Un interrogativo e lo scroto

Era ancora a letto quando gli venne in mente, non capì attraverso quale associazione di idee, l’ormai antico dilemma dell’eros: il godimento sessuale era da considerare associato alla pulsione di morte, come sostenevano Freud e la schiacciante maggioranza dei suoi allievi, o soltanto all’istinto vitale, come invece pensavano Reich e i suoi pochi seguaci? A giudicare da come andava il mondo, si disse accorgendosi che gli mancava la forza di alzarsi, sembrava che la ragione stesse dalla parte del fondatore dalla psicoanalisi. Ma era una condizione data o la conseguenza dell’evoluzione sociale, della repressione che il più delle volte aveva avuto il sopravvento sulla libertà e sulla convivenza? Riuscì a mettersi seduto ma provava una stanchezza immane, benché avesse dormito abbastanza, riteneva. Si sentiva schiacciato… non sapeva nemmeno lui da che cosa: probabilmente dall’esistenza stessa, dal fatto che ormai da tempo se ne era attestato ai margini. E forse si era trattato solo in parte di una libera scelta, ne era pressoché certo. Scelte, sì, comunque ne aveva fatte tante, innumerevoli: troppe, forse, per lo standard della gente che si vedeva intorno e che mediamente preferiva seguire la corrente, delegare le decisioni a chi comandava, a chi era più potente, socialmente visibile. Alle personalità dominanti insomma. Lui dominante non lo era, non sapeva e dopotutto non voleva esserlo. Ma ciò col tempo gli aveva procurato una spossatezza… non soltanto tutte le cose che non accettava, in più interrogativi che si portava addosso come pesi sempre più grevi. Decise di fare uno sforzo allora, si alzò, fece colazione, si lavò e ancora nudo in bagno legò strettamente lo scroto con un laccio. Rimase così per l’intera giornata.

 

 

 

Egoero, da "Lights and shadows", http://egoero.tumblr.com/

Egoero, da “Lights and shadows”, http://egoero.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "Temptation - one of my etchings, hand-colored with gouache and watercolor", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “Temptation – one of my etchings, hand-colored with gouache and watercolor”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Misungui by Iris Alba, da http://misungui.tumblr.com/

Misungui by Iris Alba, da http://misungui.tumblr.com/

Lina Scheynius, "Emeric in Abisko, spring 2011", da http://linascheyniusdiary.tumblr.com/

Lina Scheynius, “Emeric in Abisko, spring 2011”, da http://linascheyniusdiary.tumblr.com/

Potret-em, vintage collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, vintage collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Potret-em, collage, da http://potret-em.tumblr.com/

