La resistenza degli istinti

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Foto mia (amatoriale)

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La repressione del nudo pensiero

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What Do You Know About Syria

La Siria prima delle devastazioni, delle stragi negli ultimi cinque anni di guerra, civile e non. La Siria quando era capace anche di sorridere, come nei visi sereni dei bambini nella bella foto qui sotto, prima del dolore, della morte, dell’esodo, delle tragedie in mare, con gran parte dell’Europa che, come scrive l’autore, “si nasconde sotto il letto” pur di non vedere, pur di non farsi carico di questa immane ecatombe, di questa migrazione di massa.

L’autore, delle parole e della magnifica immagine di bambini a scuola (nella “normalità” perduta, quindi),  è un fotoreporter free lance americano, John Wreford, che proprio in Siria ha vissuto per dieci anni e che a causa della guerra è stato costretto a spostarsi a Istanbul. Ora lui interroga tutti nel suo post chiedendo fra l’altro che cosa sia per ognuno la Siria, nell’esperienza diretta di chi l’ha conosciuta o la conosce, oppure nel proprio immaginario. La Siria, emblema attuale delle sofferenze del mondo, terra che rischia di non esistere più con la perdita della propria storia, della propria cultura, della propria civiltà. Soprattutto della propria umanità. “Che cosa sapete della Siria”: è la domanda che Wreford rivolge a tutti noi e che anche noi non dovremmo smettere di farci.

 

Syrian school children

John Wreford Photographer

What Do You Know About Syria

So tell me:

It’s been five years of a brutal war and almost every day the international media has carried some Syrian related story, from revolution to refugee and while most of Europe is now cowering under its bed in fear what can you really tell me about Syria and its brutalized population?

For a future blog post I would like to try and paint a picture of Syria before the war but with your help and contribution:

Did you have the chance to visit Syria?

Are you Syrian or have friends and family who have or are living there?

What do you think Syria was like as a country before the conflict?

Do you know where it is?

Please post your thoughts, your questions and experiences, I would like to avoid turning this is into another place of conflict so let’s not get…

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Camere dello scirocco contro la sofferenza degli altri

Venti, tempeste, burrasche. Lo scirocco, ad esempio, prende il nome dalla Siria: proviene da sudest infatti, dal martoriato Medioriente quindi (ma pure dall’Asia centrale). In Nordafrica, in Libia per la precisione, viene denominato ghibli. Tempeste. Non solo vento però. O meglio, masse d’aria e, da alcuni anni a questa parte ormai, anche di persone che fuggono da ogni sorta di dannazione: guerre, torture, dittature, carestie, fame, sete, assenza di speranze. Anticamente nei Paesi mediterranei si usava difendersi da questo vento caldo e umido chiudendosi in ambienti sotterranei privi di finestre, denominati appunto “camere dello scirocco”. Lì si stava freschi, al riparo dalla iattura dell’aria soffocante. A volte erano ricavate da cantine ma in tanti casi venivano scavate direttamente nella roccia al di sotto delle case. Pareti spesse, impermeabili, in grado di rendere immuni quei luoghi dalla sofferenza che proveniva da lontano. E lo stesso sta facendo in questi ultimi tempi l’Europa: costruisce pareti, spesse, quasi invalicabili, per tenere lontana da sé un’altra sofferenza che arriva da sudest, quella umana. O per filtrarla: è meglio che entri col contagocce, in piccole dosi, per non turbare i nostri bambini, per non costringerci a rivedere, a sconvolgere magari il nostro sistema di vita consolidato. Occidentale. Loro devono sorbirsi le nostre guerre, le nostre lezioni di democrazia, ma che risolvano da sé i problemi che “noi” abbiamo portato nei loro territori. Noi non abbiamo responsabilità: le economie devono girare. Le camere dello scirocco sono tornate quindi, e in tutto il nostro continente stavolta: pareti spesse contro la sofferenza delle “mandrie” che premono ai nostri confini, delle “bestie” che ci assediano (e che come bestie, letteralmente, stiamo trattando). Pareti per difendersi dalla sofferenza degli altri.

 

 

 

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Gay e lesbiche: depravati per legge

Dopo la “patente” per essere buoni genitori (matrimonio tradizionale fra uomo e donna, adesione ai valori della fede nei capi, nei dittatori e nelle chiese), la nuova legge sulle unioni civili ha introdotto di fatto un nuovo principio: gay e lesbiche sono per definizione depravati. Non ha altro significato infatti l’abolizione dell’obbligo di fedeltà nel rapporto amoroso-affettivo-carnale fra due persone dello stesso sesso (loro possono “tradire”, poverini, è nella loro natura cercare sempre altri partner; gli etero invece no, sono “seri” e devono restarlo), così come l’esclusione del ricorso al giudice in caso di separazione (fra parentesi, ciò suona come una discriminazione per le coppie sposate, che soffrono le pene dell’inferno e perdono un mucchio di tempo nel caso decidano di divorziare). Unico fattore di (risibile, ridicola) consolazione è l’affidamento al buon cuore di un magistrato per l’adozione del figlio o dei figli del compagno/a. Ma questo non basta certo a pensare che viviamo in una società dove i diritti vengono garantiti a tutti, senza discriminazioni di genere, età, razza, opinioni, religione, sesso… Sesso, soprattutto, sì. Viviamo in un mondo dove il sesso viene suggerito, evocato, mostrato pressoché in tutte le sue manifestazioni, ma dove è vietato viverlo secondo le proprie scelte individuali e libere. Chi è allora più depravato fra il potere e i cittadini (consapevoli): viene proprio da chiederselo.

 

 

 

anal-uomini

bacio-donne

Foto prese dal web

Mi scuso se qualcuno si sentirà offeso da immagini che riterrà troppo “forti”. Ma quando ci vuole, ci vuole.