’assaporò lentamente: sì, erano conditi piuttosto bene, si disse con soddisfazione. Chissà quanti “mi piace” erano arrivati, seppure solo tacitamente, a quei discorsi televisivi, fu la domanda che sorse nel suo intimo subito dopo, mentre masticava la pasta. Tanti, sospettava. Moltissimi anzi, non aveva dubbi. Così come non aveva dubbi sul fatto che doveva finire il suo piatto prima che si raffreddasse. Evitando di mordersi la lingua, possibilmente: sarebbe stato doloroso. E ricordò nello stesso istante un antico detto, risalente forse ai tempi dei suoi nonni: quando si mangia non si parla.

 

 

 

foto presa dal web, modificata ed elaborata

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foto presa dal web e modificata

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Massimo S. Volonté, "Please tell me who I am", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “Please tell me who I am”, da https://msvphoto.wordpress.com/

Christina Herrmann by Brian Keith, da http://shattenbereich.livejournal.com/1062354.html

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