Incroci fortuiti del dove e del quando (100)

Aveva sempre amato quel luogo. Una collina che dominava il mare pressoché solitaria, vegetazione selvatica con la tipica macchia mediterranea: arbusti spontanei per lo più, fiori di campo, alberi qua e là; oltre a rigagnoli d’acqua che serpeggiavano spesso non visti, in solchi coperti dalle erbe. Ma anche pietre antiche, resti di una città greco-romana, mura, strade e vialetti lastricati, parti di pareti e pavimentazioni che dovevano essere state variopinte o a mosaico. A volte, dopo che aveva piovuto a dirotto, le pietre restavano per giorni immerse in grosse pozze d’acqua. Quando era esposta al sole abbagliante invece l’altura pareva quasi brulla. Se guardata da lontano, comunque. Non appena ci si avvicinava, ci si inerpicava per i suoi sentieri, lo strato d’umido che l’avvolgeva diventava tangibile: una leggera foschia che sembrava sfocare in permanenza ogni cosa, rendendone i contorni vaghi ma allo stesso tempo, ed era strano, molto netti. Puliti, avrebbe detto. Specie di primo mattino, quando era quasi del tutto nascosta da una spessa coltre di nebbia che nemmeno il vento a volte riusciva a disperdere. Forse per questo, pensò, ci andava poca gente. Anzi, spesso proprio nessuno. Lì si aveva la sensazione di essere in un mondo a parte, fuori dalla realtà quotidiana, dall’intricata, delle volte perfino inestricabile, contorta rete dei rapporti sociali. A tante persone ciò faceva paura, dava loro un senso di inquietudine, probabilmente. Ai suoi occhi invece era tutto il contrario: amava quel luogo proprio perché appariva solitario, benché dal versante opposto al mare fossero visibili strade percorse da miriadi di veicoli, case, edifici vari, lampioni dell’illuminazione pubblica, agglomerati umani densamente abitati. Ma era sufficiente non guardare da quella parte per sentirsi come protetti dalla densa cappa d’umido dell’altura. Ci saliva piuttosto spesso quindi, cercando un posto asciutto o una pietra per sedersi e leggere un libro o solo pensare guardando il verde tutto intorno, il cielo terso oppure solcato da nuvole, con una mano che a un certo punto si avvicinava automaticamente a sfiorare, a toccare, carezzare il ventre e i genitali. Non era mai una vera masturbazione, quanto piuttosto una specie di manifestazione esteriore del benessere che riempiva il suo intimo in simili momenti. Stava bene e voleva avvertirlo anche nel corpo, insomma. Senza spasmi però, senza le esplosioni dell’orgasmo che intorpidivano per qualche tempo i sensi e le membra, dopo. Desiderava un godimento prolungato oltre che diffuso e quieto, tutto qui. Una di queste volte però i suoi occhi si posarono sulle margherite che crescevano e fiorivano in abbondanza lì dove sedeva, bianche e gialle, illuminate dal sole e brillanti dell’umidità che si era raccolta su gambi, foglie e corolle. E si accorse a un certo punto che i petali cominciavano a cambiare colore. Prima diventarono blu cupo e poi si misero a lampeggiare in tutte le tonalità dell’azzurro, riusciva malapena a guardarle tanto si stavano facendo veloci le variazioni di tinta. Dopo un po’ sentì una specie di rombo sordo che si trasformò presto in un boato, mentre una piccola roccia vicina si spaccò all’improvviso con uno schiocco secco. Sussultò e fissò il cielo che nel frattempo era diventato grigio, plumbeo, pesante. Fino a qualche attimo prima invece splendeva il sole. Avvicinò con cautela la mano a uno dei fiori, allora: temeva di prendere una scossa elettrica o qualcosa del genere, ma per fortuna non avvenne nulla. La corolla, benché lampeggiasse ancora nell’intera gamma del blu, era al tatto piacevolmente intrisa di tiepide gocce d’acqua. La prese delicatamente fra le dita evitando di staccarla dal gambo, la sfiorò per qualche minuto, meditando, e infine disse fra sé: è proprio vero, a questo mondo troppe cose non vanno.