Foto presa dal web e modificata

Foto presa dal web e modificata

Memorie in giro per le membra stanche

Ripensò alla sua giovinezza mentre in cima a una scala puliva un lampadario. Forse perché aveva sentito per un attimo le gambe tremare, poi un capogiro per fortuna brevissimo. Soprattutto durante l’adolescenza aveva avuto grandi aspettative per il proprio corpo, ma accompagnate da forti paure, incubi perfino. Era cosciente già allora che l’aspetto esteriore sarebbe stato il suo biglietto da visita nel mondo, che mediante questo avrebbe ricevuto il suo attestato di riconoscimento e quindi una notevole parte della propria identità: simpatia, antipatia, bellezza, bruttezza, attrazione, repulsione, intelligenza, stupidità, furbizia, ingenuità, seduzione, ripugnanza, successi, fallimenti… tutto questo sarebbe passato attraverso il suo corpo. A partire naturalmente dalla sfera sessuale. Ne aveva avuto un’acuta consapevolezza fin dalla tarda pubertà, in effetti. Accompagnata però da un’impressione di inadeguatezza altrettanto netta che aveva instillato nel suo intimo il desiderio di trasformarsi in un essere di solo spirito, o magari d’acqua o d’aria. Perché non riusciva a controllare il proprio corpo, in realtà, non sapeva cioè come renderlo accettabile per rendersi “appetibile”. E perché aveva capito che proprio attraverso il corpo avveniva la catalogazione sociale del suo intero essere. Ma non voleva, sapeva che era una partita persa e non riusciva ad accettarlo. Ora che ci ripensava con attenzione, cominciava a ricordarselo sempre meglio: il disagio in presenza di altri esseri, anche quelli verso cui provava trasporto erotico, ma non necessariamente, e che di fatto invece teneva a distanza; oppure, più spesso, se ne manteneva distante. Tutto questo però senza potere mai smettere di trattenerli nella propria mente e di masturbarsi fino allo spasimo per il desiderio di vedere, di toccare i loro corpi, nudi o no. E di goderne. Anche quando ne aveva avuto l’occasione, in pratica ci aveva sempre rinunciato. Passò a un altro lampadario e attese che il nuovo capogiro passasse. Stavolta fu un po’ più lungo, sentiva la stanchezza. Ci aveva messo diversi anni, rammentò, anzi decenni per cominciare appena a conciliare il corpo con la mente. Per capire che il corpo era la manifestazione visibile dell’essere intero, meglio ancora dei tanti esseri che abitavano la stessa persona. Che quindi non era controllabile, se non in piccola parte, proprio perché da un lato raccoglieva in sé, sintetizzandoli ove poteva, innumerevoli stimoli diversi e spesso contraddittori, dall’altro interagiva a sua volta con tali stimoli, di natura mentale, attraverso gli istinti, le pulsioni, i bisogni fisiologici, i difetti, le malattie, con il risultato di complicarli ulteriormente. Ci aveva messo molto a capire, peraltro in tempi nei quali l’immagine esteriore (estetica) era diventata sempre più dominante nei rapporti sociali, che il corpo non andava addomesticato né sbandierato, tantomeno idolatrato o disprezzato, ma accettato come una delle tante componenti di se stessi, pure coccolato, titillato; e così il pensiero, che da solo non era ugualmente in grado di rappresentare e neanche di definire un’identità, considerata la sua natura molteplice, sfuggente, e anche se spesso ma per lo più invano ci provava ricorrendo alla propria funzione razionale. Aveva appena cominciato a capire che con il corpo (e con la mente, del resto) si poteva soltanto scendere a patti, ricordò mentre faceva una pausa caffè, quando aveva acquisito la certezza che il suo corpo cominciava a invecchiare.

 

 

 

Tori Day, "From the inside out 6", da http://tori-day.tumblr.com/

Tori Day, “From the inside out 6”, da http://tori-day.tumblr.com/

Pois-chiches (Cecilia Verilli), "Rome XV, da http://pois-chiches.tumblr.com/

Pois-chiches (Cecilia Verilli), “Rome XV, da http://pois-chiches.tumblr.com/

Tori Day, "From the inside out 5", da http://tori-day.tumblr.com/

Tori Day, “From the inside out 5”, da http://tori-day.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "One of my figure drawings - charcoal and pastel on paper", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “One of my figure drawings – charcoal and pastel on paper”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Tori Day, "From the inside out 4", da http://tori-day.tumblr.com/

Tori Day, “From the inside out 4”, da http://tori-day.tumblr.com/

Tori Day, "From the inside out 2", da http://tori-day.tumblr.com/

Tori Day, “From the inside out 2”, da http://tori-day.tumblr.com/

Phillip Dvorak, "One of my figure drawings - charcoal on paper (20 minute pose)", da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Phillip Dvorak, “One of my figure drawings – charcoal on paper (20 minute pose)”, da http://phillipdvorak.tumblr.com/

Mani protettive, sguardo in cerca di protezione

Avrebbe voluto ricevere sculacciate, da quelle mani. Certo, pure carezze, coccole, ma più di tutto sculacciate. Mani poco o per nulla curate, vene in rilievo, pelle indurita, riarsa, raggrinzita dall’uso, dal sole e dalle intemperie. Forse il suo desiderio era dettato, pensò, dall’espressione severa, burbera della donna che le teneva in grembo. Anche se lo sguardo lasciava trasparire in certi attimi un fondo di smarrimento, ancorché fievole, come se cercasse un luogo appartato dove potersi rincantucciare, in cui riprendere fiato, rilassarsi. Una donna capace di proteggere altri esseri, ne ebbe all’improvviso la certezza, ma chiedendo protezione a sua volta.

