Nudità con regole variabili

Se trovassi un uomo con orecchie per sentire, pensò, gli chiederei di farmelo vedere. Sì, come nei giochi dei bambini: mostrami il tuo pisello. Anzi, mettiti nudo, ché dopo lo faccio anch’io. Perché, gli spiegherei, se non vedo il tuo cazzo tendo a pensare al tuo cazzo, disse ancora fra sé e sé mentre si aggirava irrequieta per la casa, non riusciva a concentrarsi in nulla di particolare. Sì, credo che farei come tante donne che conosco, e aumentò l’andatura: l’affetto, la condivisione, la confidenza, l’intimità, il rispetto, l’onestà, la fedeltà, l’amore, magari eterno ma non necessariamente al giorno d’oggi, certo ‒ dicono in pubblico di desiderare questo con un uomo, ma poi nelle conversazioni private viene fuori che il loro vero sogno è avere per sé un cazzo bello grosso, non ha importanza a chi appartenga, e lo proclamano pure quando sono in incognito nei siti porno di internet. Insomma, fanno, vogliono fare come i maschi con la fica. Solo che, più degli uomini (non sono molti i casi nel mondo maschile), ammantano tutto questo di “poesia”: sensazioni, emozioni, veli e voli e ombre della mente, fantasie di dominazione oppure, più spesso, di sottomissione e altri orpelli del genere. E con la differenza sostanziale che, visto che nei maschi l’eccitazione si vede, eccome, agghindano il proprio corpo in modo da lanciare messaggi sessuali attraverso il vestiario, la biancheria intima, il trucco, i trattamenti di bellezza e così via. Fanno le romantiche, le tipe in carriera, le intellettuali (oggi è molto di moda, sì, cioè fa tendenza, come si usa dire ormai) ma agognano solo il cazzo, dipendono solo dal cazzo, sia fisicamente sia mentalmente. Si struggono per avere un grosso cazzo a disposizione e nella vita di ogni giorno si comportano proprio come se lo avessero. Perché il cazzo si vede anche sotto i vestiti, si ingrossa, si indurisce, si impone, mentre la fica resta nascosta: si bagna, si inzuppa, cola, però in privato. Si sedette e non poté fare a meno di meditare ancora su questo argomento, benché sentisse l’esigenza di pensare pure ad altro. A un uomo davvero capace di ascoltare invece, ammesso naturalmente che lo trovassi, io direi di mostrarmi il suo cazzo. Così, a bruciapelo. Sorrise fra sé. Aggiungendo che potrebbe esporlo ai miei occhi indifferentemente a riposo oppure turgido di desiderio. Ma che per questo non dovrebbe ritenersi lusingato del presunto riconoscimento del suo ruolo di maschio, né al contrario intimidito o imbarazzato dal mio sguardo. No, dovrebbe invece sentirsi sempre più a suo agio, man mano che passa il tempo, abituarsi alla sua nudità finendo per intenderla, lo spererei, come una condizione abituale, normale. Perché dovrebbe diventare tale ancor più e ancor prima per me. Sì, in un primo tempo, lo confesso, finirei innumerevoli volte per soffermarmi sul pene: non ci potrei fare niente; l’oggetto desiderato, “proibito”, e di norma occultato, suscita sempre un’attenzione particolare. Poi però, ed è proprio quello che voglio, la vista del cazzo nudo, piccolo o grosso, duro oppure flaccido, sono certa che cesserebbe di suscitare in me una fascinazione accecante permettendomi di guardare invece l’intero suo corpo ma non solo, il suo modo di muoversi, di abitare lo spazio, e anche il suo sguardo, le sue espressioni, certi particolari della pelle e della mente che tante volte sfuggono, certi tic, tanti moti istintivi che a proposito di un essere dicono più delle parole, di frasi, di interi discorsi. Così il mio desiderio diventerebbe davvero completo: dal pene e dallo scroto si estenderebbe all’intimità più profonda di quella persona. Il problema però, pensò alzandosi ancora una volta e ricominciando a vagare per la casa, è proprio la persona. Un individuo che mettendosi a nudo permetterebbe anche a me di mettermi a nudo, di rivelargli tutti i segreti che sinora forse non ho saputo svelare nemmeno a me stessa, perfino i più depravati e inconfessabili. Il problema è proprio la persona, disse di nuovo fra sé fermandosi davanti a uno scaffale per cercare un libro da leggere. Cercare, sì, concluse, non bisognerebbe mai smettere di cercare. Anche se non si trova ciò che si cerca. Tempo dell’esistenza permettendo, beninteso. Ma pure il tempo, proprio come la gente, in fondo ha regole variabili.

 

 

 

Egoero, da "Lights and shadows, http://egoero.tumblr.com/

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Alina Senchuk, da "Goodbyestockholm", https://www.flickr.com/photos/goodbyestockholm/

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Egoero, da "Lights and shadows, http://egoero.tumblr.com/

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Plume Heters-Tannenbaum, Misungui&Dom. da http://quatre48.tumblr.com/

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