 

 

 

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Foto mia, amatoriale

Amateur photographer from Rome, da http://nicelyinbw.tumblr.com/

Amateur photographer from Rome, da http://nicelyinbw.tumblr.com/

Elena Helfrecht, da "Nightflowers", http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Elena Helfrecht, da “Nightflowers”, http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (99)

Prima di andarsene in un altro sistema solare, comunque, volevano lasciare qualcosa di sé su quel pianeta che non erano riusciti a capire. Almeno, fino ad allora. Magari in un futuro anche non tanto prossimo… chissà, si dissero gli esseri simili a grossi pesci rossi. E sganciarono dalla loro astronave, a ondate variabili, grandi ciuffi di quella che sembrava una specie di erbaccia, con gambi e foglie molto spessi, duri, di un verde che abbacinava. Li fecero cadere in luoghi ricchi d’acqua e dall’aria fortemente impregnata d’umido: era l’habitat del loro pianeta come pure del vascello. In condizioni adatte quelle piante, che si conficcavano nel terreno attecchendo all’istante, producevano fiori simili a margherite selvatiche, bianchi o gialli per lo più. Ma la loro caratteristica peculiare era che se la situazione dell’ambiente cambiava per un motivo qualsiasi, gambi, foglie e fiori mutavano di colore. Non definitivamente, però: ogni uno o due secondi al massimo, passando da una tonalità a un’altra della stessa gamma, determinata in base all’anomalia riscontrata nell’area in cui vivevano. Insomma, una sorta di erba-sentinella. Naturalmente i simil-pesci si chiesero se gli umani, che trovavano così tanto diversi da sé, avrebbero afferrato l’elevato valore di quel dono. Vero, erano stati costretti a depositare le piante in zone scarsamente o per nulla abitate, viste le loro caratteristiche, anche se avevano trovato qualche luogo adatto, sufficientemente umido, pure in grandi città. Ma avevano la netta impressione che in ogni caso gli abitanti del pianeta le avrebbero scambiate nella maggior parte dei casi per le erbacce così diffuse in tanti territori del loro mondo. Sperarono solamente, mentre ormai erano sulla rotta di un altro sistema, che almeno qualcuno, magari uno scienziato ma non per forza tale, si sarebbe fatto prendere dalla curiosità e avrebbe cominciato a studiarle, scoprendone l’immensa utilità. Oltre all’aspetto estetico, certo: loro, i grossi pesci rossi, trovavano quella specie vegetale oltremodo bella e spesso restavano a guardarla per ore, se non per giorni, senza mai stancarsene. Ma gli umani? Apparivano davvero incomprensibili, su questo concordavano tutti. Quindi potevano solo augurarsi che avrebbero saputo apprezzare il loro dono in qualche modo, convennero mentre la nave lasciava definitivamente l’orbita del terzo pianeta in quel sistema sperduto della galassia lattiginosa.

 

 

 

Bernard Creely, "Silence", da http://bernardcreely.tumblr.com/

Bernard Creely, “Silence”, da http://bernardcreely.tumblr.com/

Carmen De Vos, "The weird Daisy - Oostakker #04 [From the series With Love From…]", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “The weird Daisy – Oostakker #04 [From the series With Love From…]”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Philomena Famulok, "The withered twig", da http://philomena-famulok.tumblr.com/

Philomena Famulok, “The withered twig”, da http://philomena-famulok.tumblr.com/

Laura Makabresku, "The anatomy lesson", da http://lauramakabresku.tumblr.com/

Laura Makabresku, “The anatomy lesson”, da http://lauramakabresku.tumblr.com/

"Ellie Lane by Ellie Lane - March 2015", da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

“Ellie Lane by Ellie Lane – March 2015″, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Laura Makabresku, "Cabinet of souls", da http://lauramakabresku.tumblr.com/