 

 

 

Foto presa dal web

Foto presa dal web

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Elena Helfrecht, "Think outside the box", da http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Elena Helfrecht, “Think outside the box”, da http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Disegno di Valentina De Felice, da http://dehappyhappiness.tumblr.com/

Disegno di Valentina De Felice, da http://dehappyhappiness.tumblr.com/

Elena Helfrecht, da "A lonely life", via http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Elena Helfrecht, da “A lonely life”, via http://elenahelfrecht.tumblr.com/

Stef D, "Phylactere", da http://stef-des.tumblr.com/

Stef D, “Phylactere”, da http://stef-des.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (92)

Poi c’era quell’altra domanda che sentiva aleggiare intorno a sé da diverso tempo. Stranieri, alieni: portatori da alcuni anni di rischi terroristici, si diceva da molte parti. E inoltre, da molto prima, di criminalità, aggiungevano in tanti: le galere erano piene soprattutto di immigrati, non si poteva certo negare. Vero, pensò. Ma non solo: anche di gente che non aveva mai avuto o non aveva più soldi. Poveri e stranieri finivano nelle maglie della giustizia per svariati motivi e naturalmente il più delle volte si vedevano assegnare avvocati d’ufficio che, colpevoli o innocenti che fossero, consigliavano loro (o li persuadevano) di patteggiare una pena, insomma di ammettere la propria responsabilità anche se magari in quella specifica circostanza non ne avevano affatto. Ma così risolvevano in qualche modo la cosa, no? Salvo a uscirne schedati e pregiudicati. Dopo la reclusione, beninteso. I ricchi e potenti invece ingaggiavano stuoli di legali di grido che, pagati profumatamente, scovavano ogni possibile cavillo, organizzavano complesse e costose indagini difensive, presentavano ricorsi e controricorsi con il risultato che i loro clienti la galera quasi non la vedevano, e se la vedevano era solo per poco tempo, in fondo non erano socialmente pericolosi, e in caso di assoluzione chiedevano allo Stato un sacco di denaro a titolo di risarcimento. A volte, pure, ricusavano i giudici e quant’altro. Una pletora di processi a personaggi di un certo peso, quindi, finiva in prescrizione e amen. Come se niente fosse accaduto. I delinquenti. Statisticamente, pensò, era logico ritenere che ce ne fossero in tutte le classi sociali e in tutte le nazionalità. Non aveva senso perciò distinguere fra i “nostri” e i “loro”, oppure gli “altri”. Ma ciò solo in teoria: nella pratica era ben diverso, come aveva appena constatato. Allora la risposta alla domanda iniziale… che risposta poteva esserci, si chiese. Era di fatto assiomatica, in sostanza. Vivere ai margini, insomma, fuori dal mondo che conta e che si “vede”, tutto qui. L’unica vera differenza, pensò ancora riferendosi alla propria condizione, era se si sceglieva di vivere ai margini o invece ci si trovava. Ma poi neanche questo valeva al cento per cento. L’unica differenza in realtà era non accorgersi delle differenze, non potere o non volere vedere altra condizione che la propria.

 

 

 

Carmen De Vos, "Scene from photonovel Het Recht", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Scene from photonovel Het Recht”, da http://carmendevos.tumblr.com/

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Carmen De Vos, “Scene from photonovel Het Recht”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Trey Squire, "Skin (Strength)", da http://treyvisions.tumblr.com/

Trey Squire, “Skin (Strength)”, da http://treyvisions.tumblr.com/

Da "Charles Swann on her ground", http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Da “Charles Swann on her ground”, http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Da "Charles Swann on her ground", http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Da “Charles Swann on her ground”, http://charles-swann-on-her-ground.tumblr.com/

Josef Thomas Petsovits, "Sex and dying", da http://josef-thomas-petsovits.tumblr.com/

Josef Thomas Petsovits, “Sex and dying”, da http://josef-thomas-petsovits.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Foto di Camilla Cattabriga, da http://camillacattabriga.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (80)

Cosparse la casa e l’area intorno al portone di palloncini gonfiati con l’elio. Sottilissimi fili di cotone li tenevano legati a mobili, sedie, infissi, quadri, maniglie, pomelli, sporgenze varie. Su ognuno di essi aveva scritto a pennarello nero “carica esplosiva”.

 

 

 

Agnès Weber, "Backstage FW2015", da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Agnès Weber, “Backstage FW2015”, da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Rick Poston, "Valentine and me, by me, NYC", da http://rickposton.tumblr.com/

Rick Poston, “Valentine and me, by me, NYC”, da http://rickposton.tumblr.com/

Agnès Weber, "Via Torino, Milano", da https://instagram.com/penombre/?ref=badge

Agnès Weber, “Via Torino, Milano”, da https://instagram.com/penombre/?ref=badge