Schivare il mondo

“Tu ami solo ciò che è leggero, giocoso, incorporeo, temi di innestarti in un destino. Per così dire, preferisci sprecarti e il mondo, tutti, possono esserne la causa: non vuoi sacrifici né vittime.”

Stefan Zweig, Lettera di una sconosciuta (1922), traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, 2009

 

 

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Foto mia (amatoriale)

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Solitudini

“Non esiste nulla di più terrificante della solitudine mentre si è tra la gente.”

Stefan Zweig, Lettera di una sconosciuta (1922), traduzione di Ada Vigliani, Adelphi, 2009

 

 

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Kafka, confessioni e bugie

“Confessione e bugia sono la stessa cosa. Per poter confessare, si mente. Ciò che si è non lo si può esprimere, appunto perché lo si è; non si può comunicare se non ciò che non siamo, la menzogna.”

Franz Kafka, dai Diari

 

 

 

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Libri e orgasmi

Il piacere che attraverso i sensi pervade la mente leggendo un libro. Un buon libro, certo. Brividi su tutto il corpo veicolati da pensieri astratti eppure tangibili. Orgasmi generati dalla scoperta di idee nuove, modi differenti dal proprio di vedere le cose, gli eventi, le persone, se stessi. Contro la morte (del corpo, delle idee) e tuttavia sfiorando la morte.

 

 

 

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Parigi, Cortázar, l’odore di guerra

“L’odore di guerra era insopportabile”, dice nel brano seguente il protagonista di uno dei magnifici racconti del grande scrittore argentino Julio Cortázar (1914-84). Il sogno di un uomo braccato da una schiera di individui armati che lo inseguono per catturarlo in un arcaico rituale di sangue. Simile all’incubo degli esseri di oggi dopo la strage di Parigi (dove l’autore peraltro visse a lungo), dopo gli innumerevoli massacri più o meno in tutte le parti del mondo (appena due giorni prima a Beirut, in precedenza l’aereo russo fatto esplodere sul Sinai). L’odore di guerra (del terrorismo di ogni genere) ormai ci perseguita tutti, europei e non, benestanti e miserabili, profughi non solo dal proprio Paese, dalla propria casa, ma anche (seppure in pochi casi) dalla propria civiltà che puzza di morte, di cadaveri, di corpi dilaniati, di sangue rappreso. Chi crede nel dialogo, nell’ascolto, nella convivenza, anche e soprattutto nella cultura (vera), si ritrova ridotto al silenzio (oramai comandano le armi, gli esplosivi, gli stati d’emergenza) oppure finisce massacrato nel mucchio, in Medioriente e nel Terzo Mondo come nelle nazioni occidentali. Chi pensa, cerca di pensare nonostante tutto, si ritrova schiacciato nelle proprie stesse idee, indifeso, soffocato dal tanfo del conflitto armato, dei “giochi bellici”, della geopolitica, della retorica (soprattutto sulla “patria”). Braccato dalla paura, dal desiderio di fuga e dall’impotenza. Proprio come il personaggio di Cortázar nei passi riprodotti qui sotto e tratti da “Noche boca arriba” (Supino, di notte, oppure La notte supina), nella traduzione di Giordano Zordan per “Quintavenida”.

L’intero racconto è all’indirizzo www.5av.it/downloads/category/8-.html?download=45%3Ap

 

Ciò che più lo torturava era l’odore, come se persino nell’assoluta accettazione del sogno, qualcosa si rivelasse contro ciò che non era abituale, che fino ad allora non aveva partecipato al gioco. “Odora di guerra”, pensò, toccando istintivamente il pugnale di pietra sostenuto dalla faretra di lana che gli attraversava il petto. Un suono improvviso lo fece accucciare e restare immobile, tremando. Aver paura non era strano, i suoi sogni ne erano pieni. Aspettò, coperto dai rami di un arbusto e dalla notte senza stelle. Molto lontano, probabilmente dall’altro lato del gran lago, dovevano ardere i fuochi dei bivacchi; uno sfolgorio rossiccio riempiva quella parte di cielo. Il suono non si ripeté. Era come di ramo spezzato. Forse un animale che fuggiva come lui dall’odore di guerra. Si raddrizzò piano, con difficoltà. Non si sentiva nulla, ma il terrore continuava, come l’odore, quell’incenso dolciastro della guerra florida. Doveva andare avanti, arrivare nel bel mezzo della selva evitando le paludi. A tentoni, acquattandosi ad ogni istante per toccare il suolo più duro del sentiero, fece alcuni passi. Avrebbe voluto mettersi a correre, ma le sabbie mobili palpitavano lì vicino. Cercò la direzione nel sentiero avvolto dalle tenebre. Poi sentì una boccata dell’odore che più temeva e saltò disperato in avanti.

(…)

Ansimante, sentendosi braccato, anche se all’oscurità e in silenzio, si acquattò per ascoltare. Forse il sentiero era vicino, con le prime luci dell’alba avrebbe potuto scorgerlo un’altra volta. La mano, che meccanicamente afferrava il manico del pugnale, salì come uno scorpione delle paludi fino al collo, dove pendeva l’amuleto protettore. Muovendo appena le labbra, si vide intonare la preghiera del mais che porta i giorni buoni, e la supplica all’Altissima, alla dispensatrice dei beni moteci. Ma nello stesso istante sentiva che le caviglie gli si stavano affondando lentamente nel fango e che l’aspettare nell’oscurità della selva sconosciuta gli era sempre più insopportabile. La guerra florida era iniziata con la luna e durava già da tre giorni e tre notti. Se fosse riuscito a rifugiarsi nel folto della selva, abbandonando il sentiero più in là della regione delle paludi, forse i guerrieri non lo avrebbero scoperto. Pensò alla quantità di prigionieri che avevano già preso. Ma la quantità non contava, bensì il tempo sacro. La caccia sarebbe continuata fino a che i sacerdoti non avessero dato il segnale del ritorno. Tutto aveva il suo numero e il suo fine e lui era dentro il tempo sacro, dall’altro lato dei cacciatori.

Udì le grida e si raddrizzò con un salto, pugnale in mano. Come se il cielo s’incendiasse all’orizzonte, vide torce che si muovevano tra i rami, molto vicine. L’odore di guerra era insopportabile e quando il primo gli saltò al collo, quasi sentì piacere nell’affondargli la lama di pietra in pieno petto. Già lo accerchiavano le luci e le grida allegre. Finì per tagliare l’aria un paio di volte, quindi una corda lo prese da dietro (…)

 

 

 

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Alcuni graffiti realizzati in diverse parti del mondo da Banksy, famoso esponente inglese della “street art”, conosciuto soprattutto per la sua irriverenza con ogni potere e l’avversione a qualsiasi forma di guerra e di violenza. Per saperne di più:

https://it.wikipedia.org/wiki/Banksy

http://masadaweb.org/2013/11/07/masada-n-1493-5112013-bansky-guerrilla-e-poesia/