Laura Makabresku, “Cabinet of souls”, da http://lauramakabresku.tumblr.com/

Viki Kollerová, "Untitled ½", 2014, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, “Untitled ½”, 2014, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (98)

Per gli esseri simili a grossi pesci rossi il tempo non era uguale a quello degli umani. O meglio, la percezione del tempo. Essi infatti vivevano centinaia e centinaia di anni e non avevano mai fretta di raggiungere i risultati che si erano prefissi. Così rimasero per diversi decenni a volteggiare intorno al pianeta con il loro vascello galattico. Ma ebbero cura di regolare il volo in modalità “invisibile”, cosicché chi avesse alzato gli occhi non avrebbe visto altro che una grande nuvola solcare il cielo. O una delle tante. Avevano deciso di tenersi a debita distanza, dopo che i contatti ravvicinati con la popolazione non avevano avuto esiti troppo felici. La nave disegnò migliaia, forse anche milioni di lente orbite su traiettorie sempre diverse rilevando quasi ovunque scarichi di sostanze tossiche nei terreni, nell’aria, nei corsi d’acqua, nei mari, rifiuti e materiale in disuso sparsi ovunque, un esteso e avanzato effetto serra con la desertificazione di larghe porzioni della superficie del globo, abitata e non, lo scioglimento dei ghiacci ai poli, incendi in numerose zone boschive e dopo alcuni anni frane rovinose che sovvertivano l’aspetto dei luoghi, supersfruttati nelle loro risorse, oltre a danneggiare e in diversi casi distruggere del tutto i manufatti realizzati dagli abitanti; edifici, troppi comunque, sottoposti peraltro alla naturale tensione dei terremoti e spesso non in grado di resistervi perché costruiti male, forse con eccessiva fretta pur di fare fronte al perenne aumento demografico che era la caratteristica più sorprendente, secondo i simil-pesci, di questo particolare mondo: un’enorme massa di individui che nasceva e moriva nel giro di appena qualche decennio. Sembrava loro un vero e proprio spreco. Quando gli esseri non perdevano la vita appena qualche mese, qualche giorno o perfino qualche ora dopo che erano venuti alla luce; in ogni caso, ben prima del loro tempo, per fame, sete, malattie, catastrofi naturali, guerre, dominazioni di vario genere. Pareva che si odiassero l’un l’altro: violenza diffusa non soltanto fra singoli umanoidi ma anche tra quelli che sembravano clan familiari, gruppi, categorie, popolazioni, etnie. Si odiavano, era evidente agli alieni, per i più svariati motivi: stato fisico diverso, diverso colore della pelle, opinioni, modi di pensare differenti e molto altro. E tanti, tanti fuggivano dai loro luoghi d’origine per cercare rifugio altrove, ma spesso rimettendoci la vita. Alcune brevi analisi statistiche furono in grado di rivelare che la maggior parte dei pericoli, dei cataclismi, delle ecatombi su quel pianeta era opera degli stessi abitanti, come se questi detestassero in primo luogo se stessi e il mondo che li ospitava. Rinunciando di comune accordo a farsi domande nell’immediato ‒ dopo ne avrebbero avuto tutto il tempo, lo sapevano ‒ gli esseri simili a grossi pesci rossi accumularono una mole immensa di dati, di conoscenze, spunti di riflessione in quantità. Quando pensarono di averne abbastanza, infine, decisero di spostarsi in un altro sistema stellare.

