Peli e maturità

E’ curioso pensare che una volta (almeno per le persone di oltre cinquant’anni, suppongo), quando si era alle soglie della pubertà e capitava che ci si spogliasse per qualche motivo assieme a individui più grandi di noi, si guardavano con invidia le ascelle, i petti, le gambe, le braccia, i pubi, le vulve, i peni, gli scroti coperti di peli. E si desiderava fortemente che crescessero anche a noi: sarebbe stato il segno che pure noi stavamo per diventare adulti, che avevamo imboccato la strada della maturità, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione. I primi peli sul corpo, insomma, erano come una specie di festa. Così ne volevamo sempre di più. Ora invece, anche in età adulta o forse a maggior ragione nella maturità, facciamo di tutto per disfarci dei peli, e quasi non c’è più alcuna differenza tra donne e uomini. Ci radiamo ogni parte del corpo: gambe, braccia, petto, pube, pene, palle, vulva, natiche… I peli, insomma, oggi per il grosso della gente sono un impaccio, un fastidio, antiestetiche quanto moleste appendici, su di sé come sugli altri. Se ne potrebbe dedurre allora che nel tempo presente la maturità, l’indipendenza, una scelta, una responsabilità assunta a qualsiasi titolo siano ritenute, al pari dei peli, inutili e seccanti accessori.

 

 

 

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