Ricordiamo qualcosa del decalogo (coi tempi che corrono…)

“Io sono il Signore tuo Dio. Non avrai altro dio all’infuori di me”

 

Decalogue - 01

 

“Non nominare il nome di Dio invano”

 

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“Non commettere atti impuri”

 

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“Non rubare”

 

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“Non desiderare la donna d’altri”

 

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Le foto sono di Massimo S. Volonté, da “Decalogue – A tribute to Krzysztof Kieślowski”, https://msvphoto.wordpress.com/

 

Locandina de "L'ultima tentazione di Cristo", film del 1988 di Martin Scorsese, con Willem Dafoe, Harvey Keitel, Barbara Hershey

Locandina de “L’ultima tentazione di Cristo”, film del 1988 di Martin Scorsese, con Willem Dafoe, Harvey Keitel, Barbara Hershey, tratto dal romanzo postumo del 1960 di Nikos Kazantzakis

Incroci fortuiti del dove e del quando (85) – Su passi di un romanzo di Guido Morselli

“C’è una categoria di gente a cui certe difficoltà non dovrebbero mai essere imposte perché sono, veramente, sproporzionate in eccesso.

“Individui che ne sono soverchiati, dopo esserne colti alla sprovvista: come appunto succede a me. Individui che hanno corto il fiato e corte le gambe, anche se fornitissimi per tanti altri versi. Ma sì, una specie, o sottospecie, di intellettuali. Superstite ormai, perché assediata, circoscritta, da un ambiente ostile, tisicizzata da un’atmosfera irrespirabile (si esige l’impegno, si pone l’alternativa brutale: o schierarsi o sparire; e quelli, invece, a ingegnarsi di sfuggire, se non proprio di resistere). Avvezzi a arretrare di faccia alle difficoltà del vivere morale, nel loro piccolo mondo privato di cui sono le divinità immanenti, come pronte a schivare (ignorandole con fastidio, rimpicciolendole, e alla peggio rinviandole) le urgenze del ‘vivere sociale’ nell’estraneo mondo fatto della ‘amorfa’ moltitudine degli altri.

“Specifichiamo: sono uomini di cultura. Un elaborato involucro, sempre tenuto lustro, di una cultura che non è saldezza (‘inumana’) di principi, non è rigore (‘astratto’) di deduzioni, ma in cambio è ricca di sfumature e pregnante di implicazioni, non ignara di contraddizioni e riserve eleganti, ben disposta alle velleità critiche. E inoltre, molto idonea a renderli influenti e qualche volta eminenti in una ristretta società o élite di loro simili e di loro imitatori, il cui piacere supremo e, virtualmente, l’unica norma è la misura. (La ‘linea’, nel senso in cui in inglese si può dire: ‘it is not my line’). La moderazione in tutto, nel gusto per una tradizione, nell’antipatia per le posizioni nette, nella coerenza con le proprie idee. Decorosamente conservatori, dilettanti con finezza, agnostici senza darlo a vedere, egoisti con valide giustificazioni spirituali.

(…)

“Sto dimenticando di avere riconosciuto da un pezzo (da anni) che i limiti della tribù sono i miei limiti. I suoi difetti e i suoi, incontestabili, pregi, forniscono alcuni dei miei stessi connotati. Anche se, nell’intimo, non mi sento filisteo, anche se la mia cultura non è ricca di implicazioni. E a trascurare la circostanza che parecchi di loro mi hanno giudicato un conservatore piuttosto infido, troppo portato alla fronda sul terreno delle opinioni politiche, e quasi un indipendente in fatto di costume.

(…)

“I Principi (…), o i valori come diremmo noi, sono in decozione: da ideali passando a miti, e da miti a utili strumenti, nelle mani di gente che ha di mira l’azione. Tiriamo avanti anche noi, trascinati o sospinti dallo stupido strumento che chiamiamo vita sociale, senza un nostro moto spontaneo: e forse, restiamo ritti perché c’è ressa. Salvo ci soccorra (e ci basti) uno degli stimoli, sempre più radi e fiacchi, che vengono su dal fondo della nostra miseria individuale, l’ambizione, l’amore e cioè il sesso, e qualche altra variabile; come il turismo.”