 

 

 

Regina Orioli, da "Reportage Papigno", http://manidivelluto.tumblr.com/

Regina Orioli, da “Reportage Papigno”, http://manidivelluto.tumblr.com/

Regina Orioli, da "Reportage Papigno", http://manidivelluto.tumblr.com/

Regina Orioli, da “Reportage Papigno”, http://manidivelluto.tumblr.com/

Regina Orioli, da "Reportage Papigno", http://manidivelluto.tumblr.com/

Regina Orioli, da “Reportage Papigno”, http://manidivelluto.tumblr.com/

Da "Vitamina C" project, http://vitaminac-ph.tumblr.com/

Da “Vitamina C” project, http://vitaminac-ph.tumblr.com/

Viki Kollerová, "Untitled", 2014, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, “Untitled”, 2014, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, "Love", 2013, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, “Love”, 2013, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Crina Prida, "Geometry of lust", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “Geometry of lust”, da http://crinaprida.tumblr.com/

Da "Vitamina C" project, http://vitaminac-ph.tumblr.com/

Da “Vitamina C” project, http://vitaminac-ph.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (97)

Incrociarono una frotta di bambini dell’asilo e forse anche delle prime classi elementari, rumorosa, urlante, con due o tre insegnanti che si sgolavano per tenere unito il gruppo. Provarono un attimo di confusione, al limite del panico, quando i ragazzini li circondarono da ogni parte con voci acute che vibravano nelle loro orecchie. Ma la schiera passò velocemente oltre, mentre i maestri spiegavano le caratteristiche del luogo a voce altrettanto alta, la sua origine, ne descrivevano per sommi capi ogni parte. Si erano imbattuti in una gita d’istruzione o in qualcosa di simile, pensarono entrambi mentre andavano a prendere un carrello per la spesa. Quel giorno per fortuna il centro commerciale non era particolarmente affollato.

Come diversi altri fin qui pubblicati, anche questo “Incrocio fortuito” prende spunto da un fatto realmente accaduto

 

 

 

Crina Prida, "Smoke", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “Smoke”, da http://crinaprida.tumblr.com/

Cecilia Verilli, da "Building bridges", http://ceciliaverilli.tumblr.com/

Cecilia Verilli, da “Building bridges”, http://ceciliaverilli.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Mindy Reed by Ellie Lane, march 2015, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Mindy Reed by Ellie Lane, march 2015, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Rachel Lauren by Ellie Lane, march 2015, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Rachel Lauren by Ellie Lane, march 2015, da http://ellie-lane-imagery.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Viki Kollerová, "Run!", 2012, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, “Run!”, 2012, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, "Man and woman", 2014, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, “Man and woman”, 2014, da http://vikikollerova.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (96)

