Incroci fortuiti del dove e del quando (74)

Che cosa sono, io? La domanda prese forma nella sua mente leggendo un passo di un romanzo di Guido Morselli, “Un dramma borghese” (Adelphi, 1978), pubblicato postumo, come gli altri volumi di narrativa dell’isolato autore bolognese, dopo il suicidio del 1973 nella sua villa di Varese. “Sono un borghese”, aveva scritto a un certo punto Morselli, “senza l’impronta gregaria della specie. Mi diversifico, almeno in questo: in una società di esseri dall’attenzione ‘orizzontale’, la mia è dirittamente verticale. Mentre dilagano gli istinti diffusivi e dispersivi, la parola ridotta a stimolo acustico, le immagini, i suoni, ogni attività di relazione degradata al livello turistico del percepire fine a se stesso, sono uno dei pochi che concentrino i loro interessi; e cioè che ne abbiano. Uno dei pochi, diciamolo, emotivamente intensi, in questo speciale e implausibile significato, aperti alla visione in profondità.” Considerazioni colme di un’ironica disperazione, le aveva trovate, ma anche gravide di interrogativi che dal romanzo si proiettavano direttamente nel suo intimo. Che cosa sono io oggi, si chiese quindi. Partì dal passato: comunista per tanti anni, o meglio leninista; poi piuttosto su posizioni spartachiste, non prive comunque di influenze anarchiche; dopo ancora ripensamenti su ripensamenti a proposito di idee, ideologie, sistemi di vita e d’azione, principi di libertà, di etica, di moralità e tanto altro, ma in sostanza senza mai rinnegare quelle antiche radici volte alla ricerca di un mondo nuovo, un mondo diverso. Perché mentre si proclamava la morte delle ideologie, tutte, se ne imponeva una sola: la speculazione, la strumentalizzazione, il profitto; l’interesse al posto delle passioni. Così, se già negli anni Sessanta del secolo scorso, più o meno, il “borghese” Morselli aveva individuato “l’impronta gregaria” non solo nella sua stessa classe ma in genere in tutte le persone o quasi, se parlava di “attenzione orizzontale”, di “parola ridotta a stimolo acustico”, si disse, il mondo non doveva essersi granché evoluto, meno che mai era diventato diverso, anzi: a parte che le classi erano state sostituite da un’unica marmellata che al più poneva la distinzione solo fra chi poteva “consumare” e chi no, con l’avvento di internet e dei social media tale situazione semmai si era meglio radicata, diffusa, consolidata. Chiacchiere vuote e servilismo verso pretesi individui-guida, capi, capetti, leader, personaggi visibili, prevalenti e/o prevaricanti. Era diventato persino peggio di prima, meditò. E allora chi sono io, nel mondo di oggi? Ecco qual era la domanda esatta da porsi. La risposta più semplice, pensò, sarebbe stata: io sono io. Ma sapeva che non poteva bastare: ne percepiva così tanti, di io dentro di sé, che ne aveva perso il conto. Io è un altro, ricordò che aveva sentenziato Lacan: però anche questa definizione appariva di gran lunga superata, ai suoi occhi. Allora, forse: io non sono io. E’ già un po’ meglio, considerò. Ma ancora non bastava. Non bastava, non bastava per niente. Avrebbe dovuto spingersi molto oltre, lo sapeva. Ma dove… Sapeva pure, d’altronde, che cercare di definirsi era un’evidente manifestazione di burocrazia del pensiero. E smise di pensare, almeno quel giorno.

 

 

 

 

Carmen De Vos, "Ways of a wild heart", from the series "The Scabs official", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Ways of a wild heart”, from the series “The Scabs official”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Writer’s block", from the series "Odd stories - Rare histories", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Writer’s block”, from the series “Odd stories – Rare histories”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "There was this bathroom - 02", from the series "Tiles", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “There was this bathroom – 02”, from the series “Tiles”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "There was this bathroom - 05", from the series "Tiles", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “There was this bathroom – 05”, from the series “Tiles”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Chaste - 07", from the series "Tiles", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Chaste – 07”, from the series “Tiles”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Closing scene - 02" , from the series "Dunderwear", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Closing scene – 02” , from the series “Dunderwear”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, "Girl manoeuvres - 04", from the series "Dunderwear", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “Girl manoeuvres – 04”, from the series “Dunderwear”, da http://carmendevos.tumblr.com/

foto presa dal web, modificata ed elaborata

foto presa dal web, modificata ed elaborata

Carmen De Vos, "No pulse, lost soul" , from the series "Hysteria", da http://carmendevos.tumblr.com/

Carmen De Vos, “No pulse, lost soul” , from the series “Hysteria”, da http://carmendevos.tumblr.com/

