I sensi, le dita, un buco di culo

Sondare solo con le mani un viso, i suoi contorni, le orecchie, gli occhi, il naso, il collo. Insinuare le dita nella bocca, tra i denti. Toccare la lingua, il resto del corpo, le membra, le pieghe, le rughe, le asperità, le callosità, quasi a volerlo leggere in braille. Questo frullava al fondo della sua mente ed emergeva in momenti inaspettati, quando i pensieri avrebbero dovuto essere rivolti a tutt’altro: cose da fare, o da non fare. Provare se era possibile risalire dal corpo fino all’essere più intimo, segreto di una persona soltanto con i sensi ma escludendo la vista e l’udito, troppo condizionati da pregiudizi pseudorazionali. La vista: il colore della pelle, l’aspetto più o meno curato, il sesso, il genere, l’età, l’abbigliamento. L’udito: l’idioma, il tono della voce, le parole, l’uso di frasi più o meno fatte, gli artifici retorici che camuffavano l’essere in sé. L’odore, riteneva, era in grado di rivelare molto circa la particolarità di ognuno però a volte riusciva a confonderne ugualmente la specificità, se troppo impregnato di sostanze non appartenenti al corpo o che risultavano collegabili a un’intera categoria: per esempio, l’idea comune che il sudore dei neri è un po’ troppo pungente. E così il sapore, anche se meno. Ma le mani, quando rese cieche e sorde e mute, se private dell’ausilio di altri sensi, organi di puro tatto se denudate di ogni accessorio, erano forse ancora più capaci, così in sé, di stanare un essere dal suo essere, si rese conto una mattina in cui non aveva nulla da fare se non restarsene in attesa di essere, di lavorare, di muoversi nel sistema che aveva visto articolarsi tutto intorno, con le sue scelte sempre meno decisive, meno incidenti, degradate al livello di circostanze accidentali o in determinati casi attenuanti. E allora: prendere fra le mani un cazzo nell’oscurità assoluta, sentirselo crescere fra i palmi e come, con quali tocchi, e le palle, prendere seni sconosciuti, una fica e sentire inturgidirsi i capezzoli, le labbra, il clitoride e come, con quali tocchi sentirli inumidirsi, introdurvi uno o più dita, infilare le dita alla cieca in un buco di culo e arrivare. Arrivare da qualche parte, si disse con un sospiro in apparenza rassegnato, in sostanza poi non così tanto. Credeva.

 

 

 

Kitty: "I want Lion’s fingers in my mouth", da http://lionvskitty.tumblr.com/

Kitty: “I want Lion’s fingers in my mouth”, da http://lionvskitty.tumblr.com/

Camilla Cattabriga, da "Nicole e Flavia", http://camillacattabriga.tumblr.com/

Camilla Cattabriga, da “Nicole e Flavia”, http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto presa dal web, modificata ed elaborata

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