Le puttane

Un’intera giornata a litigare: sopportava sempre meno la saccenteria, l’arrivismo, l’opportunismo dei colleghi che leccavano il culo ai superiori, pensava, si prostituivano a chiunque pur di fare un po’ di carriera. Miserabili, miserabili. Si era messo a gridare, a un certo punto, trattenendosi a stento da spazzare via a manate tutto ciò che stava sul tavolo di lavoro: computer, carte, penne e quant’altro. All’uscita salì in auto e prese a girare senza meta, con il corpo che tremava ancora dalla rabbia, il respiro affannoso, un lancinante dolore all’altezza dello stomaco. Si sentiva quasi mancare e si fermò sul ciglio di una strada larga, accanto a un gruppo di puttane in attesa di clienti. Una dovette credere che fosse lì proprio per loro: aprì lo sportello del passeggero e si sedette senza una parola. Molto scura di pelle, doveva essere dell’Africa equatoriale. Lui ripartì in direzione di casa. Quando arrivarono la fece entrare e si accorse soltanto allora che doveva avere poco più di vent’anni. Le chiese che età avesse quindi, ma lei gli fece capire a gesti che non comprendeva la lingua. Si pentì amaramente di averla portata con sé e gesticolando a sua volta cercò di farle capire che voleva riaccompagnarla lì dove l’aveva trovata. Lei lo guardò in silenzio e cominciò invece a spogliarsi, rimanendogli presto nuda davanti. Ricominciò a urlare, si sentì di nuovo male, poi il buio. Riprese i sensi che era adagiato su una poltrona, nudo anch’egli, il sesso che pendeva da un lato come carne che non gli apparteneva, pensò. Non riusciva a percepire alcuno stimolo dal ventre. La ragazza nera gli si era accovacciata davanti. Provava però una sensazione di benessere crescente, se ne accorse in quel momento, che non proveniva dal pene bensì da un braccio e da una mano che lei gli stava carezzando con delicatezza. La guardò e quella si portò un dito alle labbra, non voleva che parlasse. Continuò a carezzarlo a lungo invece, fino a che il suo corpo privo di forze non sprofondò nel sonno. Al risveglio lei era ancora lì, dormiva con la testa appoggiata fra le sue ginocchia. Non sapeva quanto tempo fosse trascorso. Una parte di sé provava vergogna: era soltanto una giovinetta, si disse, per giunta africana, chissà che cosa aveva passato. Avrebbe dovuto pagarla e pure bene, sì, anche se… insomma, non era nelle sue abitudini questo, non l’aveva mai fatto. Certo, però, a quel punto doveva. Ma dopo, che futuro avrebbe avuto quell’essere… domande su domande, alle quali non sapeva rispondere. Un’altra parte di sé invece, quella più intima, meno razionale di sicuro, non poteva negarlo, stava bene. Si sentiva appagata nonostante la sua virilità… quel pensiero lo fece ridere, piuttosto che avvilirlo… non avesse avuto modo di manifestarsi. Ma forse proprio per questo: aveva la coscienza, anche se non capì esattamente per quale via, che in realtà fosse stato lui la vera puttana. Proprio allora ebbe un’erezione e si masturbò stando attento a non svegliare la ragazza.

 

 

 

Foto presa dal web

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Jorge Bispo, "Silvia", da http://apartamento302.tumblr.com/

Jorge Bispo, “Silvia”, da http://apartamento302.tumblr.com/

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Coriolis, "Perspective on the matter", da http://coriolis.tumblr.com/

Coriolis, “Perspective on the matter”, da http://coriolis.tumblr.com/

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