Incroci fortuiti del dove e del quando (72)

Sognò che aveva un orgasmo e subito dopo si svegliò ritrovandosi in una camera apparentemente normale, con la mobilia e le suppellettili tipiche di tutte le stanze da letto: solo che qui ogni cosa appariva ai suoi occhi un po’ stramba, come fuori dal baricentro. Tra le pareti fluttuava un’indistinta forma fluorescente, che sembrava muoversi come una medusa anche se non ne aveva esattamente i contorni. Somigliava più a un paramecio o meglio ancora a una gigantesca ameba. Pensò che stesse ancora sognando e chiuse le palpebre per qualche istante. Non appena le riaprì, la figura aveva assunto l’aspetto di uomo nudo che pochi secondi più tardi si trasformò in una donna nuda per riconfigurarsi poi in un essere umano anche questo nudo ma di sesso indefinito. Come se stesse cercando, ne ebbe la netta impressione, di interpretare e reincarnare il sogno che aveva fatto, che ora però ricordava solo vagamente, ma facesse fatica a metterlo a fuoco con precisione. Un individuo alieno in grado, seppure entro certi limiti, di cogliere i suoi pensieri, i suoi desideri, perfino i suoi rimpianti forse. Come l’immenso mare di “Solaris”, romanzo di fantascienza del grande autore polacco Stanislaw Lem, che aveva letto tanti anni prima e mai dimenticato. Una mente del tutto estranea e comunque capace di stabilire contatti empatici, chissà. Con la coda dell’occhio notò sul comodino qualcosa che solo un istante prima non c’era. Oppure non ci aveva fatto caso. Si voltò e vide un libro: era proprio “Solaris”, lo riconobbe immediatamente dalla copertina. L’essere fluorescente intanto fluttuava con più elasticità, ondeggiando vigorosamente come se tentasse di esprimere qualcosa: magari un’aspettativa di gratitudine, meditò, anche se non si sentiva in grado di decifrare con nettezza quel segnale. Nel frattempo altri oggetti entrarono nel suo campo visivo: un schermo posato sopra un tavolino e sul quale scorrevano a migliaia titoli di film, testi di poesie, narrazioni, discorsi interrotti, opere d’arte, disegni, schizzi, foto; un vassoio colmo di una colazione abbondante adagiato ai piedi del letto con un pacchetto di sigarette, un accendino, un portacenere; armi automatiche di vario tipo, palline di gomma, un vaso con fiori variopinti sul davanzale di una finestra, una gomma da cancellare, chissà come mai; una spugna naturale immacolata, un antico carillon. Man mano che li guardava, questi oggetti però sparivano e al loro posto ne apparivano altri, molti ai quali non aveva mai pensato, tanti che per la verità aveva sempre ritenuto inutili, compresi titoli e servizi di passati telegiornali proiettati in ologrammi che duravano pochi attimi. Nel frattempo la forma fluttuante si era fatta sempre più vicina al suo corpo, fino a che vi si distese sopra aderendovi come una seconda pelle. Avvertì su di sé dapprima una sensazione di freddo, poi il tepore di un altro organismo di carne e sangue. Molto piacevole, stimolante. Subito dopo presero a configurarsi, non capì se nella camera stessa o solo nella sua mente, volti e membra di numerosi individui, persone alle quali ricordava di avere voluto bene ma anche a cui sapeva di avere fatto del male in diversi modi. E si sentì crescere dentro una specie di desiderio impotente, quindi un dolore sordo che divenne via via più forte, poi lancinante quando il suo corpo cominciò a sollevarsi dal letto mentre mobili, suppellettili, l’intera camera cominciavano a svanire. A un certo punto fu come se dall’essere che lo teneva incollato a sé fuoriuscissero punte acuminate che si conficcavano nei muscoli, li attraversavano lacerandoli brano a brano con una lentezza che trovò esasperante, così insopportabile che gemette varie volte, lanciando di seguito grida acute. Nessuna reazione dall’essere, che emanava una sorta di remota indifferenza mentre lo trasportava verso chissà dove attraverso un etere completamente vuoto, cosparso di luce autunnale, perlacea. Avrebbe voluto chiedere a quella forma che intenzioni avesse, dove volesse arrivare con i suoi atti, i regali che sembravano scelti a caso, le torture fisiche e psichiche ormai insostenibili. Anche se pian piano il dolore si trasformò, con sua grande sorpresa, in un godimento intenso delle viscere e del cervello. Uno stato di estasi profonda che fece emettere un altro urlo alla sua bocca. Ma più che altro era stato un lungo sospiro, capì. E si rese conto in quel medesimo istante, in quello stato di arcano e dolente piacere, non sapeva definirlo in altro modo, che era inutile, che era impossibile interrogare, sondare, cercare di capire una mente aliena. Tantomeno giudicarla.

 

 

 

immagine presa dal web

immagine presa dal web

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

Sigourney Weaver in una scena del film "Alien - La clonazione" (1997)

Sigourney Weaver in una scena del film “Alien – La clonazione” (1997)

Copertina dell'edizione dei Classici Urania di "Solaris", di Stanislaw Lem

Copertina dell’edizione dei Classici Urania di “Solaris”, di Stanislaw Lem

Copertina di un'edizione tascabile americana di "Solaris", di Stanislaw Lem

Copertina di un’edizione tascabile americana di “Solaris”, di Stanislaw Lem

Wendy Bevan, "Valentine" da http://porn4ladies.tumblr.com/

Wendy Bevan, “Valentine” da http://porn4ladies.tumblr.com/

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...