Aveva messo segnalibri in corrispondenza di questi passi del romanzo “Un dramma borghese” di Guido Morselli (Adelphi, 1978), una delle tante narrazioni postume di un scrittore già postumo a se stesso prima del suicidio nel 1973, che aveva presentito con acutezza il liquefarsi progressivo delle categorie di pensiero, sociali, esistenziali. Perché una volta, forse ancor prima di lui, chi perseguiva la libertà, le libertà individuali, i diritti umani, si disse staccando gli occhi dal volume, era ritenuto progressista, mentre era considerato conservatore chi propugnava l’autoritarismo nelle sue diverse forme; oggi al contrario (e già con ogni evidenza al tempo dell’autore, stando alle parole lette nel romanzo) era conservatore chi difendeva diritti e libertà personali, autonomia di azioni e di giudizio, progressista chi favoriva gerarchie socioeconomiche, deleghe in bianco ai potenti, prevaricazioni, privilegi, dominio di un gruppo su un altro, di un individuo su un altro. Si chiese allora se fosse stato per questo che aveva apposto segnalibri a quei brani. Forse, si rispose dopo averci meditato un po’ su. Cercò di ricordarlo con più precisione. Forse, se le categorie della sua mente o del pensiero comune non erano ulteriormente cambiate.

 

 

 

Bj Muirhead, "To turn away from it all", da https://bjmuirhead.wordpress.com/

Bj Muirhead, “To turn away from it all”, da https://bjmuirhead.wordpress.com/

Agnès Weber, "Getting worse", da http://agnesweber.tumblr.com/

Agnès Weber, “Getting worse”, da http://agnesweber.tumblr.com/

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

Bexi Cook, "Legs", da http://bexicook.blogspot.it/

Bexi Cook, “Legs”, da http://bexicook.blogspot.it/

James Darling, "Courtney trouble, da http://askpermission.tumblr.com/

James Darling, “Courtney trouble”, da http://askpermission.tumblr.com/

foto presa dal web

foto presa dal web

Incroci fortuiti del dove e del quando (84)

Morti italiani in Tunisia, seppe. Un giovane rom aveva sparato a poliziotti durante un inseguimento: lo lesse sul giornale. Persone di una certa nazionalità uccise da gente di un’altra nazionalità, o di una tale religione sterminati da soggetti di religione diversa: notizie del genere circolavano oramai ogni giorno, pensò. I morti, o anche i vivi, andavano classificati, catalogati, identificati secondo un qualche tipo di appartenenza, molto raramente in base alla loro particolare individualità, quasi mai riguardo alla loro generale dimensione di esseri umani, con speranze e diritto di vita a prescindere dal luogo in cui erano nati o abitavano, dall’aspetto esteriore, dalla razza, dalla cultura, dalle idee, dalle opinioni, dallo stile di esistenza. E pure se non seguivano alcuna fede religiosa. Anzi, si disse, con grande frequenza chi non praticava un credo qualunque diventava, specie in occasione di fatti sanguinosi di cronaca, pressoché inesistente, proprio perché inclassificabile. Allo stesso modo in cui da tanti era condannato senza appello il cosiddetto “relativismo”. Che poi, aggiunse fra sé, almeno nel suo caso non era altro che la coscienza che non esiste un solo modo di essere e di porsi davanti al mondo. L’antirelativismo (in pratica l’assolutismo o l’integralismo, solo questione di termini e non di sostanza) condannava, si disse, in primo luogo il suo modo di essere, così inquieto, incerto, ondivago, pieno di interrogativi non risolti, di ricerche mai concluse, di convinzioni liquide, idee instabili, in perenne evoluzione verso principi universalmente riconosciuti e davvero validi per tutti (o involuzione, a seconda dei punti di vista: ciò che una volta era visto come progressista oggi era ritenuto conservatore, osservò, e viceversa). Principi irraggiungibili, credeva da tempo: per questo il percorso non aveva mai fine. Una maniera di vivere per definizione relativa, la sua, senza postulati rigidi o numi tutelari (sociali, di culto) e proprio per questo condannata non solo all’errore ma prima di tutto all’inesistenza, appunto per impossibilità di catalogazione. In genere non considerava ciò, ossia questo modo di sentirsi, come un attestarsi al di fuori oppure al di sopra degli altri individui, anche se non poteva escludere con certezza la presenza di una certa quota di vanità nel suo mondo interiore; era più che altro la coscienza, invece, che nel caso avesse perso la vita, tanto per fare un esempio concordante nella fattispecie, nessuno se ne sarebbe accorto: come per i profughi che annegavano nel Mediterraneo, le vittime di fame, malattie, torture, omicidi, stragi, genocidi, pulizie etniche in nazioni povere o dimenticate. Nessuno ci avrebbe fatto mente locale perché non avrebbe saputo dire che “tipo” di persona fosse morta, a quale gruppo o che categoria appartenesse; non accontentandosi di dire semplicemente che era morta una persona, più persone, che era venuto a mancare un abitante o un certo numero di abitanti del mondo. E intanto era arrivata la primavera, se ne accorse solo in quel momento.

