Incroci fortuiti del dove e del quando (96)

Dopo una lunga discussione, fatta di pelle che cambiava continuamente colore e di bolle emesse in misure e progressioni variabili dalle pseudo-branchie, gli esseri simili a grandi pesci rossi decisero a maggioranza di dirigere l’immenso vascello interstellare verso un’altra zona del pianeta. Si trattava dello stesso corpo celeste, il terzo di un sistema solare immerso in una galassia lattescente, che era già apparso sui loro schermi e al quale si erano avvicinati mentre era in corso una specie di guerra civile: di qui la loro decisione di allontanarsene. Ma alcuni membri dell’equipaggio avevano insistito più tardi per esplorarne un’altra parte, magari meno abitata, più tranquilla quindi, per avere la possibilità di esaminarlo un po’ meglio. Altri invece si opponevano, sostenendo che quel pianeta doveva essere pericoloso ovunque, del tutto inospitale per individui come loro; che sarebbe risultato impossibile allacciare qualsiasi tipo di contatto con la popolazione, anche per una ragiona pratica: quelli si esprimevano con suoni modulati e articolati, loro invece lo facevano con i colori e le bolle. Ma l’esito del dibattito era stato favorevole ai più intraprendenti. Due di loro quindi entrarono in una sfera trasparente di vapore sostenuta da un campo di energia: l’atmosfera del pianeta era composta non solo di gas letali per la loro struttura fisica, come l’azoto, ma era anche troppo secca, li avrebbe uccisi in pochi minuti. La grossa bolla uscì poco dopo dall’astronave, che si era avvicinata a poche centinaia metri sopra la superficie, e planò lentamente verso una zona dove prevaleva il verde: erba, arbusti di vari generi e dimensioni, alberi, alture, cielo terso e soprattutto silenzio: pareva un posto disabitato. La sfera di vapore si posò morbidamente su un piccolo rilievo ondulato e i due grossi pesci che vi stavano dentro presero a guardarsi intorno regolando gli strumenti per le misurazioni fisiche, chimiche, biologiche. Erano ancora intenti nelle loro sperimentazioni, qualche ora più tardi, quando sentirono rumori cadenzati: passi, accompagnati da suoni che parevano di comunicazione. Videro avvicinarsi due esseri bipedi, uno con due protuberanze gemelle al centro fra le estremità superiori e poco al di sotto dell’organo più o meno ellittico che stava in cima, coperto da uno strato di pelo piuttosto lungo in quell’individuo, più corto nell’altro. Entrambi si fermarono non appena notarono la grossa bolla trasparente sulla piccola altura. Si scambiarono alcuni suoni e poi cominciarono ad avvicinarsi. Ma con molta cautela, si vedeva. Osservarono a lungo la sfera, scambiandosi ogni tanto sguardi perplessi, vi girarono intorno diverse volte, quindi vi si fermarono davanti. Avevano tenute da trekking, con pantaloni corti, maglione, calzettoni, scarponi e zaini in spalla. Mai visti due pesci rossi così enormi, disse la donna. Chissà di che specie sono, fece l’uomo, ma soprattutto chi e come mai li ha lasciati qui, dove non viene mai nessuno. Mah, riprese lei, forse un collezionista che se n’è stancato, capita, sai. C’è gente… Ho intravisto un laghetto qui vicino. Sì, rispose lui, mi pare un po’ più a valle. Appunto, disse le donna. Forse uno di questi tipi che non sono davvero appassionati ma si innamorano per un po’ delle cose strane, degli animali rari, ma a un certo punto si stancano e se ne disfano come se niente fosse. Forse voleva scaricarli nel laghetto ma per qualche motivo… Sai che ti dico? Perché non ce li prendiamo noi? Noi… disse l’altro, e che ne… Sono belli, e magari non mangiano poi così tanto. E poi… sembra che ci guardino, lo hai notato? Non so, è… come se fossero intelligenti. Ora non esagerare, fece l’uomo. Però, sai… va bene, prendiamoli con noi, tanto stiamo per tornare. Magari il laghetto non sarebbe un habitat adatto a loro, potrebbero morire. Ok, mi hai convinto. Ma aiutami, questa boccia peserà… Allungarono le braccia e il campo di forza li investì in pieno, mentre gli esseri simili a pesci si scambiavano occhiate, emettevano bolle a ondate caotiche e la loro pelle cambiava colore all’impazzata per lo spavento: quegli individui stavano tentando di attaccarli? Lo scudo protettivo però teneva bene, si dissero mentre la potente scarica strappava ai bipedi tutto ciò che avevano indosso e li faceva crollare a terra. La sfera di vapore acqueo si sollevò lentamente dalla superficie del pianeta per fare ritorno al vascello, lasciando i corpi esanimi, supini, fuligginosi e completamente nudi dei due abitanti. Non sono morti, solo storditi per fortuna, convennero gli esseri simili a pesci. Mi sarebbe dispiaciuto… considerò uno. Si riprenderanno presto, non credo che abbiano subito danni gravi, osservò l’altro. Vedrai che una volta svegli penseranno magari di avere avere fatto un sogno. Ma così scoperti, indifesi… interloquì il primo. Oppure, riprese l’altro, potrebbero pensare di essere stati investiti da una qualche tempesta elettromagnetica, planetaria o solare. Insomma, qualcosa del genere. Ma non può essere, ci hanno visto tutti e due distintamente, se lo ricorderanno. Oh… allora non so che dire, fece ancora il secondo. Però, valli a capire questi alieni…

 

 

 

Foto presa dal web

Foto presa dal web

Foto presa dal web

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Georgesmiley, "Self shot at Lighthouse, Berkeley, CA", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot at Lighthouse, Berkeley, CA”, da http://georgesmiley.tumblr.com/

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