Civiltà occidentale

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Camere dello scirocco contro la sofferenza degli altri

Venti, tempeste, burrasche. Lo scirocco, ad esempio, prende il nome dalla Siria: proviene da sudest infatti, dal martoriato Medioriente quindi (ma pure dall’Asia centrale). In Nordafrica, in Libia per la precisione, viene denominato ghibli. Tempeste. Non solo vento però. O meglio, masse d’aria e, da alcuni anni a questa parte ormai, anche di persone che fuggono da ogni sorta di dannazione: guerre, torture, dittature, carestie, fame, sete, assenza di speranze. Anticamente nei Paesi mediterranei si usava difendersi da questo vento caldo e umido chiudendosi in ambienti sotterranei privi di finestre, denominati appunto “camere dello scirocco”. Lì si stava freschi, al riparo dalla iattura dell’aria soffocante. A volte erano ricavate da cantine ma in tanti casi venivano scavate direttamente nella roccia al di sotto delle case. Pareti spesse, impermeabili, in grado di rendere immuni quei luoghi dalla sofferenza che proveniva da lontano. E lo stesso sta facendo in questi ultimi tempi l’Europa: costruisce pareti, spesse, quasi invalicabili, per tenere lontana da sé un’altra sofferenza che arriva da sudest, quella umana. O per filtrarla: è meglio che entri col contagocce, in piccole dosi, per non turbare i nostri bambini, per non costringerci a rivedere, a sconvolgere magari il nostro sistema di vita consolidato. Occidentale. Loro devono sorbirsi le nostre guerre, le nostre lezioni di democrazia, ma che risolvano da sé i problemi che “noi” abbiamo portato nei loro territori. Noi non abbiamo responsabilità: le economie devono girare. Le camere dello scirocco sono tornate quindi, e in tutto il nostro continente stavolta: pareti spesse contro la sofferenza delle “mandrie” che premono ai nostri confini, delle “bestie” che ci assediano (e che come bestie, letteralmente, stiamo trattando). Pareti per difendersi dalla sofferenza degli altri.

 

 

 

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Composizione (artigianale) di immagini

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Incroci fortuiti del dove e del quando (87)

Aveva saputo dai media che la disoccupazione era diminuita. Il giorno dopo gli stessi organi di informazione dissero invece che era aumentata. Qualche tempo prima era stato proclamato che la nazione stava uscendo dalla crisi, che la gente riprendeva a comprare merci, che il prodotto interno ricominciava ad aumentare. Ma pochi giorni più tardi aveva appreso che no, il prodotto interno era ancora negativo, non si acquistava poi così tanto, che occorreva tempo per uscire dai tempi grami. Cercò un programma televisivo di approfondimento per capirci almeno qualcosa, di quelli dove si confrontavano esperti di politica, di economia e tanto altro. Ne trovò uno con in corso un dibattito molto serrato, in cui tutti parlavano praticamente insieme, non era chiaro se litigassero oppure disputassero semplicemente. A un certo punto le voci non solo si sovrapposero ma cominciarono a mescolarsi, sempre più numerose, fino a che non ne venne fuori prima una sorta di unico mormorio assordante, quindi un’indistinta vibrazione simile al suono simulato e amplificato di un’onda elettromagnetica. Subito dopo presero a sovrapporsi e a mescolarsi anche i corpi, generando una grande forma nebulosa, rutilante, che cambiava perimetro ogni attimo pur mantenendo vagamente i contorni di una figura, forse umana o forse non proprio. Suoni e immagini si susseguirono così per qualche minuto, come per una forte interferenza. Stava per spegnere il televisore, pensando a un guasto o a qualche problema di trasmissione del ripetitore, quando sullo schermo apparve un’altra immagine stavolta nitida, immobile e completamente silenziosa: natiche immense che riempirono l’intera superficie del video per diversi minuti. O almeno, tali sembravano. E per tutto quel tempo, in ogni caso, tennero inchiodato il suo sguardo.