Masturbarsi (ma non solo) con un romanzo di Don DeLillo

A chi denigra il desiderio di masturbazione, parla di sessuopatia o di sessodipendenza, disprezza il corpo a vantaggio del cervello, sottovaluta (o così sostiene) gli istinti erotici riempiendosi la bocca con parole come “cultura”, “buon gusto”, intelletto, ragione, pensiero e simili, contrapponendole alla pornografia, si può rispondere che ci sono parole, frasi, passi letterari che a volte agiscono né più e né meno che come una masturbazione, che ci si può masturbare quindi con il cervello oltre che con il corpo, che si può godere e si possono avere anche veri e propri orgasmi davanti a brani letterari, come al cospetto di opere d’arte, di cinema, teatro, musica che stimolano fortemente i sensi attraverso le sinapsi. Certo, devono essere grandi opere, di grandi (o comunque dignitosi) autori o autrici. Come l’americano Don Delillo, per esempio, di cui mi sono occupato ripetutamente in questo blog e di cui è recentemente uscito un romanzo nuovo per l’Italia, ma non per gli Usa e i Paesi di lingua inglese (e probabilmente non solo), “End zone”. Un testo che letteralmente provoca orgasmi, onde di piacere intenso, e del quale conto di scrivere qualcosa più avanti, non appena avrò finito di leggerlo. Ma il brano che riporto qui sotto dà già un’idea (per chi saprà o vorrà apprezzarlo, beninteso) del godimento, psichico e fisico, che è in grado di provocare. Orgasmi da elucubrazioni mentali ma con una solida base materiale, come del resto si può facilmente verificare. Una base che rappresenta adeguatamente lo stato del mondo nel quale tuttora viviamo.

 

 

“Il sole. Il deserto. Il cielo. Il silenzio. Le pietre piatte. Gli insetti. Il vento e le nuvole. La luna. Le stelle. L’occidente e l’oriente. Il canto, il colore, l’odore della terra.

(…)

Ripresi a contare i passi. (…) Poi vidi qualcosa che mi riempì di terrore. Rimasi immobile, come se il movimento potesse impedirmi di capire a fondo quell’attimo. A tre metri da me: escrementi, un mucchietto basso, normalissima cacca, che però in quella landa desolata appariva strana e schifosa, forse l’unica cosa che non tradisse la sua definizione. Cercai di non guardarla. Trattenni il respiro, per paura potesse ancora aleggiare in quel punto. E ordinai ai miei sensi di ignorare quell’esperienza lasciandola al vento e alla polvere. C’era l’arte intagliata di una maledizione in quello spettacolo. Aveva qualcosa di schiacciante, un gesto terminale, nullità nel vero senso della parola, merda come di cani accosciati vicino a carogne mezze divorate, marciume che si ripete; defecazione, come di vecchie che insudiciano i letti negli ospizi; feci, come campione, specimen, analisi, diagnosi, crude valutazioni di malattie intestinali; sterco, come paglia secca che pullula di uova microscopiche; escrementi come l’evacuazione di materia finale, il puzzo chimico dell’io interrotto; frattaglie, come intestini di animali macellati, lucidi di merda e sangue; merda ovunque, merda nel cielo della vita, merda come terra come cibo come merda, uomini saggi seduti impassibili in mezzo alla merda, eserciti che si ritirano circondati dal tanfo, merda come storia, santi che pregano la merda, scienziati che l’assaggiano, volumi da compilare su colore, consistenza, odore, l’infinita ingannevolezza della merda, ovunque questo sussurro di inesistenza.”

 

Don Delillo, da End zone, 1972, edizione italiana Einaudi, 2014, traduzione di Federica Aceto

 

 

 

Agnès Weber, Insostenibile leggerezza dell'essere, da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, Insostenibile leggerezza dell’essere, da http://agnesweber.blogspot.it/

Scarabaeus Laticollis, da Wikipedia

Scarabaeus Laticollis, da Wikipedia

Desert Knot, by Justmeina, da http://justmeina.deviantart.com/

Desert Knot, by Justmeina, da http://justmeina.deviantart.com/

foto presa dal web

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Una frase o un verso gaargh (3)

interludio di ciliege per la pornografia del pensiero

 

 

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Una frase o un verso gaargh (2)

corpi cavernosi dotati di farine

 

 

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Una frase o un verso gaargh (1)

sugli autobus come filosofie avanzano creste e tagli

 

 

Agnès Weber, A night with(out) you (2), da http://agnesweber.blogspot.it/

Agnès Weber, A night with(out) you (2), da http://agnesweber.blogspot.it/

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Nude with Squirting Penis Drawings, Rochester, New York, 1969, by Les Krimes

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Nude Me, by fool4anotherday (Evan Grey) on Deviantart

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