Raggi di luce, filtri, sur-realtà

Esistono raggi di luce che attraversano le cose ma passando come attraverso zanzariere di plastica, di tela, di tulle oppure di idee che interferiscono con la luce e con le cose stesse. Sogni o frammenti di immaginazione che filtrano ogni cosa, che vi si sovrappongono: sur-realtà trattate alla stregua di coronamento delle verità. Ci sono raggi di luce che si formano prima delle parole, pure delle forme, eppure danno forma alle parole e alle forme. Limitano i contorni e anche se stessi, però. E soltanto svanendo, tornando a espandersi, riescono a riconquistare il proprio vero significato in rapporto alle cose che toccano. E così le cose, del resto. Veri quando si perdono, nel momento in cui sfuggono.

 

 

 

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Gnoseologie

Gnoseologie: si vede ciò che non c’è o non si vede quello che c’è. Nuvole, pietre, vegetazione, tante cose possono assumere forme umane, per esempio; oppure accade il contrario. I sensi, l’intelletto, la ragione, il principio più o meno pregiudiziale della forma: gestalt lo schema senza schema appare come il suo contrario. Forma spogliata della forma. Esplorazione. Fermarsi a guardare. Fermarsi pure senza osservare davvero, fermarsi a basta. Volgersi altrove, cioè. Anche l’altrove può essere un metodo di conoscenza o indifferentemente di ignoranza: bisogna solo chiedersi che differenza fa.

 

 

 

Gnoseologie 1

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Umberto Eco “social”

I social network secondo Umberto Eco (morto a 84 anni): “Hanno dato diritto di parola a milioni di imbecilli”.

 

 

 

 

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A sinistra una “base magica” di Piero Manzoni: basta salirvi sopra per trasformare se stessi in un’opera d’arte; a destra “Socle du monde”, dello stesso autore milanese, lo zoccolo (capovolto) del mondo (entrambe le opere risalgono al 1961)

 

Natura naturata

Dove i corpi risplendono o appassiscono. Spesso le due cose insieme. Dove i corpi si confondono per non mentire. Ma i corpi mentono difficilmente, benché si adornino sovente di finzioni portatili.

 

 

 

Natura naturata 1

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Natura naturata 2

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Natura naturata 3

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Natura naturata 4

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Le guerre, le patrie, il sangue, gli stati e l’utopia poetica di Chlebnikov

(…) e intanto, madri,
portate via i vostri figli,
se apparirà in qualche posto uno stato.
Giovani, saltate e rintanatevi nelle spelonche
e nel profondo del mare,
se in qualche posto vedrete uno stato.
Ragazze e chiunque fra voi non sopporta l’odore dei morti,
cadete in deliquio alla parola “frontiere”:
esse odorano di cadaveri.
Eppure ogni ceppo fu un tempo
una bella conifera,
un pino fogliuto.
Il ceppo è perverso soltanto per questo,
che su di esso si tronca la testa agli uomini.
(…)
Sei cresciuto in un bosco di parole:
ceneriera, fiammifero, cicca,
pari tra pari;
ma perché si va nutrendo d’uomini?
Perché il paese natìo s’è fatto cannibale,
e la patria sua sposa?
(…) voi fate finta
che l’umanità sia soltanto una pasta,
un dolce biscotto che vi si scioglie in bocca;
se il biscotto scatterà come un rasoio dicendo: mammina?
Se lo spargeremo di noi,
come di un tossico?
(…)
Se gli stati sono perversi,
chi di noi moverà un solo dito,
per prolungare il loro sonno
sotto la coltre del Per Sempre?
(…)
Quanto a noi, condottieri dell’umanità
da noi edificata secondo le leggi dei raggi
con l’ausilio delle equazioni del fato,
noi rinneghiamo i padroni,
che si spacciano per governanti,
per stati e altre case editrici
e ditte commerciali Guerra & C.,
che hanno appoggiato i mulini del dolce benessere
all’ormai triennale cascata
di vostra birra e di nostro sangue
dall’inerme onda rossa.
Vediamo stati ruzzolare sulla spada
per lo sconforto del nostro avvento.
La patria sulle labbra, sventolandovi
col ventaglio del regolamento bèllico-campale,
avete con impudenza inserito la guerra
nel cerchio delle Fidanzate dell’uomo.
(…)
Restate dunque volontaria intesa
di privati, non necessaria a nessuno
e per nessuno importante.
Fastidiosa come un mal di denti
in una Nonnina del XVII secolo.
Rispetto a noi voi siete
come l’irsuta gamba-mano di una scimmia,
scottata da un recondito dio-fiamma,
rispetto alla mano di un pensatore, che plàcida
governa l’universo
di questo cavaliere della notte sellata.
(…)
Noi siamo un genere speciale d’arma.
(…)
Intersecato da una rossa fòlgore,
l’azzurro stendardo dell’Anarchia,
stendardo delle albe ventose, dei soli aurorali,
è issato e sventola sopra la terra,
eccolo, amici miei!
Il Governo del Globo Terrestre!

 

Velimir Chlebnikov, da “Solo noi, arrotolati i vostri tre anni di guerra” (21 aprile 1917), in Poesie, Einaudi, 1968, traduzione e cura di Angelo Maria Ripellino

 

 

 

Aleksandr Ivanovič Kuprin, "Nudo con tappeto asiatico sullo sfondo", 1918

Aleksandr Ivanovič Kuprin, “Nudo con tappeto asiatico sullo sfondo”, 1918

Lyubov' Popova, "Uomo seduto", 1913

Lyubov’ Popova, “Uomo seduto”, 1913

Il’ja Maškov, "Natura morta", 1912-13

Il’ja Maškov, “Natura morta”, 1912-13

Pavel Filonov, "Facce", 1940

Pavel Filonov, “Facce”, 1940

Pavel Filonov, "Uomo e donna (Adamo ed Eva)", 1913

Pavel Filonov, “Uomo e donna (Adamo ed Eva)”, 1913

Alexandra Exter, "Famira Kifared Menada", 1916

Alexandra Exter, “Famira Kifared Menada”, 1916