Quarantaseiesimo giorno (dopo quanti mesi non conta): una vera intimità irreale

Trascorsi alcuni mesi tornarono a scriversi, ne discussero altre volte e trovarono una possibile soluzione, dopo averne valutate diverse. Ognuna aveva qualche difetto, forse anche quest’ultima, però qui sembrava ci si potesse ovviare. Una casa vacanze, di quelle che si affittavano per brevi lassi di tempo. L’avrebbe presa uno, pagandola in anticipo e arrivando sul posto una mezz’ora prima dell’altro. Lui entrò che lei era già lì, nuda e distesa sul letto, come concordato. Un lenzuolo le copriva la testa, il volto e l’intera figura sino al ventre, così da lasciare visibili solo le gambe e il pube. Tutto al naturale, così erano rimasti d’accordo: nessuna depilazione né smalti, profumi o altri artifici. E nemmeno una parola. Lui si spogliò distendendosi a pancia in giù e cominciò a baciarla dai piedi ai polpacci, alle ginocchia, alle cosce, avvicinandosi sempre più alla vulva. Vi poggiò quindi la bocca, si fece strada con la lingua nel ciuffo di peluria castana e aprì le labbra scoprendo pure il clitoride. Leccò a lungo la carne che si inumidiva, si insinuò a fondo nella vagina e sentì presto muti spasmi di piacere. Nessun gemito: come promesso lei si trattenne dal fargli sentire la sua voce. Lui non si fermò. Continuò a baciarla e a leccarla su tutta la parte visibile del corpo fino a che non lo sentì scosso da nuovi sussulti, presto seguiti da altri ancora. Usò anche le mani, un’infinità di carezze, il clitoride gonfio e vibrante sotto i polpastrelli, la vagina che pulsava mentre vi spingeva dentro uno, due, tre dita. Lei venne di nuovo, sempre in silenzio ma con più intensità. Riuscì poi a vincere le sue resistenze a voltarsi sul ventre: fu un po’ difficile senza scoprire la parte superiore del corpo, ma ce la fece. Le carezzò le natiche tese, strette, la sollevò un po’ sulle ginocchia mentre le vedeva scuotere la testa sotto il lenzuolo in segno di diniego, decise però di non curarsene e allargò i glutei con le mani leccando pure questi a lungo, poggiando e poco dopo infilando la lingua nell’orifizio, tante volte, rimanendo in ascolto dei suoi sospiri affannosi. Sentì la resistenza scemare quando si sollevò a sua volta e la penetrò da dietro nella vagina, muovendosi piano. Ma il corpo di lei tornò a tendersi non appena spinse un dito dentro l’ano, poi un altro, con forza. Si inarcò, si irrigidì però venne ancora una volta, scossa da violenti tremiti pure adesso muti. Lui allora tirò fuori il pene dalla vulva e ne poggiò la punta sulla fessura fra le natiche. Stavolta nessun cenno di rifiuto, il bordo dell’orifizio si era disteso. Vi spinse dentro il membro delicatamente: a ogni pressione penetrava un po’ di più, finché non arrivò sino in fondo. Si mosse ancora con lentezza in lei, strappandole sospiri, rantoli, singhiozzi, vide una sua mano fare capolino sotto il pube, le dita tormentare le labbra e il clitoride. Spinse diverse altre volte, molto in profondità, quindi estrasse l’asta dell’ano e cominciò a masturbarsi fra i suoi glutei scaricando la propria linfa su questi e sulla schiena di lei, senza riuscire a trattenere una serie di sospiri rauchi. Lei ebbe un nuovo orgasmo, lungo, e subito dopo crollò sfinita sul materasso. Trascorsero alcuni minuti e lui si alzò dal letto, l’asciugò con un fazzoletto, le carezzò ancora le natiche, con molta tenerezza, e andò a lavarsi. Uscì dal bagno che lei era ancora nella stessa posizione, a pancia in giù, coperta dalla testa al fondoschiena, le gambe rimaste aperte. Sembrava dormire. Si rivestì in fretta e uscì per permetterle di alzarsi e di rimettersi in ordine. Non sapeva chi fosse, pensò mentre tornava a casa, tuttavia poteva affermare di conoscerla oramai intimamente. E molto. Ma si trattava di una conoscenza priva di immagine. Quasi un controsenso, un ossimoro, una situazione irreale benché concreta, del tutto tangibile nel mondo che abitavano e che, sentivano entrambi, li aveva pian piano spinti verso l’inesistenza.

 

 

 

Carmen De Vos, "Just in case [From the series mme.xposed]", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Just in case [From the series mme.xposed]”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Foto presa dal web e modificata

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 "The best kiss", da http://ourpublicprivates.tumblr.com/

“The best kiss”, da http://ourpublicprivates.tumblr.com/

Foto presa dal web e modificata

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Plume Heters Tannenbaum, da  "BedRoom #05", http://quatre48.tumblr.com/

Plume Heters Tannenbaum, da “BedRoom #05”, http://quatre48.tumblr.com/

Foto presa dal web, modificata ed elaborata

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