Incroci fortuiti del dove e del quando (85) – Su passi di un romanzo di Guido Morselli

“C’è una categoria di gente a cui certe difficoltà non dovrebbero mai essere imposte perché sono, veramente, sproporzionate in eccesso.

“Individui che ne sono soverchiati, dopo esserne colti alla sprovvista: come appunto succede a me. Individui che hanno corto il fiato e corte le gambe, anche se fornitissimi per tanti altri versi. Ma sì, una specie, o sottospecie, di intellettuali. Superstite ormai, perché assediata, circoscritta, da un ambiente ostile, tisicizzata da un’atmosfera irrespirabile (si esige l’impegno, si pone l’alternativa brutale: o schierarsi o sparire; e quelli, invece, a ingegnarsi di sfuggire, se non proprio di resistere). Avvezzi a arretrare di faccia alle difficoltà del vivere morale, nel loro piccolo mondo privato di cui sono le divinità immanenti, come pronte a schivare (ignorandole con fastidio, rimpicciolendole, e alla peggio rinviandole) le urgenze del ‘vivere sociale’ nell’estraneo mondo fatto della ‘amorfa’ moltitudine degli altri.

“Specifichiamo: sono uomini di cultura. Un elaborato involucro, sempre tenuto lustro, di una cultura che non è saldezza (‘inumana’) di principi, non è rigore (‘astratto’) di deduzioni, ma in cambio è ricca di sfumature e pregnante di implicazioni, non ignara di contraddizioni e riserve eleganti, ben disposta alle velleità critiche. E inoltre, molto idonea a renderli influenti e qualche volta eminenti in una ristretta società o élite di loro simili e di loro imitatori, il cui piacere supremo e, virtualmente, l’unica norma è la misura. (La ‘linea’, nel senso in cui in inglese si può dire: ‘it is not my line’). La moderazione in tutto, nel gusto per una tradizione, nell’antipatia per le posizioni nette, nella coerenza con le proprie idee. Decorosamente conservatori, dilettanti con finezza, agnostici senza darlo a vedere, egoisti con valide giustificazioni spirituali.

(…)

“Sto dimenticando di avere riconosciuto da un pezzo (da anni) che i limiti della tribù sono i miei limiti. I suoi difetti e i suoi, incontestabili, pregi, forniscono alcuni dei miei stessi connotati. Anche se, nell’intimo, non mi sento filisteo, anche se la mia cultura non è ricca di implicazioni. E a trascurare la circostanza che parecchi di loro mi hanno giudicato un conservatore piuttosto infido, troppo portato alla fronda sul terreno delle opinioni politiche, e quasi un indipendente in fatto di costume.

(…)

“I Principi (…), o i valori come diremmo noi, sono in decozione: da ideali passando a miti, e da miti a utili strumenti, nelle mani di gente che ha di mira l’azione. Tiriamo avanti anche noi, trascinati o sospinti dallo stupido strumento che chiamiamo vita sociale, senza un nostro moto spontaneo: e forse, restiamo ritti perché c’è ressa. Salvo ci soccorra (e ci basti) uno degli stimoli, sempre più radi e fiacchi, che vengono su dal fondo della nostra miseria individuale, l’ambizione, l’amore e cioè il sesso, e qualche altra variabile; come il turismo.”

Aveva messo segnalibri in corrispondenza di questi passi del romanzo “Un dramma borghese” di Guido Morselli (Adelphi, 1978), una delle tante narrazioni postume di un scrittore già postumo a se stesso prima del suicidio nel 1973, che aveva presentito con acutezza il liquefarsi progressivo delle categorie di pensiero, sociali, esistenziali. Perché una volta, forse ancor prima di lui, chi perseguiva la libertà, le libertà individuali, i diritti umani, si disse staccando gli occhi dal volume, era ritenuto progressista, mentre era considerato conservatore chi propugnava l’autoritarismo nelle sue diverse forme; oggi al contrario (e già con ogni evidenza al tempo dell’autore, stando alle parole lette nel romanzo) era conservatore chi difendeva diritti e libertà personali, autonomia di azioni e di giudizio, progressista chi favoriva gerarchie socioeconomiche, deleghe in bianco ai potenti, prevaricazioni, privilegi, dominio di un gruppo su un altro, di un individuo su un altro. Si chiese allora se fosse stato per questo che aveva apposto segnalibri a quei brani. Forse, si rispose dopo averci meditato un po’ su. Cercò di ricordarlo con più precisione. Forse, se le categorie della sua mente o del pensiero comune non erano ulteriormente cambiate.

 

 

 

Bj Muirhead, "To turn away from it all", da https://bjmuirhead.wordpress.com/

Bj Muirhead, “To turn away from it all”, da https://bjmuirhead.wordpress.com/

Agnès Weber, "Getting worse", da http://agnesweber.tumblr.com/

Agnès Weber, “Getting worse”, da http://agnesweber.tumblr.com/

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

Bexi Cook, "Legs", da http://bexicook.blogspot.it/

Bexi Cook, “Legs”, da http://bexicook.blogspot.it/

James Darling, "Courtney trouble, da http://askpermission.tumblr.com/

James Darling, “Courtney trouble”, da http://askpermission.tumblr.com/

foto presa dal web

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