 

 

 

Viki Kollerová, "Headless talks", 2010 (Ilford Delta 100, digital collage), da http://vikikollerova.tumblr.com/

Viki Kollerová, “Headless talks”, 2010 (Ilford Delta 100, digital collage), da http://vikikollerova.tumblr.com/

Crina Prida, "What the eyes cannot see… - Irina", da http://crinaprida.tumblr.com/

Crina Prida, “What the eyes cannot see… – Irina”, da http://crinaprida.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Unconditional", from the series "The 1212 project", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Unconditional”, from the series “The 1212 project”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Da "Art for porn" a Milano, http://leragazzedelporno.tumblr.com/

Da “Art for porn” a Milano, http://leragazzedelporno.tumblr.com/

"Les trois mustaches", da "Art for porn", http://leragazzedelporno.tumblr.com/

“Les trois mustaches”, da “Art for porn”, http://leragazzedelporno.tumblr.com/

Cathmoz, "Abstrait…", da http://cathmoz.tumblr.com/

Cathmoz, “Abstrait…”, da http://cathmoz.tumblr.com/

Cathmoz, "De dos...", da http://cathmoz.tumblr.com/

Cathmoz, “De dos…”, da http://cathmoz.tumblr.com/

Aliocha Merker, "Divine crack" per "Art for porn", da http://leragazzedelporno.tumblr.com/

Aliocha Merker, “Divine crack” per “Art for porn”, da http://leragazzedelporno.tumblr.com/

Incroci fortuiti del dove e del quando (50)

Vide ‒ o meglio sentì perché non guardava, stava cuocendo i maccheroni ‒ un politico impegnato a pronunciare un sermone alla tv sui valori della vita familiare e sociale, sulla coesione e l’orgoglio nazionale, sull’importanza di contribuire alla ricchezza collettiva favorendo la prosperità delle imprese. Degli imprenditori, corresse mentalmente controllando se la pasta era pronta. Diventiamo tutti più ricchi se gli imprenditori si arricchiscono, suggerì accennando un sogghigno all’oratore televisivo. Subito dopo tornò a dedicarsi ai suoi maccheroni. Su un altro canale vide e sentì, mentre scolava la pasta, un alto prelato della Chiesa fare un sermone più o meno analogo ‒ e qui se non altro il temine sermone risultava più adatto, pensò. L’unica differenza era che nelle affermazioni del prelato mancavano accenni diretti agli imprenditori, mentre naturalmente c’erano richiami alla fede. Ma il contenuto per il resto era praticamente uguale: famiglia (“naturale”), coesione, cooperazione. Aveva appena preso posto a tavola che la sua attenzione fu attirata da un terzo sermone. O da una predica semiseria, magari. Stavolta a parlare era un attore molto famoso. Anche qui i valori della vita familiare e sociale, la coesione e l’orgoglio della nazione, la necessità di contribuire tutti alla ricchezza collettiva. Nemmeno l’attore fece riferimenti espliciti agli imprenditori, preferendo mettere l’accento piuttosto, come aveva fatto appena prima il prelato, sull’obbligo dell’onestà, della fedeltà, della lealtà. Al sistema, credette di capire. Perciò anche in quel caso agli imprenditori, a chi si ingegnava per spingere avanti la nazione sulla strada del progresso e della ricchezza: questo sì che lo disse espressamente. Portò alla bocca una forchettata di maccheroni e l’assaporò lentamente: sì, erano conditi piuttosto bene, si disse con soddisfazione. Chissà quanti “mi piace” erano arrivati, seppure solo tacitamente, a quei discorsi televisivi, fu la domanda che sorse nel suo intimo subito dopo, mentre masticava la pasta. Tanti, sospettava. Moltissimi anzi, non aveva dubbi. Così come non aveva dubbi sul fatto che doveva finire il suo piatto prima che si raffreddasse. Evitando di mordersi la lingua, possibilmente: sarebbe stato doloroso. E ricordò nello stesso istante un antico detto, risalente forse ai tempi dei suoi nonni: quando si mangia non si parla.

 

 

 

foto presa dal web, modificata ed elaborata

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foto presa dal web e modificata

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Massimo S. Volonté, "Please tell me who I am", da https://msvphoto.wordpress.com/

Massimo S. Volonté, “Please tell me who I am”, da https://msvphoto.wordpress.com/

Christina Herrmann by Brian Keith, da http://shattenbereich.livejournal.com/1062354.html

Christina Herrmann by Brian Keith, da http://shattenbereich.livejournal.com/1062354.html

Incroci fortuiti del dove e del quando (2015) – Incubi europei

Capì che un nuovo spettro si aggirava per l’Europa: Zorba il Greco

 

(qui sotto la danza di Zorba il Greco, il sirtaki sulla musica di Mikis Theodorakis, dal film del 1964 di Michael Cacoyannis, con Anthony Quinn, Alan Bates, Irene Papas, Lila Kedrova, tratto dall’omonimo romanzo del ’46 di Nikos Kazantzakis)

 

 

 

 

Irene Papas in una scena di "Zorba il greco"; sullo sfondo Alan Bates

Irene Papas in una scena di “Zorba il greco”; sullo sfondo Alan Bates