Incroci fortuiti del dove e del quando (53)

Aveva spesso e volentieri la sensazione che tutto ciò che faceva, diceva, scriveva, pensava fosse già stato fatto, detto, scritto, pensato. Ma non in tempi recenti, bensì in anni remoti, un secolo prima o giù di lì. Mentre tutto ciò che vedeva, sentiva, percepiva intorno a sé attualmente non fosse altro che una ripetizione di eventi, gesti, parole, pensieri appena accaduti, pronunciati, concepiti. Fuori di sé una continua coazione a ripetere quindi, a imitare, a copiare, ad adeguarsi all’accaduto o a reiterare linguaggi. Dentro invece la perenne impressione di concordanze remote, di riesumare fatti e parole in realtà morti e sepolti da decenni eppure ancora attivi nel suo intimo per vie che non riusciva a intuire, e che sentiva di dovere riportare a galla, intenzionalmente o meno, che appartenessero a un lontano passato o perfino, perché no, a un lontanissimo e improbabile futuro: non riusciva a capire nemmeno questo. Sapeva solo che si trattava di fatti e parole che si portava sempre nell’intimo, che covavano sottotraccia, sepolti sotto uno strato denso di cenere leggera, come una sorta di tentazione alla quale non sapeva sottrarsi. Non che si percepisse come una persona più avanti o più aperta delle altre, tutt’altro: era invece come se nel tempo presente vivesse, agisse e si muovesse solo una parte del suo essere, mentre numerose altre parti erano disperse in contesti ed epoche diversi, disseminate chissà dove. Forse in situazioni già sorpassate, obsolete, fuori registro se esaminate in un’ottica contemporanea. Agiva, sì, esisteva, sì, ma replicando cose defunte, sfiancate seppure vive e vitali nella sua mente: di qui forse l’illusione che potessero appartenere a un futuro di certo possibile da concepire ma non tale da avverarsi. Potenti e insieme incapaci di generare elementi di evoluzione, di rinnovamento, di cambiamento. L’unica definizione che riusciva a trovare del suo stato attuale nel mondo era coitus interruptus.

 

 

 

Yuliana Mendoza, (Silence Effects) "Untitled", da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects) “Untitled”, da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), "Untitled me", da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), “Untitled me”, da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Yuliana Mendoza, (Silence Effects), da https://www.flickr.com/photos/silenceeffects/

Agnès Weber, "Sleeping alone (6)", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “Sleeping alone (6)”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Sasha Kargaltsev, "Kargaltsev posed nude on rocks", da http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Photographs_by_Sasha_Kargaltsev

Sasha Kargaltsev, “Kargaltsev posed nude on rocks”, da http://commons.wikimedia.org/wiki/Category:Photographs_by_Sasha_Kargaltsev

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