La repressione del nudo pensiero

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Foto mia (amatoriale)

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Composizione (artigianale) di immagini

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Foto mia (amatoriale)

Unioni civili, genitori con la “patente”

Unioni civili, adozione della prole del/la compagno/a anagraficamente dello stesso proprio sesso. In realtà dovrebbero essere normali aspetti di quel complesso di diritti che spetta a qualunque essere umano, a prescindere dal genere e da ogni altra possibile caratteristica o meglio differenza, assieme al pensiero, alle opinioni, alla parola, alle scelte esistenziali in ogni campo. E alla dignità, prima di ogni altra cosa. Invece pare proprio che non sia così. Bando all’affetto di cui si è capaci, all’amore che si è in grado di offrire. In Italia, anche se non solo. Ma di questi tempi, visto il feroce dibattito in corso, soprattutto in Italia. Nel mondo politico come nel senso comune.

Insomma, per potere essere genitori, comportarsi da genitori, bisogna avere la “patente”: un uomo e una donna, la famiglia tradizionale, anche il matrimonio in chiesa, è meglio (meglio ancora se sfarzoso, se un “giorno indimenticabile”, e ti propongono per questo pure prestiti agevolati…) e via di questo passo.

In Argentina ai tempi della dittatura militare toglievano i bambini ai desaparecidos, oppure facevano partorire le donne nelle prigioni della morte (per farle poi sparire, naturalmente), e li affidavano a coppie di provata fede cattolica, nel matrimonio tradizionale (uomo e donna, non dimentichiamolo), nei valori del capitalismo e dell’anticomunismo: coniugi con la “patente” cioè, considerati in grado di fare crescere quegli esseri al riparo dal “rischio”, dalla tentazione di diventare “sovversivi”, di sinistra, di battersi da grandi per le libertà e per la dignità di ciascuno, di tutti, a prescindere da ogni “deviazione” o differenza. Di pensare con la propria testa, in poche parole.

Per essere genitori occorre avere quindi la “patente”? Vengono i brividi solo a pensarci.

 

 

 

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Il corpo oltre ogni genere sessuale prestabilito

Con buona pace della legge sul divieto di “propaganda omosessuale” approvata in Russia, ma non solo: di ogni politica cosiddetta “di genere” che alimenta (ovunque) il senso dell’appartenenza a un gruppo, l’identificazione con una categoria, una nazione, una razza, una civiltà o che altro e di conseguenza il rifiuto della diversità, di qualsiasi diversità. Il diverso è nemico, in questo modo. E a maggior ragione lo è il meticcio.

 

“Obsolescenza del Genere – Installazione Umana 1” (2008-10)

Performance art by Kyrahm e Julius Kaiser

 

Un quadro ginoandroide. Cerchiamo di fondere l’iter di riattribuzione e la poesia. Il sesso biologico come pelle, maschio, femmina. Il genere come senso del sé, uomo, donna. Percorso, attraversamento, transizione. Una fila di corpi nudi avanza lentamente. Ogni soggetto, una storia. Si tengono per mano. Cambiare sesso è doloroso come la nascita. Le maschere d’oro sul volto non nascondono le identità: come son riconoscibili le sfumature del genere. Solitaria subentra una creatura di sesso femminile. Accarezza i corpi uno per uno. Il travaglio è faticoso, la carne materia da modellare. Il rito della vestizione tra fasce contenitive, pantaloni, giacca e cravatta è il ritorno all’opposto. Cambiare sesso non è diventare, ma tornare uomo. Non è più necessario indossare la maschera: l’io è rivelato.

“Obsolescenza del genere” di Kyrahm e Julius Kaiser unisce la body art ai concetti filosofici della teoria queer di Judith Butler e le considerazioni di Stelarc e Orlan sul corpo. Opera vincitrice del Premio Arte Laguna 2009 (sezione performance) è stata selezionata tra le trenta migliori performance gender exploration del mondo negli Usa nel 2008. Kyrahm, artista concettuale, ha elaborato la performance in collaborazione con Julius Kaiser che effettua la trasformazione da donna a uomo sulla scena.

Sulle note di una musica solenne le luci si accendono: una fila di corpi nudi avanza lentamente con il volto coperto. Ai lati estremi sono riconoscibili un maschio (un attore) e una femmina (l’artista Kyrahm). Al centro due transessuali. La prima trans è nata maschio ed ora ha il seno ed ancora il pene, il secondo trans è nato femmina: si è liberato del seno, ma ha ancora la vagina. Tutte le sfumature dei generi sono esposte così, esplicite. Inizialmente si percepisce un brusio imbarazzato del pubblico che poi ammutolisce quando Julius effettua la sua trasformazione da donna a uomo nel rituale di iniziazione indossando i panni maschili. Una volta terminata la vestizione, tutti tolgono le maschere. E’ un gesto di liberazione: l’io è rivelato.