Dopo una lunga discussione, fatta di pelle che cambiava continuamente colore e di bolle emesse in misure e progressioni variabili dalle pseudo-branchie, gli esseri simili a grandi pesci rossi decisero a maggioranza di dirigere l’immenso vascello interstellare verso un’altra zona del pianeta. Si trattava dello stesso corpo celeste, il terzo di un sistema solare immerso in una galassia lattescente, che era già apparso sui loro schermi e al quale si erano avvicinati mentre era in corso una specie di guerra civile: di qui la loro decisione di allontanarsene. Ma alcuni membri dell’equipaggio avevano insistito più tardi per esplorarne un’altra parte, magari meno abitata, più tranquilla quindi, per avere la possibilità di esaminarlo un po’ meglio. Altri invece si opponevano, sostenendo che quel pianeta doveva essere pericoloso ovunque, del tutto inospitale per individui come loro; che sarebbe risultato impossibile allacciare qualsiasi tipo di contatto con la popolazione, anche per una ragiona pratica: quelli si esprimevano con suoni modulati e articolati, loro invece lo facevano con i colori e le bolle. Ma l’esito del dibattito era stato favorevole ai più intraprendenti. Due di loro quindi entrarono in una sfera trasparente di vapore sostenuta da un campo di energia: l’atmosfera del pianeta era composta non solo di gas letali per la loro struttura fisica, come l’azoto, ma era anche troppo secca, li avrebbe uccisi in pochi minuti. La grossa bolla uscì poco dopo dall’astronave, che si era avvicinata a poche centinaia metri sopra la superficie, e planò lentamente verso una zona dove prevaleva il verde: erba, arbusti di vari generi e dimensioni, alberi, alture, cielo terso e soprattutto silenzio: pareva un posto disabitato. La sfera di vapore si posò morbidamente su un piccolo rilievo ondulato e i due grossi pesci che vi stavano dentro presero a guardarsi intorno regolando gli strumenti per le misurazioni fisiche, chimiche, biologiche. Erano ancora intenti nelle loro sperimentazioni, qualche ora più tardi, quando sentirono rumori cadenzati: passi, accompagnati da suoni che parevano di comunicazione. Videro avvicinarsi due esseri bipedi, uno con due protuberanze gemelle al centro fra le estremità superiori e poco al di sotto dell’organo più o meno ellittico che stava in cima, coperto da uno strato di pelo piuttosto lungo in quell’individuo, più corto nell’altro. Entrambi si fermarono non appena notarono la grossa bolla trasparente sulla piccola altura. Si scambiarono alcuni suoni e poi cominciarono ad avvicinarsi. Ma con molta cautela, si vedeva. Osservarono a lungo la sfera, scambiandosi ogni tanto sguardi perplessi, vi girarono intorno diverse volte, quindi vi si fermarono davanti. Avevano tenute da trekking, con pantaloni corti, maglione, calzettoni, scarponi e zaini in spalla. Mai visti due pesci rossi così enormi, disse la donna. Chissà di che specie sono, fece l’uomo, ma soprattutto chi e come mai li ha lasciati qui, dove non viene mai nessuno. Mah, riprese lei, forse un collezionista che se n’è stancato, capita, sai. C’è gente… Ho intravisto un laghetto qui vicino. Sì, rispose lui, mi pare un po’ più a valle. Appunto, disse le donna. Forse uno di questi tipi che non sono davvero appassionati ma si innamorano per un po’ delle cose strane, degli animali rari, ma a un certo punto si stancano e se ne disfano come se niente fosse. Forse voleva scaricarli nel laghetto ma per qualche motivo… Sai che ti dico? Perché non ce li prendiamo noi? Noi… disse l’altro, e che ne… Sono belli, e magari non mangiano poi così tanto. E poi… sembra che ci guardino, lo hai notato? Non so, è… come se fossero intelligenti. Ora non esagerare, fece l’uomo. Però, sai… va bene, prendiamoli con noi, tanto stiamo per tornare. Magari il laghetto non sarebbe un habitat adatto a loro, potrebbero morire. Ok, mi hai convinto. Ma aiutami, questa boccia peserà… Allungarono le braccia e il campo di forza li investì in pieno, mentre gli esseri simili a pesci si scambiavano occhiate, emettevano bolle a ondate caotiche e la loro pelle cambiava colore all’impazzata per lo spavento: quegli individui stavano tentando di attaccarli? Lo scudo protettivo però teneva bene, si dissero mentre la potente scarica strappava ai bipedi tutto ciò che avevano indosso e li faceva crollare a terra. La sfera di vapore acqueo si sollevò lentamente dalla superficie del pianeta per fare ritorno al vascello, lasciando i corpi esanimi, supini, fuligginosi e completamente nudi dei due abitanti. Non sono morti, solo storditi per fortuna, convennero gli esseri simili a pesci. Mi sarebbe dispiaciuto… considerò uno. Si riprenderanno presto, non credo che abbiano subito danni gravi, osservò l’altro. Vedrai che una volta svegli penseranno magari di avere avere fatto un sogno. Ma così scoperti, indifesi… interloquì il primo. Oppure, riprese l’altro, potrebbero pensare di essere stati investiti da una qualche tempesta elettromagnetica, planetaria o solare. Insomma, qualcosa del genere. Ma non può essere, ci hanno visto tutti e due distintamente, se lo ricorderanno. Oh… allora non so che dire, fece ancora il secondo. Però, valli a capire questi alieni…

 

 

 

Foto presa dal web

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Georgesmiley, "Self shot at Lighthouse, Berkeley, CA", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot at Lighthouse, Berkeley, CA”, da http://georgesmiley.tumblr.com/