 

 

 

Massimo S. Volonté, "Self-portrait LXII", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “Self-portrait LXII”, da https://msvphoto.wordpress.com/

TK KIM, "Painting 2", da https://tkkimblog.wordpress.com/

TK KIM, “Painting 2″, da https://tkkimblog.wordpress.com/

TK KIM, "Painting 3", da https://tkkimblog.wordpress.com/

TK KIM, “Painting 3″, da https://tkkimblog.wordpress.com/

Agnès Weber, "Hide and seek (24)", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “Hide and seek (24)”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Massimo S. Volonté, "I'm a loser", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “I’m a loser”, da https://msvphoto.wordpress.com/

Carmen De Vos, "Think", from the series "Mee-xposed", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Think”, from the series “Mee-xposed”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Agnès Weber, "Insomnia", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “Insomnia”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Georgesmiley, "Shot at Home - NYC", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Shot at Home – NYC”, da http://georgesmiley.tumblr.com/

foto presa dal web

foto presa dal web

Incroci fortuiti del dove e del quando (83)

D’altronde, pensò mentre si lavava il viso, non c’è bisogno di usare letteralmente le mani per mettere le mani su ogni cosa: in politica, in economia, nei rapporti sociali, personali, intimi…

 

 

 

Sabrina Dacos, "The hand that rocks the cradle" (2010), da http://sabrina-dacos.tumblr.com/

Sabrina Dacos, “The hand that rocks the cradle” (2010), da http://sabrina-dacos.tumblr.com/

Georgesmiley, shot by Tommie Tomahawk with Edith J at home - Minneapolis, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, shot by Tommie Tomahawk with Edith J at home – Minneapolis, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, "Self shot with Keira Grant at home - NYC, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot with Keira Grant at home – NYC, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, shot by Edith J with Tommie Tomahawks at home - Minneapolis, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, shot by Edith J with Tommie Tomahawks at home – Minneapolis, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, "Self shot with Rayne Tupelo at home - NYC", da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot with Rayne Tupelo at home – NYC”, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Agnès Weber, "A night with(out) you (2)", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “A night with(out) you (2)”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Incroci fortuiti del dove e del quando (82)

Non aveva mai stabilito con esattezza la natura del fascino esercitato sul suo essere dalle mani. Era come un’attrazione magnetica: vedeva immagini dove le mani apparivano da protagoniste, in primo piano o in una posizione di evidenza e non riusciva a staccare gli occhi di lì. Ma poteva essere pure una specie di timor panico, pensò: come chi ha paura di rettili o insetti, per esempio, e però non può fare a meno di guardarli. C’era il fatto, certo, che aveva sempre considerato le mani il più potente veicolo di conoscenza: ancora più degli occhi, delle orecchie, del naso, della bocca, del cervello stesso. Il senso di profondità, di plasticità, di tridimensionalità, di evoluzione, di trasformazione di un corpo o di qualcosa che le mani davano era pressoché impossibile, riteneva, per gli altri organi di senso. Pur con il dubbio di sbagliarsi, beninteso; ma per istinto la vedeva così. D’altro canto non sopportava di avere toccato il corpo da mani altrui se non per amore, affetto, confidenza, sesso: il che voleva dire due o tre persone in tutto, non di più. E in ogni caso dovevano essere mani non curate, che mostravano ogni difetto della pelle, delle unghie, magari rosicchiate, e pure le grinze, le deformazioni, le callosità dovute all’uso o al tempo. Mani cioè delle quali poteva pensare di fidarsi.

 

 

 

Agnès Weber, "Intimacy (9)", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “Intimacy (9)”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Rick Poston, "Bud - Left a good job in the city - Minneapolis", da http://rickposton.tumblr.com/

Rick Poston, “Bud – Left a good job in the city – Minneapolis”, da http://rickposton.tumblr.com/

Georgesmiley, "Self shot at home, NYC, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, “Self shot at home, NYC, da http://georgesmiley.tumblr.com/

Tina Modotti, "Burattinaio", 1929

Tina Modotti, “Burattinaio”, 1929

Tina Modotti, "Mani su una pala", 1927

Tina Modotti, “Mani su una pala”, 1927

Tina Modotti, "Donna di Tehuatenpec - Le mani di Assunta Modotti", 1926

Tina Modotti, “Donna di Tehuatenpec – Le mani di Assunta Modotti”, 1926

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foto mia

Georgesmiley, shot by Anastassia Arteyeva at Home, NYC, http://georgesmiley.tumblr.com/

Georgesmiley, shot by Anastassia Arteyeva at Home, NYC, http://georgesmiley.tumblr.com/