La repressione del nudo pensiero

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Foto mia (amatoriale)

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Composizione (artigianale) di immagini

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L’ombelico del mondo

Nell’ombelico del mondo era notte, il giorno pareva non arrivare mai. Ciò che doveva crescere tuttavia cresceva.

 

 

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Elaborazione (artigianale) di un’immagine

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Schivare il mondo

“Tu ami solo ciò che è leggero, giocoso, incorporeo, temi di innestarti in un destino. Per così dire, preferisci sprecarti e il mondo, tutti, possono esserne la causa: non vuoi sacrifici né vittime.”

Stefan Zweig, Lettera di una sconosciuta (1922), traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, 2009

 

 

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Gay e lesbiche: depravati per legge

Dopo la “patente” per essere buoni genitori (matrimonio tradizionale fra uomo e donna, adesione ai valori della fede nei capi, nei dittatori e nelle chiese), la nuova legge sulle unioni civili ha introdotto di fatto un nuovo principio: gay e lesbiche sono per definizione depravati. Non ha altro significato infatti l’abolizione dell’obbligo di fedeltà nel rapporto amoroso-affettivo-carnale fra due persone dello stesso sesso (loro possono “tradire”, poverini, è nella loro natura cercare sempre altri partner; gli etero invece no, sono “seri” e devono restarlo), così come l’esclusione del ricorso al giudice in caso di separazione (fra parentesi, ciò suona come una discriminazione per le coppie sposate, che soffrono le pene dell’inferno e perdono un mucchio di tempo nel caso decidano di divorziare). Unico fattore di (risibile, ridicola) consolazione è l’affidamento al buon cuore di un magistrato per l’adozione del figlio o dei figli del compagno/a. Ma questo non basta certo a pensare che viviamo in una società dove i diritti vengono garantiti a tutti, senza discriminazioni di genere, età, razza, opinioni, religione, sesso… Sesso, soprattutto, sì. Viviamo in un mondo dove il sesso viene suggerito, evocato, mostrato pressoché in tutte le sue manifestazioni, ma dove è vietato viverlo secondo le proprie scelte individuali e libere. Chi è allora più depravato fra il potere e i cittadini (consapevoli): viene proprio da chiederselo.

 

 

 

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Foto prese dal web

Mi scuso se qualcuno si sentirà offeso da immagini che riterrà troppo “forti”. Ma quando ci vuole, ci vuole.

Incroci fortuiti del dove e del quando (91)

C’era troppa compassione nel mondo. Se ne rese conto pensando al vertiginoso aumento di omicidi non commessi in ambienti in sé e per sé criminali, come le mafie, il traffico di droga o giri simili. Un pilota d’aereo poteva decidere di andare a schiantarsi su una montagna con tutti i passeggeri e il resto dell’equipaggio: era accaduto e forse più volte, negli ultimi tempi. Un uomo poteva uccidere la moglie, la convivente, la fidanzata, i figli, i genitori o tutti insieme, quindi suicidarsi, oppure no. Era successo in numerosissime occasioni e chissà in quante altre ancora doveva verificarsi. Una donna poteva far fuori uno o più figli, poi anche se stessa. O qualcuno poteva entrare in un luogo pubblico qualsiasi, una scuola, un centro commerciale, un supermercato, un bar, un albergo, un campeggio pieno di ragazzi, un posto qualunque di questo genere, sparare a casaccio, compiere una strage. Ma non per terrorismo, che accadeva pure, certo, e perfino spesso da diversi anni a quella parte. No, lo faceva e basta. Lo faceva, lo facevano, pensò, forse perché così volevano risparmiare a persone più o meno care la sofferenza di stare al mondo, di doversi difendere dalla vita di ogni giorno. Oppure perché volevano risparmiare al mondo di sopportare il peso della presenza di esseri che ritenevano indegni di starci, folle inutili, moltitudini inutili e con sempre maggiore frequenza dannose per sé e pure per gli altri. Atti di eccessiva compassione, già, si disse. Quando su un’idea ci si incaponisce talmente da non riuscire pensare ad altro, a immaginare o a desiderare altro. Poteva succedere, come no. Forse, concluse tra sé, era il caso di provare un po’ meno pietà. Perché la pietà arrivava il più delle volte dopo un verdetto su qualcuno o qualcosa. Non un giudizio, una vera e propria sentenza: quello o quella ha sofferto troppo, quello o quella ha fatto troppo male a sé o agli altri o al mondo. E allora si eseguiva la sentenza. Pena capitale, pietà capitale. Sì, bisognava avere meno compassione. Decisamente. La misericordia era un sentimento come minimo controproducente.

 

 

 

Philomena Famulok, "Division dunkel", da http://philomena-famulok.tumblr.com/

Philomena Famulok, “Division dunkel”, da http://philomena-famulok.tumblr.com/

"Yes, the blinds match the carpet", da http://ourpublicprivates.tumblr.com/

“Yes, the blinds match the carpet”, da http://ourpublicprivates.tumblr.com/

Agnès Weber, "Heart in cage (5)", da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, “Heart in cage (5)”, da http://agnesweber.blogspot.it/

Mathilda Eberhard, "Untitled" (2012), da http://acetylene-eyes.tumblr.com/

Mathilda Eberhard, “Untitled” (2012), da http://acetylene-eyes.tumblr.com/

Philomena Famulok, "Abseits des lichtes", da http://philomena-famulok.tumblr.com/

Philomena Famulok, “Abseits des lichtes”, da http://philomena-famulok.tumblr.com/

Philomena Famulok, "The shores o f a dream", da http://philomena-famulok.tumblr.com/

Philomena Famulok, “The shores of a dream”, da http://philomena-famulok.tumblr.com/