 

Video e testo tratti da

http://www.youtube.com/watch?v=smTPi9fWJJc

dove sono visibili però solo se si effettua l’accesso (anche con nome utente e password google o gmail) dichiarando di essere maggiorenni. Si tratta in realtà di una performance dal notevole valore astistico, peraltro pluripremiata, che non ha nulla di scandaloso o di sconcio: è una riflessione sull’identità (non soltanto sessuale ma anche sociale) del corpo, invece, a fronte delle prescrizioni imposte nel tempo dalle pratiche e dalle politiche dominanti.

Il video comunque può essere visto anche qui (liberamente, ma purtroppo senza la musica):

http://www.humaninstallations.com/I_humaninstallations.html

Per saperne di più:

http://www.kyrahm.com/

http://www.kyrahm.blogspot.it/

http://www.juliuskaiser.blogspot.it/

 

 

 

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere - Installazione Umana 1 (2008)

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere – Installazione Umana 1

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere - Installazione Umana 1 (2008)

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere – Installazione Umana 1

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere - Installazione Umana 1 (2008)

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere – Installazione Umana 1

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere - Installazione Umana 1 (2008)

Kyrahm e Julius Kaiser, Obsolescenza del Genere – Installazione Umana 1

Arte, pregiudizi, censura: accuse di pornografia con segnali diffusi di “femmilismo”

Un articolo ripreso dal sito www.lezpop.it, pubblicato lo scorso giugno e scritto da Veronica Cavagnini Tabares. Mi pare che valga la pena di riproporlo, a proposito di nudi e di vergogna: un argomento che si potrebbe trattare sino alla fine dei secoli, tanto sono duri a morire i pregiudizi. Se poi questi ultimi sono espressi da donne perfino “emancipate”, come accade spesso e volentieri al giorno d’oggi, mia moglie (femminista da tempo immemore) parla di “femmilismo”, termine da lei coniato sommando femminismo e moralismo. Fenomeno che da un po’ si diffonde quasi a macchia d’olio, miscela quantomeno tossica, se non letale. Ma ecco il testo.

 

 

Premessa: sono donna. Sono mamma e sono pure lesbica. Non so come mai qualche tempo fa ho messo un “mi piace” sulla pagina di Insieme in Facebook, rivista dedicata alle mamme che pubblica articoli e consigli a tema. Oggi sulla mia timeline di Facebook appare questa foto:

 

 

La foto censurata di Anastasia Chernyavsky

La foto censurata di Anastasia Chernyavsky

 

Insieme a questa didascalia:

La fotografa russa Anastasia Chernyavsky (autrice di foto artistiche sulla maternità) ha pubblicato su Fb un autoscatto che la ritrae nuda, con il seno sporco di latte, insieme ai due figli. Facebook ha subito censurato la foto, scatenando una polemica: può una foto simile essere considerata pornografica?

Per quanto mi riguarda non ci sono dubbi sulla bellezza di questa fotografia che ritrae una donna nella quotidianità dell’essere madre, nell’essenza della natura vera e propria in tutta la sua forza.
Infatti se c’è una caratteristica dei primi giorni di vita di un figlio è la necessità del contatto con la madre, del cosiddetto skin to skin che insieme all’allattamento porta ad un perenne stato seminudo della madre e del figlio.

Sono stati i commenti di altre donne, di altre mamme, a sconvolgermi. Le hanno dato della pazza, della sconcia, hanno addirittura minacciato di chiamare gli assistenti sociali. Questo poi è il migliore: io non la considererei mamma ed è di pessimo gusto!!! una foto artistica sulla maternità non deve generarsi in pornografia… VERGOGNATI metti solo la tua di foto nuda non quella dei bimbi che sono delle creature innocenti!!! che tristezza… rovina l’immagine materna!!!!!

A questo punto siamo veramente le nostre peggiori nemiche. Veniamo bombardate dalla pubblicità e dalla tv ogni giorno con immagini di donne mezze nude e ammiccanti, sessualmente disponibili o pronte a sottomettersi a comando e ci si scandalizza per una foto di una mamma nuda?

Al di la’ della storia di questa immagine, probabilmente rubata dal blog della fotografa e pubblicata su Facebook, che a sua volta l’avrà censurata a seguito di una segnalazione indignata, resta il fatto che la pornografia è un’altra cosa ed attaccare una donna perché decide di ritrarsi nuda con i suoi figli mi sembra eccessivo.

Questa, invece, è la foto non pixelata in tutta la sua bellezza:

 

La foto integrale di Anastasia Chernyavsky

La magnifica foto integrale di Anastasia Chernyavsky

 

fonte: http://lezpop.it/una-donna-nuda-divide-il-web-arte-o-pornografia/